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L'amore al tempo del tennis

Come funziona l'amore quando c'è un tennista di mezzo.

Come funziona l'amore quando c'è un tennista di mezzo.

Ve lo dico io come funziona. 
Come funziona il romanticismo al tempo del tennis. 
Funziona che se ti sposi con un uomo che è tennista, e che quindi ha sviluppato negli anni una disfunzione cerebrale che lo porta a pensare che stare da solo in un campo a parlare con una racchetta calcolando (a culo) centimetri, i nodi del vento, la luce e i gradi di umidità sia la cosa più entusiasmante che c’è, è chiaro che ha un mostro nella testa.

Questo mostro poi torna casa, tronfio e pieno di sé. Perché poi ‘sti tennisti da quattro soldi fuori dal campetto di periferia parlano di tennis chiaramente come solo – i – maschi – noiosi – monotematici – sanno – fare.

Parlano solo di che belcolpochehaifatto, manooooo, piùbelloiltuo, machescherziiiiii, un rovesciochemammiaaaaa, misembraviMcEnroeeeeaitempidoroooooo e giù a inebriarsi di quelle endorfine che forse neanche la più bella delle scopate possono provocare in loro, cari amicimaschibanali.

Finito il rituale intorno al fuoco sacro del campo di tennis, si spostano nello spogliatoio dove forse un po’ la questione di ammoscia e cominciano ad accorciare la distanza con la realtà: devono tornare a casa, riprendere la posizione sociale; non sono più tennisti ma lavoratori e uomini e, ahimè, fa capolino la banalità. Pian piano i discorsi abbandonano le gesta eroiche del campo e virano sul qualunquismo delle giornate, ammosciando inesorabilmente l’umore, fino a trasformare questo esercito sgangherato in un gruppetto di over 40 senza particolari capacità agonistiche. Amen. 

Ma poi succede che questo maschio, nello specifico quello che ho sposato, torna a casa manifestando uno strascico della sua virilità tennistica, come un rigurgito inaspettato di un lattante si palesa all’improvviso.

Ed eccolo qui, il principe, il lord. Forse voi non lo sapete ma il duca di Wimbledon abita in casa mia e nel dettaglio risiede sul divano con in mano lo scettro of course, il telecomando con il quale dirige la visione del tennis come un maestro d’orchestra farebbe con la bacchetta, perché è indispensabile vedere ogni partita, ogni incontro che Gesù ha organizzato sulla Terra (sempre sia lodato).

Mentre il Duca osserva il suo sport del cuore, è solito guardare in contemporanea più schermi come ad esempio pc portatile, iPad e sovente usare chat di amici con forte disagio con i quali raccontare in diretta le gesta dei tennisti bravi che vedono in tv. 

Bene, benissimo. Ma che dico benissimo. Io lo odio. 

Lo odio con tutto il cuore questo sport di merda. Perché, oltre a non capirlo, mi annoia, mi perdo i punti, è uno sport solitario, elitario, in più marito ci perde così tanto tempo viscerale che, mentre lo osserva, ogni altra cosa che gli gira intorno, tipo me, non esiste. Sembra che nella bilancia della vita questo sport abbia il peso specifico maggiore del tempo, decidendone l’impiego nel piccolo innocente cervello maschile di un marito comune.

Che da una parte, amiche donne, c’è solo da imparare, perché mentre siamo in modalità multi-multi-multi-tasking dovremmo solo osservare meglio ‘sti mariti dalla mente booleana che possono fare una cosa per volta e si lamentano pure. 

Tipo il maritone sono 2 settimane che “domani cambio la cassetta del gatto”. Un genio, perché oggi l’ho cambiata io. C’è solo da imparare, da una parte vorrei farlo esplodere ma dall’altra provo un sentimento di grande ammirazione perché alla fine ne esce sempre vincitore, perché alla fine ha questa capacità di svicolare le piccole insidiose, rognose responsabilità quotidiane, quei lavoretti che rallentano la vita di tutti tranne la sua, perché lui, essendo il Duca, non può mica scendere al livello degli altri.

L’altra mattina, anima innocente, mentre stavo rifacendo i letti, scegliendo i vestiti di figlio, dando da mangiare al gatto e sistemando casa, lui ha esternando il suo giubilo con poche, semplici e dolci parole: “Come amo sorseggiare il caffè leggendo il giornale la mattina”.

Che altro aggiungere? Domani è San Valentino, mi aspetto grandi gesti romantici nella sua chat di amici tennisti tuttologi, beati loro.

Clotilde Cerami è donna, madre, moglie, sociologa da quattro soldi e critica televisiva. Ma soprattutto hater professionista del tennis, scritto, parlato, guardato e giocato.
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