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Le righe e i rettangoli dello sport che fa ammalare

C’è una cosa che non sapevo. Il marito tennista non si arrende mai. Non sapevo, non potevo sapere, l’ostinazione di un tennista che vuole seguire un torneo, a qualunque costo. Anche a costo del divorzio. Marito tennista ha deciso di andare a seguire un torneo (di tennis, of course) all’estero. Questo è l’incipit che si può tranquillamente adattare a un qualsiasi torneo (di tennis) sulla faccia della terra.

Da quando lo conosco, dico il marito, sento ripetere il suo mantra che fa più o meno così. Come sarebbe bello poter andare al torneo di Parigi, come sarebbe bello andare a quello di Londra, e perché New York… fino alla fantasia più sfrenata, quella proprio godereccia che te la fa sparare grandissima e che si può sintetizzare così: l’anno prossimo vado in Australia. Mi prendo 15 giorni di ferie e vado a seguire il torneo (di tennis). E grazie per avermi calcolato.

Mentre lui, marito giornalista tennista con il feticcio del web e una ritrovata passione per il calciotto, sogna e mi rintrona di fantasie recondite e pornografiche sulla geografia del tennis, io immagino di stare alle terme con dell’alcol e magari anche della droga. Ma lui parla e mi descrive i luoghi sacri dei quattro slam, raccontandomi di quanto tutto il mondo sia eccitato come lui. È chiaro che il marito ignora completamente il fatto che ad essere eccitati saranno tre, quattro esagitati.

Io, ignara della passione ma diciamo anche ossessione, che può attanagliare la vita di un uomo trasformandolo nell’essere più noioso del mondo con i suoi discorsetti tenniscentrici, ho completamente sottovalutato quanto, anche il più ignavo degli essere umani, possa trasformarsi in un virgulto intraprendente che spende tante ma proprio tante energie per riuscire ad andare al torneo di tennis di Londra, il torneo sfigato però (non ho idea di come si chiami).

Tra un lamento e l’altro, tra un torneo e l’altro, tra un articolo e l’altro, a un certo proferisce verbo. “Ho trovato l’accredito per torneo sfigato di Londra, vado. Ho anche prenotato l’albergo e l’aereo“. In sostanza mi sono fatto i cazzi miei. Io ovviamente lo guardo schifata e disgustata perché questo moto quasi rivoluzionario di intraprendenza non lo riconosco, soprattutto non lo vedo esercitare per le cose che riguardano la famiglia e nello specifiche me, noi.

Poi mi ricordo con chi sto parlando e capisco che in una ipotetica classifica della vita di mio marito, sarei sicuramente sul podio ma certamente non in prima posizione. Che sarebbe occupata da lui e dalle sue esagitate passioni. Mi chiedo sovente cosa abbia fatto di male e soprattutto quanto sia stato sbagliato il mio approccio per non accorgermi (per sottovalutare?) il grande problema di tennis che affligge mio marito.

So di non essere sola a questo mondo e vorrei creare dei gruppi di ascolto con altre vittime come me, compagni di vita che subiscono la noia mortale di un match di tennis senza poter usufruire anche solo di un telefono amico.

Pensa che ti ripensa, viviseziono i pensieri binari di marito e capisco che è proprio questo sport malato che porta necessariamente a un piano differente di stronzaggine. Voci di corridoio mi riportano gossip stupidini su quanto questi numero 1 del tennis siano tutti, diciamo, sopra le righe.

Che so, Nadal è ossessionato dalle etichette delle bottiglie che deve mettere tutte allineate. A parte il grande sticazzi generale, credo che si nasconda una qualche debolezza e insicurezza, va bene volevo scrivere superstizione. Ma io mi chiedo, ma come sei, grosso e frescone allora? Mi sa di sì.

Poi c’è Djokovic tutto preciso pettinatissimo, allenatissimo, tiratissimo, altissimo. Ecco da quel che so (cioè alla fine ha vinto mio marito, so un sacco di cose per essere uno sport che odio) lui non mangia niente, non beve niente, segue una dieta vegana gluten free. Ok, bravissimo, hai tutta la mia stima, ma ti ricordo che sei milionario e hai il dovere morale di goderti la vita. Invece no, è chiaro che si tratta di una personalità rigida e misurata, oserei sbilanciarmi, incapace di amare.

E poi c’è lui il re stanco Federer, un po’ vecchio, un po’ grigio. Ricco, ricchissimo, pare anche un genio del tennis che veramente non ride mai. Cioè a sorridere sorride, ma non ride mai di cuore. Saranno le verdi vallate solitarie della Svizzera che si porta nel cuore, ma veramente non penso che riesca mai a ridere con tutta la faccia. Lui è una polo bella ma inamidata nella quale per forza stai scomodo.

Mi ritrovo qui, ad occupare tempo e spazio a pensare al tennis. Perché mio marito è uno stronzo ma pare che la colpa non sia sua. Ma di questo sport fatto di righe e rettangoli. Mentali.

Clotilde Cerami è donna, madre, moglie, sociologa da quattro soldi e critica televisiva. Ma soprattutto hater professionista del tennis, scritto, parlato, guardato e giocato.
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