menu Menu

Il saluto della Regina

Uno dei giochetti più efficaci e ricorrenti, quando si affrontano due tennisti o due tenniste con una certa differenza di età, è raccontare quanti anni avesse il tennista o la tennista Y (più giovane) quando il tennista o la tennista X raggiungeva il risultato Z nel circuito. È un artificio irresistibile e in questo Wimbledon sta funzionando alla perfezione con Venus Williams, la tennista più anziana in tabellone, che è arrivata in semifinale battendo in fila tre giocatrici – Naomi Osaka, Ana Konjuh e Jelena Ostapenko – nate nel 1997, lo stesso anno in cui Venus esordì in uno Slam, passando un turno al Roland Garros. A Wimbledon qualche settimana più tardi andò meno bene, perché Williams, allora numero 59 WTA, venne sconfitta da Magdalena Grzybowska, numero 91 del mondo, in tre set: 4-6 6-2 6-4. Il match di primo turno, giocato addirittura di sabato a causa di una pioggia incessante, fu una delusione per la diciassettenne Venus, che dovette salutare amareggiata il torneo all’esordio. Fu una delusione anche per la stampa statunitense, che sulla tennista aveva riposto grandi speranze, anche perché l’avversaria non era certo una specialista: quella contro Venus fu la prima vittoria a Wimbledon e il suo nome finirà nel dimenticatoio almeno fino al 2012, quando verrà tirato fuori in occasione della seconda – e ultima, finora – sconfitta di Williams nel primo turno dello Slam londinese.

Mentre Venus lottava con Grzybowska, Serena, che aveva detto chiaro e tondo di essere andata a Londra per vedere giocare la sorella e non certo per giocare il torneo junior, cominciò in tribuna a sfogliare Storia di due città di Charles Dickens cercando di sopprimere una tensione che la stava divorando. Venus, invece, non poteva certo affidarsi alla letteratura per calmarsi un po’. Data per favorita da tutti, già protagonista dei titoli dei giornali, la giovane Williams finì per sprecare un vantaggio di un set e di un break per poi cedere al terzo set. Molte colleghe si congratularono con la polacca, come se avesse appena battuto Steffi Graf. «È stato molto buffo» disse Grzybowska. «Tutto quello che hanno scritto i giornali su di lei… credo che per tante sia stato un po’ esagerato». Ma le aspettative non erano certo mal riposte: qualche settimana dopo Venus raggiungerà la prima finale Slam, agli US Open, nel 1998 giocò i suoi primi quarti di finale a Wimbledon e nel 2000 vincerà finalmente i primi Slam, prima a Wimbledon e poi agli US Open. “Finalmente” per modo di dire, naturalmente, visto che la più vecchia delle Williams aveva appena vent’anni quando sollevò il suo primo trofeo a Church Road, ma era da almeno sei anni che si parlava di questa tennista, fin da quando rischiò di battere la numero 3 del mondo, Arantxa Sanchez Vicario, nel torneo di Oakland.

Venus Williams ha vinto cinque volte il torneo: 2000, 2001, 2005, 2007 e 2008.
Venus Williams ha vinto cinque volte il torneo: 2000, 2001, 2005, 2007 e 2008.

Dal 1994, anno in cui debuttò in fretta e furia prima che la WTA applicasse la regola Capriati, ad oggi Venus ha vissuto una delle carriere più longeve e ricche di successi della storia del tennis. È vero, non ha vinto un numero impressionate di Slam come Serena, ma dal 1968 ad oggi solo sei tenniste hanno fatto meglio di lei. Nessuna di loro, e probabilmente nemmeno la sorella, può vantare una carriera così lunga, nonostante una malattia cronica autoimmune, la sindrome di Sjögren, che le è stata diagnosticata quando aveva 31 anni e che forse avrebbe convinto una tennista meno cocciuta di lei a godersi la vita fuori dal tennis. Invece Venus non ha mai voluto sentir parlare di ritiro, nemmeno quando i risultati stavano ormai diventando una macchia imbarazzante nel suo curriculum: tra il 2011 e il 2014 vinse 16 partite negli Slam e ne perse 12, saltando perfino Wimbledon, il torneo adorato, nel 2013.

