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Cinque cose sugli Australian Open maschili 2018

1. Chi ci sarà, chi mancherà, chi ritornerà

Sono appena finite le feste, il Masters vinto da Grigor Dimitrov sembra terminato qualche giorno fa e a Melbourne già si comincia a giocare: è di nuovo quel momento dell’anno, quello del primo Slam della stagione. Il 2018 è cominciato con gli ATP di Brisbane (torneo vinto da Nick Kyrgios), Pune (Simon) e Doha (Monfils). In questa settimana si gioca ad Auckland e Sydney, ma i punti ottenuti non avranno effetti sul tabellone degli Australian Open perché le teste di serie vengono assegnate a partire dalla classifica di questo lunedì. Se l’edizione del 2017 fu quella del ritorno di Roger Federer, quella del 2018 è senz’ombra di dubbio l’edizione del ritorno di Novak Djokovic, vincitore di sei titoli (2008, 2011, 2012, 2013, 2015, 2016) e fermo da ben 6 mesi. L’ultimo torneo giocato dal serbo, proprio come Federer un anno fa, è Wimbledon: da allora Djokovic non è più sceso in campo per un problema al gomito che gli dà fastidio, a dir suo, da un anno e mezzo. Non si sa molto delle sue condizioni, visto che Djokovic non ha partecipato all’esibizione di Abu Dhabi ma ha preferito presentarsi direttamente a Melbourne. Il ritorno di Djokovic ha messo un po’ in ombra quello di Wawrinka, anche lui iscritto al club degli infortunati che si sono presi una pausa di qualche mese: lo svizzero non gioca da Wimbledon, come Djokovic, e come il serbo non ha giocato alcun torneo prima di questo Slam. Ritornerà a giocare in uno Slam dopo aver saltato gli US Open anche Milos Raonic, che dopo il quarto di finale a Wimbledon ha giocato solo a Washington (semifinale), Montréal, Tokyo (primo turno) e Brisbane (ancora sconfitto al primo turno).

Torna a Melbourne dopo quattro anni di assenza Juan Martín del Potro, che sembra ormai essersi ristabilito dopo l’ennesimo infortunio. L’anno scorso preferì non forzare in una competizione al meglio dei cinque set, ritardando di altri dodici mesi il ritorno in un torneo in cui non ha mai fatto faville (mai oltre i quarti di finale, è l’unico torneo dello Slam in cui non ha giocato la semifinale). Tra i tennisti che si sono fatti notare l’anno scorso ma che a Melbourne non andarono, c’è anche Kevin Anderson, finalista agli US Open e che certamente farà un pensierino alla posizione numero 10, suo miglior ranking.

La lista degli assenti non è particolarmente lunga ma ci sono nomi molto prestigiosi. Mancherà Andy Murray, finalista in cinque edizioni (2010, 2011, 2013, 2015 e 2016), ancora alle prese con un infortunio all’anca che sta prendendo dei contorni preoccupanti. Anche Murray non gioca da Wimbledon, ma a differenza di Djokovic e Wawrinka ha provato a giocare ad Abu Dhabi. Le cose sono andate male e lo scozzese ha annunciato prima il ritiro da Brisbane e poi dagli Australian Open. Lo rivedremo forse sull’erba, visto che ha deciso di operarsi all’anca, ritardando una decisione di cui si parlava già a settembre. Il secondo nome di prestigio è quello di Kei Nishikori, che ha un problema al polso e non gioca da Montréal. La sua assenza è meno sorprendente perché già a dicembre il giapponese aveva fatto capire che la via del recupero era più lunga del previsto, ma alcuni video postati sui social avevano fatto sperare i suoi fan. Ad ogni modo il suo ritorno n campo non è così lontano, anche se Nishikori ha preso una decisione bizzarra per un tennista del suo livello: si è infatti iscritto a due Challenger, Newport (20-28 gennaio) e Dallas (29 gennaio-4 febbraio). Ha annunciato la sua rinuncia anche Steve Darcis per un problema al gomito che lo terrà fuori dal campo per almeno tre mesi.

Le otto wild-card sono state assegnate allo statunitense Tim Smyczek, al sudcoreano Kwon Soon-woo, al francese Corentin Moutet e agli australiani Alex De Miñaur, Thanasi Kokkinakis, Alex Bolt, Jason Kubler e Alexei Popyrin.

