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Guida al Roland Garros 2018

Chi può battere Nadal?

Nessuno.

Gli incroci delle teste di serie

Le varie defezioni, le soste ai box di molti top player nella seconda metà del 2017 e le incerte condizioni di molti loro al rientro hanno mescolato le carte, tant’è che uno come Kevin Anderson è testa di serie numero 7 e ha qualche possibilità, condizioni fisiche permettendo, di fare un po’ di strada nel torneo parigino. Ad ogni modo a Nadal, che esordirà contro Dolgopolov, è toccata la 27 al terzo turno (Gasquet) e uno tra la 24 (Shapovalov) e la 14 (Sock) agli ottavi di finale. Proprio Anderson proverà a sfidarlo ai quarti di finale. In alternativa la 11 di Schwartzman o la 22 di Kohlschreiber. Semifinale con Cilic (3) o del Potro (5). Il croato avrà la 16 (Edmund) o la 18 (Fognini) agli ottavi e la 25 di Mannarino a terzo turno. Per delPo il 31 Ramos a terzo turno e uno tra Berdych (17) o Isner (9) agli ottavi.

Nella parte bassa, Thiem è stato sorteggiato nel quarto di finale con Zverev, il quale avrà un tabellone a dir poco agevole fino ai quarti. Le teste di serie che gravitano dalla parte del tedesco sono Dzumhur (26), Pouille (15) e Stan Wawrinka (23), ammesso che lo svizzero riesca a superare il primo turno contro Garcia-Lopez. Per Thiem le cose sembrano più complicate considerato che potrebbe avere subito Tsitsipas al secondo turno e Nishikori (19) al quarto. Negli ottavi di finale avrebbe Querrey (12). Insomma, il big match fra i due è fattibile ma ricordiamo che Zverev non è mai andato oltre il terzo turno a Parigi. Nell’altro quarto di finale non è andata benissimo a Dimitrov, che ha Verdasco (30) nel possibile terzo turno e Djokovic (20) nel match seguente. Se dovessimo indicare un nome per l’altro quartofinalista diremmo senza dubbio Carreno-Busta.

Nessuno ha vinto lo stesso Slam per 11 volte. Ma neanche per 10.

La next generation

Tre finali “1000” delle ultime quattro le ha giocate Alexander Zverev, che ne ha perse due ma ha saldamente in mano il numero 3 del ranking. Il tedesco continua a non convincere del tutto, soprattutto tatticamente, ma per quanto si possa pensare il contrario è nella fase difensiva che è già difficile che riesca a migliorare. I problemi sono in spinta, visto che se trova dall’altra parte qualcuno che gli rimanda la palla ha la tendenza a perdere la pazienza e finisce con l’avventurarsi a rete, dove è in terribile disagio, o a perdere la misura dei colpi. Per lui i problemi si sono finora avuti negli slam, ma sono troppo pochi per considerarli qualcosa di più di una curiosità e già a Parigi sarà molto difficile non trovarlo almeno in semifinale.

Degli altri quello che fa passi da gigante è Shapovalov. Il canadese, che ha appena compiuto 19 anni, ha giocato un’ottima stagione sulla superficie che conosce meno. Dopo le prime quattro partite ha messo insieme una semifinale a Madrid e un ottavo a Roma, sconfitto solo da Nadal. In prospettiva sembra persino più forte di Zverev ma a quest’età, vale la pena ricordarlo, tutte le convinzioni sono degli azzardi. Vale la pena ricordare che il canadese ha vinto il torneo juniores di Wimbledon e sul cemento ha già fatto gli ottavi a New York.

Ma l’altro da tenere d’occhio e di cui si parla pochissimo è Kyle Edmund. Il britannico è un po’ più grande – ha già 23 anni – ma cresce con una costanza non troppo comune. A Madrid ha battuto Djokovic e a Roma ha giocato un gran match contro Zverev; la sensazione è che si stia saggiamente prendendo il suo tempo dopo la semifinale di Melbourne. Sull’erba non sembra poter essere troppo competitivo ma potrebbe essere uno molto duro da battere. Ci sarebbe stato anche Chung, ma il coreano non ci sarà a Parigi e verosimilmente lo ritroveremo sul cemento. Gli altri, Tsitsipas e Tiafoe, faranno esperienza.

