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MasterRecap: a Cincinnati Federer ha sempre la risposta pronta

A Cincinnati si fanno le prove generali per lo US Open. Si gioca in Ohio, e il campo è quello bello blu con il contorno verde chiaro. A differenza del Canada, a giocare qui ci sono praticamente tutti. Sicuramente, ci sono tutti i più forti: Djokovic, Federer e Murray. E c’è pure Nadal. Il torneo è interessante perché mette diverse cosette in palio, fra cui posizioni in classifica determinanti per lo US Open. I primi turni, come da copione, scivolano via senza sorprese, e senza costringerci a fare alzatacce notturne per via del fuso orario. Si arriva quindi in zona weekend riposati.

Tanto rumore per nulla
Il giovedì sera è stato un po’ come il sabato del villaggio rispetto all’appuntamento con la donna dei nostri sogni. Il venerdì si lavora e quindi siamo andati a dormire a letto presto, speranzosi che il giorno dopo, con il sabato da dedicare a tennis giocato, famiglia e figli, avremmo fatto notte bianca per il #Fedal. Invece all’indomani, consultando l’ATP livescore, abbiamo scoperto che fra Nadal e López aveva vinto lo spagnolo sbagliato. Per il #Fedal, s’intende. E allora non ci rimaneva che la partita più emozionante degli ultimi anni: Wawrinka contro Djokovic. Programmata mentre siamo ancora in ufficio, con aperitivi o spritz post-ufficio che di venerdì sono praticamente obbligatori, alla fine ci è andata poco male: Stan non sembrava molto ispirato e ha ceduto il primo set giocando distrattamente. Nole poi, rispetto al precedente torneo canadese, sembrava molto più in palla dal punto di vista fisico. Il secondo set è stato senza storia: Nole facile in semifinale, Wawrinka magari pensa già allo sgambetto a New York.

Chi va giù
Brutta settimana per Rafael Nadal, ma oramai sul cemento va così. A Montréal ha perso contro Nishikori e tutto sommato ci sta. Peggio a Cincinnati, perché López non è Nishikori e perché Rafa aveva vinto il primo set. Ma la fiducia non si compra al mercato. Non ci sono buoni segnali nemmeno per Nishikori e Ferrer, dato che il primo ha praticamente giocato da fermo la semifinale in Canada e in Ohio non si è nemmeno presentato (ma del resto l’anno scorso non giocò proprio e prima degli US Open disse che si sarebbe accontentato di passare qualche turno) mentre il secondo non vince una partita dagli ottavi del Roland Garros. Non sembra molto realistico vederlo a New York, ma per ora non ci sono ancora stati annunci da parte dello staff di Ferrer, che forse vorrà provare fino all’ultimo. Non difende molti punti (90) e questo potrebbe spingerlo a non rischiare (ne difendeva 600 a Cincinnati, però).

Chi va su
Federer ha vinto il torneo senza cedere un set. Di più: senza cedere il servizio. Di più: facendo arrivare i suoi avversari ai vantaggi in due occasioni. Ha dovuto annullare la miseria di tre palle break, per giunta tutte di seguito. E allora, visto che il servizio andava discretamente, ha deciso di divertirsi in risposta. Ma ne parleremo più giù.
Dolgopolov, invece, ha fatto quello che fa sempre: comparire all’improvviso quando tutti si erano dimenticati di lui. Lo ha fatto a Miami, lo ha rifatto a Cincinnati. In Ohio ha dovuto giocare le qualificazioni (dato che a inizio settimana era al numero 66) ed è stato a due punti dalla finale. Con quei 600 punti si sarebbe ritrovato testa di serie a New York, invece sarà il nome da tenere d’occhio al momento del sorteggio.