Djokovic l’anno scorso non ha giocato nemmeno una semifinale Slam: non succedeva dal 2006.

2. Le teste di serie

Il 2017 ha scompaginato le gerarchie: l’anno scorso Murray e Djokovic sembravano destinati a dominare il circuito fino all’arrivo delle nuove leve, invece già da Melbourne presero il loro posto i vecchi tiranni. La finale tra Nadal, testa di serie numero 9, e Federer, testa di serie numero 17, sembrava l’ultimo colpo di coda di una rivalità che ha compiuto dieci anni da un pezzo, e invece fu solo il prologo di un’annata all’insegna dell’amarcord. Difficile immaginare cosa succederà a Melbourne: Federer è l’indubbio favorito ma ha 36 anni e mezzo, mentre su Nadal c’è qualche preoccupazione fisica. Insomma, il fatto che Nadal e Federer si presentino come le prime due teste di serie ha davvero poco significato, di questi tempi. Questa la suddivisione delle teste di serie:

1-2: Nadal, Federer
3-4: Dimitrov, A. Zverev
5-8: Thiem, Cilic, Goffin, Sock
9-12: Wawrinka, Carreño-Busta, Anderson, del Potro,
13-16: Querrey, Djokovic, Tsonga, Isner
17-24: Kyrgios, Pouille, Berdych, Bautista-Agut, Ramos-Viñolas, Raonic, Müller, Schwartzman
25-32: Fognini, Mannarino, Kohlschreiber, Džumhur, Gasquet, Rublëv, Cuevas, M. Zverev

Ricordiamo come viene effettuato il sorteggio delle 32 teste di serie negli Slam: i primi 8 pescano al terzo turno i tennisti del gruppo 25-32; il gruppo 9-16 trova invece i tennisti del gruppo 17-24; agli ottavi i primi 4 pescano il gruppo 13-16, mentre il gruppo 5-8 trova i tennisti del gruppo 9-12; ai quarti di finale i primi 4 non possono incontrarsi e infine i primi 2 non possono essere sorteggiati nella stessa metà di tabellone. Nadal e Federer si afronteranno eventualmente soltanto in finale, come l’anno scorso: peccato che l’anno scorso, in via teorica, avrebbero potuto trovarsi di fronte già al terzo turno.

Sarà interessante vedere dove capiteranno Wawrinka (testa di serie numero 9) e Djokovic (14). Al terzo turno entrambi incontreranno, sempre che non escano prima loro o i loro teorici avversari, un tennista del gruppo 17-24; di questo gruppo il nome più temibile è senz’ombra di dubbio Nick Kyrgios, campione a Brisbane e che per una manciata di punti non è riuscito ad entrare tra i primi 16. Nello stesso gruppo ci sono altri due tennisti niente male come Berdych (che ebbe la sfortuna di incontrare Federer al terzo turno lo scorso anno) e Raonic, ma per un motivo o per l’altro entrambi fanno meno paura. Occhio anche a Bautista-Agut e Schwartzman, due tennisti che normalmente vengono considerati inoffensivi per i top player data la loro leggerezza, ma che invece potrebbero dare molto fastidio a chi non gioca da mesi, specie sulla lunga distanza.

Se arriveranno agli ottavi, Wawrinka e Djokovic si troveranno avversari di fasce diverse: Wawrinka è nel gruppo 9-12 quindi troverà – sempre in linea teorica, si capisce – uno dei tennisti del gruppo 5-8 (Thiem, Cilic, Goffin o Sock) mentre Djokovic se la dovrà vedere con uno dei primi 4 (Nadal, Federer, Dimitrov o Zverev). Gli organizzatori già si sfregano le mani: se Djokovic dovesse star bene, il tabellone potrebbe dar vita a delle sfide di altissimo livello già dal terzo turno.

