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Vidi Federer Noia

Se odi il tennis, andare a vedere Federer a Roma non è una buona scelta. 

Se odi il tennis, andare a vedere Federer a Roma non è una buona scelta. 

La premessa è sempre la stessa, detestare questo sport (il tennis) e amare marito che lo ama tantissimo. Il che mi porta a vivere un evento raro e, fino a qualche mese fa, INCONCEBILE PER LA MENTE UMANA, e cioè assistere agli Internazionali di tennis, dico pure a Roma. Forse scrivere dove non serve perché scrivere “Internazionali di tennis” già circoscrive il luogo ma personalmente non so un cazzo di niente quindi olè. A Roma.

Per una serie di eventi ORRIBILI che non sto qui a descrivere mi ritrovo a vivere quella che i più racconterebbero come una vera settimana di ultra merda. Marito decide di punirmi definitivamente infliggendomi un castigo che difficilmente dimenticherò. Biglietti per il Foro Italico per giovedì dove giocano tutti i big almeno 2 partite perché unica giornata di sole in una settimana iniziata con un tempo che pare novembre. E già su questo potrei aprire una parentesi su quanto questo sport sia ridicolo e appeso al dio del meteo ma sono magnanima e non lo farò. Prenderò per il culo tutto il resto.

Prendiamo questi biglietti GOLD, nel senso che possiamo entrare dove ci pare nei posti più coatti praticamente in campo, passando per il bar bevendoci quello che ci pare perché hey, bella signora del bar, dammi subito un prosecco ché è una settimana di merda e ‘sto sport lo posso reggere solo ubriaca! Così già mezza brilla mi reco alla fila 1 posto 1, Djokovic mi mette le chiappe in faccia e io dico OK, bene, i posti non sono male ma come siamo messi a punti, quando finisce?

Mi distraggo alla velocità della luce pensando un po’ alla sfiga che attanaglia le mie giornate in questo 2019 e un po’ al fatto che sto qui a guardare questo sport stupido stupido stupido nel quale sembra tutto immobile. C’è il giudice sul trampolino che dice un milione di volte di fare silenzio, di stare zitti e seduti, di non far entrare più nessuno. Sembra il gioco un due tre stella. E stiamo tutti sospesi. Il gioco vero dura pochissimo, non riesco a quantificare ma proprio poco, brevi scambi e poi si ricomincia: seduti, silenzio bboniiii state bboniiii. Un enorme loop e sto bbonaaa e in silenzio, mi sembra che se anche respiro più forte 1) il giudice arbitro si accorge di me e mi fa uscire umiliandomi, 2) Djokovic con il suo rigore che addirittura conosco perfino io mi cazzia e mi tira una racchetta. Muta sto.

Ero praticamente in campo

Ma il signore del tennis e la bravura di Djokovic fanno finire presto sto strazio. Marito chiaramente vuole vedere un’altra partita.

Io lo amo e lo seguo. E vediamo boh, non mi ricordo chi. Comunque mi annoio a morte. Ma proprio che mi viene solo una grandissima voglia di dormire ma vengo attratta e anche un po’ destata da quattro imbecilli, sì lo dico, davanti a noi. Sono tre donne e un uomo. Sono grandìni e mi sembrano terribilmente superficiali. Certo anche il mio giudizio espresso solo guardandoli esteriormente potrebbe sembrare superficiale, ma per me non vale.

Avranno sui 50 anni, sono tutti vestiti di bianco, fanno un tifo assurdo per un tennista che scopro essere romano e giovanissimo, loro sono fomentatissimi. Li trovo fastidiosi, in totale idiosincrasia con il mio cazzo di umore nero e con il mio profondo disprezzo per questo sport. Mentre penso che sono troppo crudele con i miei giudizi superficiali e che in finale “i gusti so gusti”, tirano fuori gli snack per un improvviso languorino. E loro, che sono chiaramente di Roma-Nord-Flaminio-bene e fanno tennis, che non è uno sport per poveri, si sono portati e se magnano CAROTE FINOCCHI E SEDANO. Non credo di dover aggiungere altro.