È stato il 2014 l’anno della rinascita, anche se Venus dovette ripartire dai tornei meno importanti per riacquistare la fiducia in sé stessa che sembrava ormai irrimediabilmente perduta. Nei Major il miglior risultato fu il terzo turno raggiunto nei due Slam che ha vinto: Wimbledon (sconfitta da Petra Kvitova, poi campionessa, nel match più bello del torneo) e US Open (battuta da Sara Errani in un altro match palpitante e combattuto). Il 2014 fu anche l’anno del titolo a Dubai e delle finali ad Auckland, Montréal e Québec City. A fine anno era tra le prime venti del mondo dopo aver chiuso fuori dalla top 20 per quattro anni di fila. Il ritorno in top 10 era questione di mesi, anche se Venus dovette aspettare fino ad ottobre dell’anno successivo, quando si aggiudicò il WTA Elite Trophy contro Karolina Pliskova, chiudendo così la stagione al numero 7 del ranking.

Martedì 11 luglio 'altro Venus ha giocato il centesimo match in singolare a Wimbledon (86 vittorie e 14 sconfitte).
Martedì 11 luglio Venus ha giocato il centesimo match in singolare a Wimbledon (86 vittorie e 14 sconfitte).

Oggi a Wimbledon Venus giocherà per la decima volta in semifinale a Wimbledon e se vincerà arriverà per la seconda volta in stagione in una finale Slam. L’ultima volta che c’è riuscita era il 2003, 14 anni fa. Allora salutò il Centre Court con poco rammarico, visto che a sconfiggerla era stata la sorella Serena, che in quel momento sembrava semplicemente imbattibile: quella di Wimbledon 2003 fu la quinta vittoria negli ultimi sei Slam e ogni vittoria era arrivata contro Venus. Già allora si era capito che Serena avrebbe avuto una carriera più vincente e con la vittoria ottenuta in Australia pochi mesi prima era già avanti nel conto degli Slam, anche se in pochi avrebbero potuto prevedere che il gap sarebbe stato così ampio, più per merito di Serena che per demerito di Venus. Davvero nessuno avrebbe potuto prevedere che quattordici anni dopo le due sorelle sarebbero state ancora una presenza costante del circuito, un po’ come Federer e Nadal, con la differenza che la rivalità tra i due tennisti più vincenti della storia del tennis sarebbe esplosa un paio d’anni più tardi. Serena è a casa quest’anno, in attesa di rientrare nel circuito e cercare magari di vincere un altro paio di Slam dopo la gravidanza, mentre Venus non ha mancato l’appuntamento. Rimane solo da capire come e quando la Regina saluterà il Centrale: con un’onorevole sconfitta per via di un’età su cui non si può certo mentire, o sopraffatta dalla gioia per una vittoria che fino a un paio d’anni fa nessuno si sarebbe sentito di pronosticare?

Ad ogni modo, una vittoria Venus l’ha ottenuto: dal 2015 ad oggi è sempre rimasta tra le prime venti del mondo e grazie ai 780 punti della semifinale, lo stesso risultato ottenuto dodici mesi fa, rientrerà in top 10. Nella Race si gioca con Johanna Konta, la sua avversaria in semifinale, la possibilità di prendere la prima posizione, ma per farlo dovrà vincere il titolo. Difficile, ma non certo impossibile: quando la ventinovenne Rybarikova, la più anziana delle altre tre semifinaliste, esordì a Wimbledon, lei si avviava a vincere il quinto Wimbledon e il settimo Slam. Come detto, quando c’è di mezzo Venus, è davvero impossibile sottrarsi a questi calcoli perché nessuna tennista è riuscita a dilatare il tempo meglio di Venus Ebony Williams. Chissà per quanto ancora potremo farlo.

Venus Williams Wimbledon 2017


Previous Next

keyboard_arrow_up