Parlando dei primi due favoriti, al terzo turno potrebbero incrociare Gasquet o Rublëv, ma al di là di questi due nomi non c’è granché da segnalare. Il Seppi della situazione è sempre dietro l’angolo, vero, e se Nadal non sta al 100% può perdere con vari insospettabili, ma è chiaro che se si parla di veri pericoli, allora bisogna cominciare a dare uno sguardo dal quarto turno in poi: se Nadal e Federer sono sicuri di non trovarsi Wawrinka agli ottavi, c’è però la chance concreta che ci sia Djokovic (al tempo stesso, sono sicuri che non affronteranno il serbo ai quarti, per quel che vale). Il gruppo 5-8, quello dei quarti di finale, non sembra fatto di nomi imbattibile, occhio ai soliti Cilic e Goffin; Thiem (mai oltre il quarto turno in Australia) e Sock (mai oltre il terzo) partono un po’ indietro. In semifinale, forse, è meglio Dimitrov di Zverev, che in effetti a quel livello non è ancora arrivato visto che non ha mai passato i quarti di finale in uno Slam. Tuttavia, c’è da credere che quando comincerà a giocarle, le semifinali, saranno problemi seri per chi dovrà affrontarlo.

3. Le possibili sorprese

Come al solito, fuori dai primi 32 ci sono vari tennisti che possono dire la loro, e non solo nei primi turni. Nelle ultime 10 edizioni è capitato 5 volte che un tennista non testa di serie riuscisse ad arrivare ai quarti: 2008 (Tsonga), 2011 (Dolgopolov), 2013 (Chardy), 2015 (Kyrgios) e 2017 (M. Zverev). Solo Tsonga, però, è riuscito ad andare avanti nel torneo.

Occhio quindi al solito Dolgopolov, apparso in condizioni discrete a Brisbane: l’ucraino ha dichiarato di essersi riuscito ad allenare per bene durante l’off-season, a differenza di quanto successo nelle stagioni passate. Poco più giù nel ranking, alla posizione 39 c’è Gaël Monfils, campione a Doha, quartofinalista nel 2016: anche il francese è reduce da una lunga pausa, anche se non lunga quanto agli altri visto che almeno ha partecipato agli US Open. Al numero 40 della classifica ATP c’è Fernando Verdasco, ormai abituatosi al suo ruolo di cliente scomodo dei primi turni: negli ultimi due anni ha incontrato al primo turno Nadal (Australian Open 2016, vinse in cinque set), Wawrinka (Roland Garros 2016, perse in tre set), Djokovic (Australian Open 2017, perse in tre set) e A. Zverev (Roland Garros 2017, vinse in quattro set).

Fuori dalle teste di serie ci sono anche Benoit Paire, Borna Coric, Denis Shapovalov e Gilles Simon (tornato a vincere un titolo ATP dopo quasi tre anni). L’anno scorso i nomi che uscirono dal cilindro delle sorprese furono due: il primo è quello di Mischa Zverev, che batté il numero 1 del mondo Andy Murray agli ottavi di un torneo in cui non aveva mai passato il secondo turno; il secondo è quello di Denis Istomin, capace di battere Djokovic in cinque set al secondo turno dopo aver perso 30 set su 31 contro i top 10 negli Slam: c’è speranza per tutti, insomma.

Rafa still rules.

4. Il programma

Melbourne ha dieci ore di differenza rispetto all’Italia, per cui gli Australian Open sono lo Slam buono per chi si alza molto presto o per chi ha la fortuna di poter dormire durante il giorno. Visto che la giornata inizia alle 11 locali, in Italia è l’una di notte. I match vanno avanti fino a tarda sera sui campi coperti, quando in Italia è già pomeriggio (la finale del torneo maschile 2012, quella tra Djokovic e Nadal, finì a notte fonda australiana, cioè alle 15:37 europee). Non ci sono novità per quanto riguarda i campi coperti, che sono i tre principali: Rod Laver Arena, Hisense Arena, Margaret Court Arena. E no, non hanno cambiato il nome al terzo campo.

