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Tanto tennis per nulla (persone che odiano il tennis)

Purtroppo convivo con un tennista. Ma nessuno è perfetto.
Del resto, ho saputo del tennis nella sua vita dopo essermene innamorata. Diciamo quasi da subito.
L’apice del mio rapporto con il tennis risale a trent’anni fa, quando, stufa del nuoto, chiesi a mio padre di farmi provare questo sport strano, in cui stai sempre da sola a parlare con la racchetta, che ai tempi pesava pure. La liaison durò pochissimo, con la racchetta potevo prendere le farfalle, non certo la palla. Quella breve esperienza però fu illuminante per capire quanto non mi piacesse uno sport che, mentre lo pratichi, non ti permette di ridere. Mai.

Proverò dunque a descrivere quanto sia dura la vita accanto un tennista che lo pratica, che ne scrive, che ci si ossessiona.

Cominciamo col dire che i tennisti, tra loro, si riconoscono. E subito. Fanno  gruppo, rapidamente creano una piccola comunità che riesce ad autogestirsi. Sicuramente c’è un medico, un avvocato, probabilmente c’è un impiegato/quadro, sicuramente un giovane hipster magari pippa nel tennis giocato ma, sembra, fenomeno in quello parlato. Questo gruppo finirà con lo scandire la mia vita più di quanto non riesca al mio tempo biologico: è quello metereologico che è importante, perché serve a capire quando e dove si possa giocare.

Vivere accanto ad un tennista finisce col farti subire una serie di vessazioni:

  • Tempo libero. Ogni ora libera può riservare sorprese.  Serve essere pronti a far scattare la prenotazione del campo. Questo implica, ma io non lo sapevo, l’essere tesserato di un circolo; il che significa avere posizione sociale. Il tennis è un sport ancora e molto snob. I tennisti vi diranno di no, ma è una bugia.
  • Abbigliamento & co. Ovvero l’invasione dei completini. Ossessionati dall’estetica, sia che si parli del tiro di una palla (dubito si dica così) o che ci riferisca ad un completino da tennis, borsa inclusa naturalmente. Tutti si compiacciono molto del proprio stile sul campo. E anche quelli che non lo giocano ma lo bramano pensano allo stile.
  • Sport & tv. Il tennista che si rispetti porterà sempre avanti la bandiera del “c’è poco tennis in tv”. Bugia. Enorme bugia. C’è sempre uno slam, un campionato, singolo a squadra, in Italia, nel mondo, di qualunque categoria, trasmesso in tv. Ma al tennista non basta, deve vedere anche il ping pong giocato in garage per sentirsi soddisfatto.
  • Magia. Il mio più convinto commento durante una qualsiasi partita è “che palle”. Al tennista non frega niente ed imperterrito osserva gli scambi con ansia e angoscia, rapito dalla “magia”, convinto che questo sia lo sport più bello del mondo, convintissimo che se non si prova lo stesso pathos non si è vivi.
  • Psicopatia. Non c’è un tennista buono di testa. In tutti si annida il seme della follia. È uno sport di solitudine, giocato dentro quadrati disegnati per terra, con una mazza in mano. Non puoi parlare con il tuo allenatore, devi schiattare dal caldo, corri poco e male spaccandoti i legamenti crociati del ginocchio. Ti mangi da solo una banana sotto un ombrello. In un angosciante, rigoroso silenzio mentale. Senza mai sorridere. Esci pazzo e te ne compiaci.

Tutte queste prime angoscianti impressioni le ho riscontrate personalmente in questo marito che mi sono scelta e nella cerchia di amici tennisti che, quando li frequento perché costretta, mi innervosiscono.
Generalmente gli incontri tra di loro funzionano così:

Tennista marito (T.M): Ciao, come stai, sei più andato al circolo?
Tennista amico (T.A.): Ciao, sì, ci sono stato e ho visto giocare XX, molto bravo, ora ha la racchetta XY, fa il rovescio YY…
(T.M.- eccitato): Ma dai, anche la racchetta XY che pesa ben 2 grammi in più di quella di Federer, questo allora significa che nella scala sociale lui è uno forte (vabbè, magari questo lo penso io, schifando tutto il mondo del tennis);
(T.A.): A proposito hai visto lo slam-campionato-coppa davis-altri-ed-eventuali-Tornei in tv?
(T.M. – a questo punto arrapato): Ceeeerto, hai visto il rovescio in back (l’ho scritto, ma forse è una mia fantasia morbosa e distorta di chi vuol dargli un rovescio in faccia) di Tizio o Caio? Un vero fenomeno.

Ad un certo punto mio marito dice quasi sempre cose del genere: “Ma lo sai che io una volta giocavo come Tizio o Caio con la racchetta tic-tac poi però ho cambiato gioco e ora mi ispiro a nuovo-idolo?

Io: ————————————–

Passano quaranta minuti e T.A. e T.M., completamente rincoglioniti, ancora e ancora parlano parole di tennis. Io sto lì immobile, con lo sguardo diretto verso lo zenit della mia esistenza, sperando che un giorno un governo giusto proibisca l’uso del tennis parlato, ragionato, anche solo pensato.

Lo vedo nello sguardo, nello sguardo delle compagne dei tennisti. Vedo la noia che ci attanaglia quando siamo costrette, dal protocollo della moglie del tennista, ad ascoltare le indecifrabili conversazioni tennistiche. Non ce ne frega niente. Ma zero.

Un giorno questo marito con la barba e con il pallino del tennis (e del metal, della fotografia, del web, del calcio, del calciotto e non dico altro sulla mia pazienza) mi ha costretto a vedere una partita che non finiva più. Un giorno ne parlerò, quando il cuore sarà pronto ad affrontare di nuovo lo scazzo che mi era preso.

Racconti

Clotilde Cerami è donna, madre, moglie, sociologa da quattro soldi e critica televisiva. Ma soprattutto hater professionista del tennis, scritto, parlato, guardato e giocato.
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