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Un doppio Nick Kyrgios

A Stoccarda va in scena Kyrgios, non una ma ben due volte. E in due versioni differenti.

A Stoccarda va in scena Kyrgios, non una ma ben due volte. E in due versioni differenti.

Marzo 2018, Milano, interno sera: dialogo famigliare.

«Moglie! Moglie guarda qua! Kyrgios ha confermato la presenza a Stoccarda quest’anno!»
«Ah, bello. Cos’è?»
«Ma come cos’è? Il primo torneo dell’anno sull’erba, è un torneo piccolino, un 250 e c’è anche Kyrgios!»
«Chi altro c’è?»
«L’anno scorso c’era pure Roger, quest’anno ma non ha ancora confermato, aveva perso al primo turno pensa te!»
«Be’ perché non ci vai?»
«Eh?»
«Dici sempre che vorresti vederlo giocare Kyrgios. Stoccarda con l’aereo è a un’ora. Vacci no?»

L’ho sposata anche per questo.

«Vieni con me?»
«Ma sei fuori? Tutto il giorno sotto il sole a vedere del tennis? No no, vai pure da solo che io ho la piscina che mi aspetta».

Giugno 2018, Stoccarda, esterno giorno:

Giovedì, sole, incredibile ma vero c’è una doppia razione di Kyrgios. Su questo ragazzo è stato scritto di tutto, provare a riassumerlo in tre parole risulterebbe impossibile. Vi basti sapere questo: quando lui gioca io lo guardo. Sempre. E tendenzialmente impazzisco, sempre. Non esiste un giocatore che oggi mi faccia battere il cuore come questo Australiano. Nessuno. Stacce Roger, mi spiace.

«Ma a parte che è un malato di mente, perché Kyrgios sta sul cazzo a tutti tranne che a Luca?»

«Perché, generalmente, il talento sprecato fa incazzare, così come categoria dell’anima. Mentre a Luca eccita, perché lui va oltre le nostre pulsioni umane, essendo una categoria dell’anima pure lui».

Questo, oltre ad essere uno dei più bei complimenti mai ricevuti da un caro amico, è il perfetto riassunto di quello che è oggi Nick Kyrgios. La certezza l’ho avuta non una ma ben due volte nel giovedì del torneo di Stoccarda. Ma ci tornerò.

Kyrgios (foto Luca Trovati)

Il campo centrale offre come prima partita Gilles Simon vs Feliciano Lopez, perderla sarebbe criminoso. Il francese è uno dei tennisti tecnicamente più sottovalutati del circuito, lo vedo muoversi in un breve allenamento prima del match: un principe. Non un movimento sgraziato, la pallina esce dalle corde della racchetta potente e precisa, i movimenti fluidi nascono e muoiono naturalmente, da fondo campo potrebbe palleggiare per una giornata intera senza steccare una pallina.

Quando vedo Lopez invece non riesco a non pensare alle parole di Dimitrov in una recente conferenza stampa:

“A lot of people think you’re the most handsome guy on tour, perhaps the most handsome guy to ever play tennis,” dice il reporter “Who do you think is the most handsome guy on tour? If it is you, so be it”.

Grigor si ferma e pensa.

“I have always be an admirer of Feli,” dice. “I like this guy a lot. He’s just — I mean, every time — he’s like, fit and good and his long hair and the beard. I’m like, dude you do good. Like, I wish I had his legs. His calves, man. He’s strong. Every time walking towards the showers, I’m like, show me those calves again. He starts laughing at me.”

Confermo tutto: Feliciano Lopez è bello come un Dio greco. E non solo: gioca un tennis sontuoso sull’erba, scende spesso a rete, ha un servizio che è il risultato finale di un gesto continuo che parte lentissimo e si chiude con ferocia. La partita è piacevolissima. Lopez capisce che scambiare da fondo contro Simon è come giocare contro un muro quindi varia in continuazione il suo gioco alternando botte di dritto a smorzate delicate. Gioca quasi sempre il rovescio in back, un colpo che di solito è sinonimo di difesa ma che, sull’erba, diventa offensivo e spesso efficace. Simon sembra subire la potenza fisica dell’avversario, gli ace subiti sono il doppio di quelli realizzati e alla fine perde la partita 7-6, 6-4. I due si salutano a bordo campo come due vecchi amici, Lopez spende belle parole su Simon e rimane in attesa del suo prossimo avversario, il vincente della prossima partita tra Kyrgios e Marterer.

Simon (foto Luca Trovati)

E signori, ci siamo. Il momento che attendevo da mesi finalmente è lì che mi aspetta: quando entra in campo con la sua andatura ciondolante e le Jordan d’ordinanza slacciate la folla applaude convinta. Sarà pure un matto, ma sanno pure loro che quando il matto prende in mano la racchetta il divertimento è assicurato. Calorosi applausi anche per Marterer, tedesco dalla punta dei capelli a quella dei piedi, mancino solidissimo scolpito nel marmo con un gioco non entusiasmante.