Questo il programma del torneo maschile:

Lunedì 15 gennaio – martedì 16 gennaio: primo turno
Mercoledì 17 gennaio – giovedì 18 gennaio: secondo turno
Venerdì 19 gennaio – sabato 20 gennaio: terzo turno
Domenica 21 gennaio – lunedì 22 gennaio: ottavi di finale
Martedì 23 gennaio – mercoledì 24 gennaio: quarti di finale
Giovedì 25 gennaio: prima semifinale maschile, non prima delle 19:30 (le 9:30 italiane)
Venerdì 26 gennaio: seconda semifinale maschile, non prima delle 19:30 (le 9:30 italiane)
Domenica 28 gennaio: finale, non prima delle 19:30 (le 9:30 italiane)

Margaret Court Smith, che ha vinto 11 titoli in Australia e che non ha nulla contro i gay ma, ha rifiutato l’invito degli organizzatori. 😪

5. I record

Roger Federer, campione in carica, potrebbe confermare il titolo e arrivare a quota 20 Slam: considerato che appena 4 tennisti nell’Era Open sono riusciti a vincerne più di 10 è un traguardo discreto. Il sesto Slam australiano (dopo il 2004, 2006, 2007, 2010 e 2017) gli permetterebbe di raggiungere Novak Djokovic, che è attualmente il tennista con più titoli a Melbourne nell’Era Open. Per quanto riguarda le edizioni pre-1969, il recordman è Roy Emerson, che ha vinto 6 titoli come Djokovic. Se Federer riuscisse a confermare il titolo, tornerebbe a farlo in uno Slam dopo ben 9 anni, quasi 10. L’ultimo Slam confermato dallo svizzero risale infatti al 2008, quando Federer vinse il quinto titolo consecutivo agli US Open. In Australia i titoli back-to-back gli sono già riusciti un’altra volta, quando confermò il titolo nel 2007. Federer non può ancora puntare a diventare il vincitore più anziano della storia degli Australian Open, visto che il record è di Ken Rosewall, che nel 1972 alzò il trofeo quando aveva 37 anni e 8 mesi: tocca aspettare il 2020, Roger. Nemmeno la sua diciannovesima apparizione consecutiva è un record, visto che Hewitt ne conta 20, mentre il quarto Slam vinto dopo i 30 anni (gli altri sono Wimbledon 2012, Australian Open e Wimbledon 2017) gli permetterebbe di raggiungere in testa a questa classifica Rod Laver e Ken Rosewall.

Rafael Nadal ha vinto un solo titolo in Australia (2009), torneo nel quale è stato sconfitto in finale in tre occasioni (2012, 2014 e 2017). Se riuscisse a interrompere questa striscia di sconfitte consecutive, diventerebbe il primo tennista nell’era Open ad aver vinto tutti gli Slam almeno due volte. Tuttavia il campione in carica degli US Open, pur essendo in seconda posizione per titoli Slam vinti (16, tre in meno di Federer), ha vinto due (o più) Slam di fila in sole due occasioni: nel 2008, quando vinse Roland Garros e Wimbledon, e nel 2010, quando ai titoli francesi e inglesi aggiunse anche quello statunitense. Ça va sans dire, la doppietta US Open-Australian Open non gli è mai riuscita, pur andandoci molto vicino nel 2014, quando perse in finale contro Stan Wawrinka dopo aver alzato il trofeo a New York battendo Djokovic.

Proprio Novak Djokovic, che come detto è il record man dell’era Open, punta al settimo titolo degli Australian Open. Dovesse farcela, diventerebbe il tennista più vincente di tutti i tempi in Australia, visto che nessun altro, nemmeno Emerson, è mai riuscito a vincere più di sei titoli. Inoltre Djokovic arriverebbe a quota 13 Slam, appena uno in meno di Sampras e potrebbe quindi puntare al podio della classifica. L’ultimo Slam vinto dal serbo risale ormai a quasi due anni fa, quando completò a Parigi il Career Grand Slam ma Djokovic è uno paziente: tra il primo e secondo Slam, infatti, passarono 3 anni tondi.

Infine un pensierino a Feliciano López: questo Australian Open sarà il suo 64mo Slam di fila, per cui se resisterà fino a Wimbledon potrà superare Roger Federer, che ha interrotto la striscia di 65 partecipazioni consecutive non iscrivendosi agli US Open 2016. Forza Feli.

Australian Open 2018

Daniele Vallotto è nato a Padova, poi ha vissuto a Roma e ha finito per trasferirsi a Berlino. Gioca malissimo a tennis e pertanto ne scrive diffusamente. Si rade di rado la barba. Mail: d.vallotto@tennispotting.it
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