La classifica ATP prima degli US Open
Con il ranking ATP di questa settimana vengono anche stilate le teste di serie per i prossimi US Open. C’erano in ballo le posizioni più delicate e quelle che interessano maggiormente i favoriti: la 2, la 4 e la 8.
Federer giocherà il suo quinto Slam consecutivo da numero due (non aveva mai giocato tutti e quattro gli Slam da numero due dato che nel 2009 si sporcò le mani con il numero 1 a New York) e scalza Murray, con cui si è giocato lo spareggio in semifinale. Murray e Nishikori sono giocatori che ad oggi sembrano agli antipodi: ovvio che i primi due sperino di capitare nella metà di tabellone del giapponese, che pure è il finalista in carica ma sul quale ci sono i consueti dubbi sulla tenuta fisica.
La posizione numero 4 se l’è tenuta proprio Kei Nishikori, che non ha partecipato a Cincinnati contando sul fatto che aveva un discreto vantaggio sul suo rivale, Stan Wawrinka. Lo svizzero ha perso ai quarti e quindi a New York sarà lui a doversi preoccupare maggiormente dei primi quattro. Infine la vittoria di Gasquet su Cilic ha avuto un doppio effetto per quanto riguarda Nadal: con la sconfitta di Cilic, Nadal si è assicurato il numero 8 della classifica, mentre la vittoria di Gasquet ha fatto scalare Isner in tredicesima posizione, superato proprio dal francese. Questo significa che Nadal – oltre a Wawrinka, Berdych e Ferrer – non potrà pescare Isner agli ottavi ma troverà uno tra Cilic, Raonic, Simon e appunto Gasquet. Fognini è ancora a secco di vittorie sul cemento, ma per fortuna il tesoretto sulla terra battuta gli permette di rientrare tra i primi 32 del mondo. Con un po’ di fortuna può arrivare al terzo turno, ma può anche uscire con uno sconosciuto qualunque.

Don’t feed the Dolgo
Dolgopolov è un troll, tanto vale lasciarlo fare e divertirsi a guardarlo. A Cincinnati partiva dalle qualificazioni ed è arrivato in semifinale. I tifosi di Dolgo della prima ora – noi lo siamo – non si sono illusi neanche quando era in vantaggio per 3 a 0 nel tie-break del secondo set sul numero uno del mondo: tutti sapevamo come sarebbe andata a finire. Come a Miami. E così è stato. Ma che tennis. Per poco non rientrava tra le teste di serie e quindi il suo nome è quello da tenere d’occhio nei primissimi turni degli US Open. Pronostico: pesca una wild-card al primo turno e ci perde in cinque set.

dolgopolov cincinnati
Don’t fear the Dog

E sì, ancora loro
E quindi le semifinali. Nole ha illuso ancora i gonzi del tennis andando sotto di un set e 3 a 0 nel tiebreak del secondo contro Dolgopolov, vincendo in souplesse al terzo set 6-2 (ma col brivido però questa volta: Dolgopolov ha servito sul 5 a 4 del tiebreak, due punti e la finale poteva essere sua). E poi è stata la volta dello showdown del sabato: Murray contro Federer. Roger aveva battuto Murray nelle ultime quattro sfide e a Cincinnati ha fatto cinquina. Da quando ha cambiato racchetta, lo svizzero ha ribaltato gli head-to-head e ha perso un set su tredici (per giunta al tie-break). Magari non è il cambio di racchetta il motivo di questa inversione di tendenza, ma un dubbio è lecito. Federer è stato freddissimo, esattamente come a Wimbledon. Nel primo set gli è bastato un break chirurgico nel primo set, nel secondo l’equilibrio lo ha spezzato una bella botta di fortuna sul 6-6 del tiebreak: una risposta di Federer col manico della racchetta che diventava una smorzata killer e che costringeva Murray ad una rincorsa disperata. Quello che è venuto dopo è il classico momento-Federer: Murray ci arriva, viene scavalcato da un lob tutto sommato facile e poi non può che ammirare la demivolée, questa tutt’altro che casuale, con la palla che muore pochi centimetri oltre la rete, stavolta irraggiungibile.

Federer, battendo Djokovic, si è riportato in vantaggio negli H2H: 21 a 20
Federer, battendo Djokovic, si è riportato in vantaggio negli H2H: 21 a 20

Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?
Federer e Djokovic si sono incontrati cinque volte in finale quest’anno: a Dubai, il torneo meno importante, vinse Federer; a Indian Wells, Roma e Wimbledon, ha vinto Djokovic. Nole le ha vinte tutte alla stessa maniera, portando il gioco sul suo terreno, quello degli scambi lunghi e delle traiettorie liftate. E quindi il pronostico alla vigilia sembrava essere dalla sua parte, con Nole che aveva anche una motivazione maggiore per vincere, ovvero completare il “Master 1000 Career Slam”, cioè vincere tutti i tornei Master 1000. Federer, dal canto suo, aveva due motivazioni: tornare numero due al mondo, cosa fondamentale in ottica sorteggio US Open, e dimostrare a Djokovic che può ancora batterlo. Sapevamo però che non sarebbe stata una partita normale perché, in città, c’è un nuovo Federer. Di Roger che gioca più vicino alla rete si è già scritto diffusamente. Non si è scritto molto, invece, di quanto sia diventato aggressivo in risposta. A Cincinnati Federer ha toccato il picco di aggressività, forse incoraggiato da una superficie più veloce. Lo svizzero non è disposto a concedere il pallino del gioco ai giocatori che soffre in palleggio, leggi Djokovic e Murray. E quindi la sua strategia è chiara: fare in modo che sia sempre lui a decidere le sorti del punto, aggredendo fin dalla risposta al servizio, e cercare, quando messo sulla difensiva, di ribaltare l’inerzia dello scambio girando velocemente attorno alla palla, per conquistare quella zona di campo che determina il dominio dello scambio: il punto dal quale si tira il diritto anomalo, sul lato del rovescio. Djokovic è riuscito ad arrivare al tiebreak del primo set con una sofferenza che generava compassione: in tutto il primo set ha giocato solamente colpi difensivi. E ha tenuto, tutto sommato, ma non nel tiebreak. Nel secondo set Roger non ha avuto semplicemente pietà. Prendeva sempre rischi enormi e gli errori erano ridotti al minimo. Addirittura, si è esibito nella risposta “kamikaze”, la ribattuta giocata con i piedi sulla linea di fondo come se stesse giocando a ping pong, replicando quanto fatto nei turni precedenti. In sala stampa, alla vigilia della finale, Federer ha detto:

“Questa risposta è una cosa che ho provato spesso in allenamento, e mi veniva bene. Non è neanche tanto difficile, se sai come farla. Non so se la farò anche in finale contro Djokovic, spero di non risultare ridicolo”

Questa risposta è effettivamente ridicola.

E insomma: l’ha fatto. Vedremo se a New York, in altre condizioni, ci riproverà. Novak, comunque, aveva altri problemi, fra i quali quello di arrivare a 40 sul servizio di Federer (ci riuscirà una sola volta, nel secondo set), e ha trovato il solito qualcosa con cui prendersela, alternando errori marchiani a bei punti. E bofonchiava. Tanto. Federer ha chiuso facilmente ed è andato a salutare il suo numeroso box, fra figlie, agenti, moglie, allenatori e via dicendo. Le figlie che urlavano “papà, papà” desiderose di un abbraccio hanno chiuso il sipario sul torneo di Cincinnati. A Flushing Meadows pare che ci sarà da divertirsi.

Djokovic ha fatto 4 doppi falli in finale: 3 consecutivi
Djokovic ha fatto quattro doppi falli in finale: tre consecutivi

Bravi da far paura

A vedere la partita in TV, c’era uno spettatore con mestiere che quasi si è spaventato a vedere giocare quei due là:

Ci siamo spaventati anche noi, Tommy.

I punti più belli del torneo
Benoit Paire è un turista del circuito. Barba sempre curatissima, indolenza in campo come costante del suo tennis e colpi spettacolari e inspiegabili: non ci si può aspettare che vinca qualcosa di serio, ma un quarto d’ora di tennis di livello purissimo non lo risparmia nemmeno al numero 1 del mondo.

Fossimo in voi, staremmo attenti a Wawrinka in ottica Us Open. Anche prima del Roland Garros non giocò benissimo, fra Montecarlo e Roma, ma poi alzo il livello di gioco in maniera assurda. Lo svizzero è un giocatore che si esalta quando la pressione cresce. A Cincinnati improvvisamente si è addormentato sotto sul 4 a 5 contro Djokovic e poi nel secondo set semplicemente ha marcato visita. Qui dimostra che anche sul lato dell’incrociato di rovescio non se la cava male:

E c’è poi il segno del tempo in questo diritto “outstanding”, come dice il commentatore inglese, che Lopez chiude sul diritto di Nadal: un paio d’anni fa sarebbe stato impossibile.

ATP Cincinnati 2015 Novak Djokovic Roger Federer


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