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Tennishipster: a proposito di Davis

Ah, la Coppa Davis, competizione sublime nella sua inutilità! Tanto amata da chi non pensa alla classifica ma si emoziona per un singolare decisivo, tanto disprezzata da quei biechi calcolatori che pensano solo ai punti e per nulla ai sentimenti. E a ben vedere, pure quando i top player giocano questa competizione così bistrattata, il tennishipster riesce a trovare il piacere di vederli giocare. Certo, non quando si tratta di affari che riguardano solo loro – come emozionarsi per una partita tra Svizzera e Francia, con più top-20 che una fase finale di un ATP 500? Ma quando a immolarsi per questa causa persa ci sono degli eroi contemporanei, che sfidano le logiche del ranking per un palcoscenico a loro desueto, il tennishipster non può far altro che commuoversi. E poi la Davis Cup ti fa riscoprire quell’esotismo ormai anestetizzato da un circuito maggiore – espressione elitaria e fastidiosa – che sceglie mete ormai sempre più mainstream e inflazionate.

Il tennishipster, mentre tutti pensano all’antidemocratico torneo di Singapore – come se si potesse definire tale un torneo con una soglia di sbarramento che farebbe arrossire pure Erdoğan – o alla finale della Restaurazione – per tutti il Fedal, perché il marketing deve applicare queste orrende etichette per vendere ancora di più – si prepara invece a una giornata finale di un weekend da sogno: i play-off di Coppa Davis. Sembra che tutti abbiano dimenticato questo turno che mette in palio la permanenza nel Gruppo I, paradiso per le nazionali che soffrono, inferno per quelle che ambiscono troppo. Le sei squadre che partecipano a questo weekend per pochi fedeli meritano le attenzioni dell’esigente fanatico: Svezia, Danimarca, Barbados, Uruguay, Slovenia e Lituania. In questi casi, l’unico problema del nostro è che non sa per chi tifare. Il talento acerbo di Ymer o la tenace costanza di Nielsen? La commovente storia di Barbados o lo spirito da Maracanazo che ogni uruguaiano porta con sé? L’omonimia di Kavcic e Rola oppure la causa persa di Berankis? Con così tanti outcast da sostenere e così pochi parvenu da osteggiare, il tennishipster perde la propria bussola morale e si deve accontentare di un’inconsuetà neutralità.

Dopo due giorni di gioco, purtroppo, la Lituania è già fuori. Certo, giocava fuori casa e non era nemmeno troppo favorita nonostante Ricardas Berankis, un tennista che l’hipster del tennis non può non amare se si considerano tutte le aspettative che non è riuscito a soddisfare. Straziato dai meccanismi del successo, Berankis ha deciso di non voler vincere nulla e di lottare nei bassifondi del tennis. Un destino atroce, direbbero i tennismainstream. Per il tennishipster, invece, la noncuranza con cui questo ragazzo continua a darsi da fare nonostante il suo curriculum da junior promettesse ben altro è l’essenza più pura che il tennis di oggi possa offrire. La sconfitta di questo weekend si va aggiungere ad una lista lunga e dolorosa di occasioni mancate, di promesse non mantenute, di lacrime dal sapore amaro. E il nostro, che pure di questo dolore un po’ si nutre, assiste all’ennesimo rovescio del destino di Berankis con una stretta al cuore. L’altro lato della medaglia è che, per lo meno alla domenica, ci si potrà dedicare a due sole sfide: quella scandinava e quella sudamericana.

Il team sloveno di Coppa Davis
La Slovenia non ha mai partecipato al World Group.

E così, mentre tutti si sintonizzano su Basilea, il fanatico si emoziona per Fredrik Nielsen, che riporta la situazione in parità nella sfida tra Danimarca e Svezia mettendo sulle spalle del giovane Ymer la responsabilità di salvare la sua squadra, e si commuove per la strenua difesa di Santiago Maresca, che ha un ranking a quattro cifre (!) e deve cercare di tenere su la sua squadra orfana di tutti i migliori (staranno già a prendere il sole da qualche parte a sud di Montevideo, si dice sconsolato il tennishipster). Purtroppo la resistenza di Maresca dura appena un set e così Barbados, per una volta, può fare la voce grossa contro un paese molto più grande e molto più popoloso. Tutto sommato, si dice il nostro mentre si concentra sull’ultima sfida in corso, è meglio così. Anche Svezia-Danimarca pare ormai decisa, perché Elias Ymer, che pare proprio avere la faccia del predestinato, è in vantaggio di due set contro il suo avversario danese. Se si sommano le loro età, questi due ragazzini hanno un anno in meno di Roger Federer. Ma Ymer, che pure è un anno più giovane del suo avversario, ha molta più esperienza tra i grandi e soprattutto ha una posizione nel ranking (e nemmeno troppo bassa, a dire il vero). E allora ecco che il tennishipster si trova a tifare per questo biondo dal volto paonazzo e dal rovescio a una mano di cui conosceva a malapena il nome: Christian Sigsgaard.

Il 6-4 6-0 dei primi due set non rende giustizia a Sigsgaard, che le prova tutte per scaldare i pochissimi spettatori di Slagelse. Eppure, quando il danese riprende il break nel terzo set e riesce addirittura a vincere il parziale, qualcosa si scioglie anche tra l’algido pubblico di casa. Certo, non è né un “catino bollente”, né una “bolgia infernale”, ma il tennishipster si immagina ben presto nella Antvorskovhallen ad esultare con quelli che sono diventati suoi connazionali ad interim. E quando l’idolo di casa – se tale si può definire, dacché nemmeno i suoi sostenitori danno l’impressione di conoscerlo bene – riesce a vincere pure il quarto set con un palpitante 7-5, la metamorfosi danese è ormai completata. Purtroppo, come spesso accade, è la dura realtà a far tornare il tennishipster con i piedi per terra. Elias Ymer, in tal senso, sembra proprio la nemesi del nostro eroe. Sa di giocare da favorito e quando trova il break nel quinto set nemmeno esulta, tanto è scontata la vittoria. Per ora Ymer è un tennishipster autentico. Tra un paio d’anni, forse meno, chissà.

Chi gioca in Coppa Davis va spesso incontro ai capricci di un destino bastardo. È anche per questo motivo che il tennishipster ama così visceralmente questa competizione. Purtroppo, il tentativo di standardizzarla ai ritmi televisivi sull’esempio statunitense – con l’orrenda mossa che ha introdotto il tie-break nel set decisivo, in barba ai punteggi ad oltranza – renderà la Coppa Davis un filo meno affascinante. Ma del resto, ci abitueremo a queste vergogne come ci abitueremo ai cuoricini di Twitter al posto delle stelline: sospirando.

Coppa Davis Tennishipster


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