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Nuova Era

Chi ha guardato la finale femminile ha capito che il “tennis statunitense” non è uscito dalla crisi. E non è detto che sia un male.

L’edizione 2017 del torneo femminile degli US Open verrà ricordata come un successo senza precedenti per il tennis statunitense. Proprio nel momento in cui era orfano di Serena Williams, fuori temporaneamente dalle competizione per la gravidanza, il movimento a stelle e strisce ha fatto en plein, portando quattro tenniste su quattro nelle semifinali. Questa coincidenza non ricorreva dal 1981: in quell’edizione le protagoniste furono Tracy Austin, futura campionessa, Martina Navratilova, Chris Evert e Barbara Potter. Ma l’impresa di quest’anno può sembrare ancora più sorprendente visto che nel 1981 tre semifinaliste su quattro erano tra le prime cinque teste di serie del torneo (Evert numero 1, Navratilova numero 3 e Austin numero 4), e Potter era comunque la numero 11. Delle semifinaliste di quest’anno invece, soltanto Venus Williams rientrava tra le prime dieci giocatrici del tabellone (testa di serie numero 9), mentre Madison Keys e CoCo Vandeweghe erano rispettivamente la numero 15 e 22; Sloane Stephen, attualmente la numero 83 del mondo, ha potuto partecipare grazie protected ranking visto che fino a sei settimane fa era ben oltre la top 100. Come è possibile affermare allora che il tennis statunitense non sia uscito da quella crisi – se di questo effettivamente si può parlare per un paese che ha vinto 30 titoli dello Slam negli ultimi 18 anni – che non faceva intravedere nessun nome di spicco capace di prendere il testimone lasciato dalle sorelle Williams?

Il problema è che, di quelle quattro tenniste arrivate in semifinale, ha vinto quella che non doveva vincere, quella che meno assomiglia al prototipo della tennista statunitense. Sloane Stephens ha trionfato vincendo contro Madison Keys con un punteggio nettissimo, 6-3 6-0, e una superiorità totale su entrambi i piani del gioco, quello tattico e quello mentale. Fino a 5 mesi fa Stephens non poteva camminare a causa di una frattura da stress al piede sinistro, rimediata a Wimbledon dell’anno scorso, che per un periodo l’ha costretta alla sedia a rotelle. In appena cinque settimane, durante l’estate americana, ha scalato 900 posizioni del ranking, raggiungendo le semifinali nei tornei di Toronto e Cincinnati. Da lunedì sarà la numero 17 della classifica mondiale. Una scalata impensabile.

Ha vinto Stephens, sull’amica Madison Keys, di due anni più giovane di lei. Entrambe sono accomunate dall’aver compiuto un exploit agli Australian Open, per altro alla stessa età: Sloane si è fatta notare per la prima volta nel 2013, quando ai quarti di finale sconfisse Serena Williams; Madison nel 2015, quando anche lei si fermò ad una partita dalla final dopo aver battuto una Williams, nel suo caso Venus. Agli amanti della narrativa piacerà notare che i tornei dello Slam di quest’anno si sono aperti con una finale tra Serena e Venus e si sono chiusi con una finale tra Stephens e Keys. Keys è la giocatrice che per caratteristiche dovrebbe essere la naturale erede delle sorelle Williams. A soli quattordici anni, la giovane classe 1995 diceva: «Io e Venus siamo costruite in maniera simile. Entrambe abbiamo un buon servizio e amiamo giocare il dritto. Non ho modellato il mio gioco sul suo di proposito, diciamo che è successo e basta». Keys è una giocatrice molto aggressiva. Non ha paura di giocare il colpo vincente in uscita dal servizio, molto spesso e volentieri cerca soluzioni rischiose che le concedono il punto oppure si trasformano in errore. Nel momento di giocare una prima finale Slam, i nervi possono prendere il sopravvento, e questo tipo di gioco ha bisogno di estrema lucidità per portare dei frutti. Il risultato finale, ed il 6-0 nel secondo set, può essere spiegato proprio in questa chiave. «Certo, il mio gioco ha risentito dei nervi», ha ammesso Keys  «e non ho gestito l’occasione al meglio».

“Questo Slam ti mette voglia di voglia di vincerne un altro?”
“Certo! Hai visto per caso quella signora che assegno (3,7 milioni di dollari, ndr) mi ha dato? Se non ti mette voglia di vincere quello…”

Dall’altra parte, è Sloane che ha saputo mantenere la calma che caratterizza il suo gioco e disinnescare l’avversaria. È così che Stephens è riuscita in questo torneo, curiosamente, a battere in semifinale Venus Williams ed in finale una Venus Williams un po’ più giovane. Sembra strano a dirsi, ma è questo a certificare la crisi del tennis statunitense, il fallimento di un modello di tennis, quello di baseliner aggressiva, che non deve essere per forza quello dominante. Il tennis di Stephens è un gioco fatto di tattica, di geometrie, di prestanza fisica ed atletica; è un gioco attendista, che ama scambiare, che non cerca la soluzione definitiva quando non è necessaria; un gioco di profondità e con colpi carichi di rotazione che costringono l’avversaria alle corde. Nei primi tredici game della finale Stephens ha commesso un solo errore gratuito, a fine match saranno soltanto 6. Non a caso si dice che sia una delle giocatrici più complete del circuito.

“Onestamente? Quello che ricordo di più del momento della foto è che ero preoccupata per il sudore sotto le mie tette!”

Questo tipo di gioco ha portato una come Venus Williams, sconfitta al terzo set, agli estremi ed ha totalmente distrutto le fragili basi su cui si posava il tennis di Madison Keys, che ha terminato il match con trenta errori gratuiti, una media di 2 per game. E questa vittoria non è nemmeno poi così sorprendente se si pensa che, appena un anno fa, era Angelique Kerber a vincere gli US Open, lei che è la massima espressione di un gioco atletico e basato sulle geometrie. Come allora era la tedesca la maggior rivale di Serena, così adesso è Sloane a farne le veci. È infatti lei l’unica tennista statunitense che non si chiami Williams a vincere un trofeo dello Slam dal 2002, 15 anni fa, quando Jennifer Capriati trionfò agli Australian Open. La vittoria di Stephens apre un nuovo corso e certifica come il tennis statunitense, o almeno quel tipo di tennis a cui ci hanno abituato le sorelle Williams, non è più il solo modello vincente. È difatti iniziata una nuova Era.

https://www.youtube.com/watch?v=HOP6Ikh10QM

La campionessa degli US Open, terrorizzata da una mosca.

 

Madison Keys Sloane Stephens US Open 2017

Giulio Fedele è un giornalista con talento, ma come molti di coloro che hanno talento, non ha sempre la voglia di esprimerlo.
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