Segnali di Djokovic?

Un primo set giocato alla pari ma una partita che non è mai sembrata in discussione. Così abbiamo lasciato Novak Djokovic a Roma, sconfitto da Nadal dopo una vittoria contro Nishikori. Anche la partita col giapponese è stata piena di chiaroscuri, perché Nole ha perso molto male il primo set e nel terzo è stato ad un passo dal 2-4 prima che Kei si sciogliesse, more solito ormai. A Madrid Edmund, che come detto sarà il caso di tenere d’occhio, dopo aver pagato lo scotto del trovarsi di fronte alla leggenda lo ha battuto di forza, la classica vittoria dell’emergente contro il vecchio campione. Djokovic ha appena compiuto 31 anni ma, come è ormai noto, il problema non è tanto nel fisico quanto nella testa. Tutti dicono che qualcosa si è rotto nella sovrumana concentrazione del serbo e hanno ragione nel dire che Djokovic è un tennista peggiore di quello che ha dominato metà degli anni ‘10 di questo secolo. Ma nel romanzo di formazione che è la vita di ciascuno di noi, Nole è arrivato al capitolo adulto;  troppe cose sembra si affastellino sulla sua testa per suggerirgli un ritorno al passato che non è detto sia poi stato così glorioso. Noi guardoni vediamo coppe e trionfi e ci disinteressiamo della sovrumana fatica, fisica e psicologica, necessaria per arrivare a vivere quel momento. Ma quello che qui interessa è che i miglioramenti visti tra Madrid e Roma sembrano più apparenti che reali, perché in altri tempi il Nadal romano, che non ha visto palla per un’ora contro Zverev, sarebbe stato mangiato in un boccone da un Djokovic neanche troppo in forma. Quindi non è il caso di illudersi troppo, Djokovic lancerà qualche urlo in più ma un avversario affamato sarà un avversario per lui insormontabile.

Il Djokovic del 2011 non avrebbe mancato la palla neanche col manico.

Stan the banker

Stan Wawrinka ha battuto Jared Donaldson al torneo di Ginevra per ottenere la sua prima vittoria da febbraio. La cosa ha fatto notizia. Nel turno successivo Stan ha perso contro Fucsovic rimendiando anche un bagel nel secondo set. La cosa non ha fatto notizia. Wawrinka, a Ginevra, ha fatto parlare di sé più per il fatto di aver litigato con l’organizzazione per l’ingaggio che per il suo tennis. Quest’anno, le presenze con immediate sconfitte nei tornei di Wawrinka sono da ascriversi al “vengo solo perché ho firmato per l’ingaggio ma il mio livello di gioco è quello di un futures”. Yonex ha presentato la sua nuova racchetta senza che lui fosse in campo, il torneo di Ginevra – “casa sua” come la definisce Wawrinka anche se fatichiamo a credere che uno svizzero possa sentirsi a casa in Svizzera – gli ha proposto il rinnovo dell’ingaggio a una cifra sei volte inferiore quella precedente e Stan, stizzito, ha dichiarato di aver rifiutato l’ingaggio e di partecipare comunque al torneo. L’impressione, ripetiamo, sembra quella di uno che sa che il meglio è arrivato, che alla fine tutto sommato gli ha detto bene, considerati i tre slam vinti, e che ora stia cercando di capitalizzare il tutto. Cinico? Wawrinka è quello che ha abbandonato moglie e figlia per concentrarsi sul tennis.