Pronti via si comincia: al quarto colpo del primo game Kyrgios prova il tweener. Rete.

La prima cosa che balza all’occhio, pardon, all’orecchio, se non avete mai visto dal vivo l’australiano, è il rumore della pallina quando parte un servizio. Irreale. In tv si vede benissimo il movimento rapido che esegue durante il servizio: la pallina lanciata non troppo in alto quanto più in avanti, il movimento del piede destro che si avvicina al sinistro per andare verso l’alto, la rapida frustata del braccio che imprime alla palla una velocità che raramente scende sotto i 200 km/h.

Ma il rumore è indescrivibile: secco, potente, come se fosse esploso un petardo a distanza ravvicinata. E la costanza. Potrebbe servire a quella velocità per ore. Nick tira una prima, ace. Marterer chiama challenge, è fuori. Nick batte la seconda più forte della prima, ace. Marterer chiama challenge, è dentro. Il primo set è così. Sono ace che si accumulano, un errore di troppo del tedesco e senza fatica arriva il 6-4 per Kyrgios. Eppure c’è qualcosa che non mi torna. Sembra infatti che qualcosa lo infastidisca, la sensazione a vederlo è che giochi contro se stesso; lui ondeggia, tira le seconde più forte delle prime, parla da solo praticamente sempre. Non è soddisfatto, e infatti perde il secondo set con la stessa facilità con cui aveva vinto il primo.

Seduta accanto me c’è una signora tedesca che quando scopre la mia provenienza sfoggia un italiano invidiabile. Le dico che possiamo patteggiare sull’inglese ma è tanto che non parla la mia lingua e vedo che ci tiene particolarmente. E italiano sia. Vede palesemente da che parte sono schierato e anche lei, nonostante ci sia un tedesco in campo, è lì per Kyrgios.

«Sembra non gli importi della partita, ma vedrai che adesso si sveglia, è un ragazzo strano»,  mi dice.

La signora ha ragione. Psicanalizzato in tre parole. Nick si accende e la partita a inizio terzo set svolta. Non so il perché, forse non lo sa nemmeno lui, fatto sta che adesso questa partita c’è da vincerla quindi Nick si riaccende. E quando succede questo, di solito l’avversario va a casa sconfitto. Il dritto torna pesante, il rovescio bimane traccia diagonali perfette. Arriva il tweener vincente, giocato frontalmente perché un rimbalzo devia la traiettoria della pallina. Il 6-3 del terzo set è quasi naturale. Ma c’è poco da riposarsi, a breve si torna in scena per il doppio sul Mercedes court, a contatto con gli spettatori.

Il centrale offre ancora due match: del primo non mi preoccupo minimamente, Raonic batte Fucsovic tipo Spalmatrice di Futurama come da pronostico. L’altro incontro vede il biondo francese del mio cuore contro Tomas Berdych. Che vince la partita, ma credetemi quando vi dico che agli spettatori del risultato non importava più nulla dopo che il biondo ha fatto questa roba qua:

Non credo di aver mai urlato così forte in vita mia, la folla è impazzita. Lui vince il game con quel punto, si siede come fosse in spiaggia e son un sorriso sornione alza le braccia al cielo e si prende i meritati applausi. Grazie Benoit.

Lascio il centrale e vado a stendermi sull’erba accanto al Mercedes Court, faccio in tempo a vedere la fine del doppio che vede Feliciano Lopez e Marcelo Demoliner perdere contro la coppia tedesca Petzschner – Putz. Da segnalere Feliciano Lopez che cerca di rendere il paradiso un posto abbandonato tirando giù tutti i santi del Cielo in spagnolo e porta a casa due warning: “Seee, otro warning, puta madre”. Il tutto lanciando una pallina nella stratosfera.

Quello che accade nella partita successiva invece è la cosa che in assoluto si avvicina più al concetto di Dr. Jekill e Mr. Hide applicata a un tennista. Quando Kyrgios entra in campo insieme all’americano Jackson Withrow è un’altra persona rispetto a quello visto due ore prima. Sorridente, allegro, positivo, dà consigli al compagno e scherza con gli avversari durante il riscaldamento. Non fa una smorfia, l’andamento ciondolante è scomparso. Tiene alla partita decisamente più di quanto teneva al singolo. Cerco di trovare una spiegazione logica alla cosa pensando al suo amore per gli sport gli squadra, al suo attaccamento al Team Australia, alle lacrime dopo aver perso la Laver Cup. Pensop che Nick debba sentirsi parte di qualcosa per riuscire a dare tutto se stesso in maniera incondizionata.

Kyrgios (foto Luca Trovati)

Avesse lo stesso atteggiamento anche durante i singoli non staremmo qui a parlare di “bad boy”, saremmo al culto pagano di un giovane fortissimo a giocare a tennis, sempre sorridente con una buona parola per tutti. Ma immaginate quanto sarebbe palloso come gli altri?

Ovviamente Nick e Jack perdono la partita al tie break del terzo set.

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ATP Stoccarda 2018 Nick Kyrgios


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