Onestamente non ho idea di chi abbia vinto. Ma dopo quella partita su quello stesso campo giocherà Federer. Capisco che non tornerò a casa presto.

Avete presente l’isteria collettiva? Ecco, per Federer tutti ma proprio tutti impazziscono.

Sento ovunque – che eleganza, come si allunga, che colpo – anche marito se ne esce con una frase del tipo: è un fenomeno, o una cosa del genere. Io lo biasimo ma lo capisco perché sono tutti invasati e ammaliati da questo principe alto e fiero, elegante come ripetono tutti tutti. Io no, nell’Olimpo dell’odio a pelle Federer, poraccio, è il giocatore che mi sta più sui maroni. Perché? Perché chiaramente è un moto irrazionale e di cui non me ne frega un cazzo di niente ma visto che mi tocca starlo a vedere proverò ad analizzare non tanto quello che definisco odio, ma fastidio. Quel senso di prurito sul culo quando in primavera durante una scampagnata per sbaglio ci si è seduti sull’ortica. Ecco. Quel rigurgito che generalmente mi provano i vincitori all’infinito. È lui il vincitore tra i vincitori, quello svizzero, dai su, svizzero: che cazzo di problemi hanno gli svizzeri? Le Alpenliebe? Federer vola da Basilea a Dubai, cioè due non-luoghi per antonomasia, è la Juventus del tennis, quelli che vincono sempre e diventano inattaccabili.

Durante questa partita, mentre tutti lo osannavano, mentre stava perdendo male, lui ha stravinto bene. Ogni colpo andava bene ma soprattutto al suo avversario ogni colpo andava male. ‘Ste persone hanno un’aura di fortuna sfacciata che per carità è bravura, talento, tenacia ma che mi sembra non evidenzi mai una cazzo di fragilità, una crepa, un vizio. Una debolezza, un rammarico. Una ineleganza. E sarebbe belle vedere il primo della classe ogni tanto vacillare e non essere amato e osannato dal corpo insegnante, ma preso metaforicamente a sassate dalla vita come tutti gli altri, inciampare con le smagliature della propria vita e della propria inettitudine. Rivendicare le proprie doti è sacrosanto, Ode a te, campione dei campioni.

Del resto tutto lo stadio era per lui: la presentazione è francamente imbarazzante, perché in uno sport con il palo nel culo nel quale è tutto un richiamo al silenzio e alla concentrazione, fanno ‘ste finte entrate all’americana però misere, povere e posticce. Tutto è per lui, gli Internazionali sono per lui. Ed è probabilmente tutto meritato. Ma insomma che gusto c’è a stare con il primo della classe se si sa che è il primo della classe?

Lo sappiamo tutti, nessuno dubita. Lui vince, gli altri perdono. E tutti sono ossequiosi. Ed è detestabile, perché mi sento profondamente e ancestralmente appartenente alla classe operaia.

Della partita non ho seguito neanche un punto, non me ne fregava un cazzo, ero più incazzata con l’organizzazione per come aveva confinato lo spazio per i portatori di handicap, in un’area piccola e angusta, decisamente schifoso e vergognoso. Mi sembrava la cosa più grave.

Sia chiaro. Si tratta del punto di vista di una persona a cui di questo sport interessa veramente poco, se non a livello antropologico. Quindi se vi sentite feriti nell’onore perché vi ho toccate l’idolo cercate di spiegare bene che sensazione provate, così vi studio meglio.

Da Roma credo sia tutto.

Atp Roma 2019 Roger Federer

Clotilde Cerami è donna, madre, moglie, sociologa da quattro soldi e critica televisiva. Ma soprattutto hater professionista del tennis, scritto, parlato, guardato e giocato.
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