Il falso vice

Se guardiamo la classifica 2018 dei risultati solo su terra battuta dietro Rafael Nadal, 19 vittorie e 1 sconfitta, c’è Alexander Zverev, che ha giocato le stesse 20 partite dello spagnolo perdendone però 3 (entrambi hanno giocato 2 di queste 20 partite in Coppa Davis, una anche affrontandosi, vinse Nadal). Dietro di loro, in termini di percentuale di match vinti sul rosso, un impressionante 95% per Nadal e un 85% di Zverev, c’è Milos Raonic, che però ha giocato solo 4 partite e non sarà al Roland Garros. Dominic Thiem, da molti già designato come il vice King of Clay, ha giocato 21 match perdendone ben cinque: contro Verdasco a Rio, contro Nadal a Montecarlo, contro Tsitsipas a Barcellona, contro Zverev a Madrid e contro Fognini a Roma. Sconfitte un po’ pesanti, alcune di queste contro avversari modesti per uno come lui, stabilmente in top 10 da almeno due anni.

Da molti designato come il vice sul rosso di Rafa, Thiem deve confermare la semifinale dello scorso anno, quando dopo aver battuto proprio lo spagnolo a Roma nei quarti di finale se lo ritrovò di fronte sul campo centrale di Parigi, dove venne pesantemente ridimensionato. Con un anno in più di esperienza, Djokovic, Murray e Wawrinka ai box, ci si aspettava che l’austriaco dominasse i tornei sul rosso al netto di Nadal. E invece le sconfitte di cui sopra hanno ridimensionato le aspettative per questo tennista ancora incapace del grande acuto. Nel 2018 Zverev, oltre ad aver fatto meglio sul rosso numeri alla mano, lo ha battuto facilmente anche nello scontro diretto, in finale a Madrid. Al netto che per migliorare la sua classifica dovrà necessariamente fare risultati migliori anche sulle altre superfici, Thiem sembra un giocatore che non fa progressi anno dopo anno. Gioca sempre alla stessa maniera, non è capace di variare tattica all’interno del match e coglie risultati importanti – leggi vittoria su Nadal – solo quando è in giornata di grazia. Raggiungerà la semifinale a Parigi? Noi diciamo che perderà prima.

Bonus: il ritorno di Serena williams

Da un po’ di tempo il tennis femminile, se avete voglia di dargli uno sguardo, offre partite migliori di quello maschile. Le partite della Sharapova a Roma sono state di gran lunga le migliori del torneo e la finale di Melbourne ha retto senza problemi il paragone con quella maschile. L’alternanza in vetta alla classifica, superficialmente giudicata come indicatore di mediocrità, aggiunge significati ulteriori al Roland Garros. Ma ovviamente tra la Halep che proverà a vincere il suo primo Slam, il ritorno di Kvitova, la Plíšková che sarebbe meglio non derubare come a Roma, l’eterna crisi della Muguruza, la conferma della Ostapenko, e chissà cos’altro dimentichiamo, non mancano davvero i motivi per seguire con attenzione lo slam parigino. E poi c’è il ritorno di Serena dopo la maternità. La Williams “minore” è rientrata a Indian Wells vincendo due partite prima di lasciare via libera alla sorella. Poi a Miami ha perso nettamente contro una Osaka in stato di grazia e forse per via di quella batosta ha deciso di saltare completamente la stagione sulla terra. Quella di Parigi sembra una scelta sentimentale e saremmo molto stupiti di tornare a vederla competitiva. Serena ha un esordio non semplicissimo contro la meno forte delle Plíšková, Kristýna, e nel caso dovesse farcela avrà la Barthy. Arrivare dalle parti della sorella forte, Karolína, sarebbe già un successo.

Giocherà a Parigi più per il pubblico che per lei.

Il torneo inizia domenica 27 maggio. Gli incontri di primo turno si svolgeranno da domenica 27 a martedì 29 maggio, quelli di secondo mercoledì 30 e giovedì 31, il terzo turno si giocherà l’1 e il 2 giugno mentre il 3 e il 4 giugno saranno le giornate dedicate agli ottavi di finale. I quarti di finale si disputeranno il 5 e 6 giugno. Il 7 giugno le semifinali femminili, il giorno dopo quelle maschili. Finale il 9 giugno per le donne e il 10 per gli uomini.

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Roland Garros 2018


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