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Il funerale della signorina Davis

Fu un bel funerale, quello della signorina Davis. Non mi fraintenda, lo so che “bel funerale” è poco elegante, mi creda, quello che volevo dire è che fu una cerimonia dignitosa. Non è che la conoscessi granché, lo ammetto, ma era ben voluta da tutti e insomma in paese ci si conosce tutti, sa com’è la vita di provincia, no?

Mi pare fosse una giornata di febbraio, tirava un gran vento, tant’è che prima di uscire dissi a mio marito di non spegnere i termosifoni, ché in chiesa ci si congela e non mi volevo certo ammalare. Il parroco è uno parsimonioso, sa, o come diciamo noi è uno sparagnino, credo che capisca quello che voglio dire, fatto sta che lì dentro non mi levo mai il cappotto. Ma ora sto divagando come al mio solito, mi perdoni, sa, è l’età che mi fa perdere il filo del discorso. Dicevo: era febbraio, forse marzo, ora non ricordo di preciso, in ogni caso doveva ancora venire Pasqua, questo me lo ricordo perfettamente.

In chiesa non eravamo in pochi, il che potrebbe anche sorprenderla, perché non è che la signorina avesse figli. Non si era mai sposata, almeno così ho sentito dire, come le ho detto non è che la conoscessi di persona. Non credo ci fossero nemmeno dei parenti, ma questo è meglio se non lo scrive, non perché qualcuno potrebbe farsi una strana idea sulla signorina Davis, no no, si figuri, è che io stavo seduta in fondo e non riuscivo bene a vedere i primi banchi. Io a messa di solito ci vado alla mattina, alle 7, sa com’è, noi anziani ci alziamo sempre troppo presto, e a quell’ora non c’è mai tanta gente, per cui non sono abituata a tutta quella ressa che c’era il giorno del funerale. Mi siedo in settima o in ottava fila, generalmente, perché andare troppo avanti mi sembra un po’ arrogantello, io non sono una che vuole tanto mettersi in mostra, sono fatta così, mentre in fondo non mi ci metto mai, sono un po’ dura d’orecchi, sa com’è.

Quel giorno, però, e me lo ricordo bene, mi misi in fondo perché c’era poco posto nelle solite file, per cui non potevo ben vedere chi stava davanti, dove di solito si mettono i parenti, ha presente? Ad ogni modo, si diceva che la signorina non avesse parenti stretti e quelli meno stretti se n’erano andati da anni. È un po’ triste, lo so, ma sa quanti funerali sono così? Per fortuna, come le ho detto poco fa, qui ci si conosce tutti, ci si fa i favori a vicenda, un giorno io le porto il latte e domani magari lei mi porta lo zucchero. La signorina del terzo piano, pensi, si è rotta una gamba scendendo dalle scale il mese scorso, poveretta, e siccome i suoi figli stanno in città e vengono raramente da queste parti, mi sono proposta di aiutarla: vado a fare le pulizie una volta a settimana, le cucino qualcosina, le controllo la posta, cose così. Magari mi ritornerà il favore in futuro, anche se spero di non rompermi pure io la gamba, già questo mal di schiena mi fa ammattire, si figuri!

Essendomi seduta in fondo, tornando al funerale se mi perdona l’ennesima divagazione, non ho ben sentito l’omelia, ma tanto il nostro parroco è avaro non solo con il riscaldamento ma anche con le parole, non credo di essermi persa granché, con rispetto parlando, si capisce. Sarà che nemmeno lui conosceva bene la signorina Davis, la vedevamo raramente in chiesa, qualche volta a Natale, forse anche Pasqua, ma questo non glielo assicuro. Mi ricordo di averla vista un paio d’anni fa, sarà stato a novembre, faceva freddo anche allora, lei era seduta in una delle ultime file, io le passai accanto e la salutai velocemente, come forse le ho già detto non ci conoscevamo molto bene. Se mi rispose? Forse sì, ora non ricordo, ma era una persona un po’ particolare, spesso assorta, deve averne passate tante, ma si vedeva che non ne parlava molto volentieri.

Alla fine del funerale, in pochi sono andati al cimitero. Guardi, mi dispiace ancora adesso, ma c’era un tempo tremendo quel giorno. Mi pare che ci andarono in dieci, massimo quindici persone, forse erano i parenti, questo non lo so, come le ho detto non era molto chiara la situazione. Mi ricordo che lo chiesi pure alla mia vicina di banco, ma nemmeno lei sapeva bene chi fossero quelle persone. Sa una cosa? Pensavo che lei conoscesse bene la signorina Davis, abitavano pur sempre nella stessa via, e invece mi confessò che non le aveva mai nemmeno rivolto la parola! Lo trovai poco delicato, visto che era venuta al suo funerale e con tanta disinvoltura mi diceva di non conoscere nemmeno l’identità della defunta, ma mi risparmiai il commento.

Beh, non so che altro dirle su quel funerale. Fu una bella cerimonia, certo, ma se non fosse venuto lei a domandarmene, me ne sarei anche dimenticata. Non mi prenda per un’insensibile, anzi, guardi durante l’omelia mi feci scendere un lacrima, anche se non capivo bene che cosa stava dicendo il prete. È che quella donna, poveretta, così sola, e non c’era nessuna a piangerla. C’eravamo solo noi, il nostro piccolo paesino, sa, ci vogliamo tutti bene, anche se non ci si conosce proprio tutti, e la signorina Davis era tra quelle persone che si fanno vedere poco, era molto riservata, usciva poco di casa.

Dopo la cerimonia, per riscaldarmi prima di tornare a casa, andai a prendere un tè, forse ordinai pure un pasticcino, a me di solito il freddo mi mette fame, e la signora della pasticceria mi disse che le dispiaceva molto di non essere venuta al funerale, ma non poteva chiudere per due ore proprio di sabato, e poi a dirla tutta la signorina Davis non ci andava mai in pasticceria. È vero, disse il giornalaio, che invece aveva chiuso bottega, tanto a chi servono i giornale dopo le 15, nemmeno in edicola la vedevamo mai, ma era una signora tanto seria, tanto educata. Signorina, corresse la pasticcera, non si è mai sposata. Ah davvero, disse il giornalaio, che a dispetto della sua professione era poco informato su quello che accadeva nel mondo e tanto meno su quello che accadeva nel suo paese.

Io me ne rimasi zitta, sa, non mi piace parlare di quello che non so, ma a quel punto intervenne il tabaccaio e ci disse che lo sapeva per certo che la signorina Davis non si era mai sposata, lo aveva sentito dire da sua cognata, che su queste cose è più precisa di un gazzettino. E come faceva a saperlo, sua cognata, chiesi al tabaccaio, ma lui disse che lo sapeva e basta. Venne fuori che di notizie certe ne avevamo poche, forse avremmo dovuto andare al cimitero, ma eravamo tutti un po’ raffreddati in quei giorni, meglio stare al caldo invece di rischiare una bronchite, con l’età che abbiamo.

Com’è stato il funerale, mi chiese mio marito quando tornai a casa. Un bel funerale, dignitoso, risposi, ma è un peccato perché non c’erano i suoi parenti, non aveva figli, nipoti, nessuno. Non mi sorprende, disse lui mentre masticava quel maledetto tabacco, la signorina Davis è sempre stata un po’ antipatica. E che ne sai tu, chiesi un po’ risentita del fatto che parlasse così di una persona che non c’era più. Non lo so, biascicò lui, me l’hanno detto.

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