menu Menu

Il sorpasso

Sembra ieri e sono passati dieci anni. Novak Djokovic era un ragazzino al primo quarto di finale negli Slam, Rafael Nadal aveva già una Coppa dei Moschettieri in bacheca e qualche giorno dopo ne avrebbe aggiunta un’altra ad una collezione niente male. Eppure, tra i due, ci sono meno di dodici mesi di differenza. Il percorso che ha portato Djokovic alla piena maturità tennistica, alla piena espressione di tutto il suo potenziale tennistico, al raggiungimento di quasi tutti quegli obiettivi che rendono completa la carriera di un campione, è stato lungo e tortuoso. Ha vinto abbastanza presto il primo Slam eppure ha avuto bisogno di tre anni pieni di dubbi e pensieri foschi, prima di sbocciare definitivamente. E nel corso della sua carriera, Nadal, forse più che Federer, è sempre stato là, a misurare i suoi progressi o ad aprire crepe che andavano stuccate.

Dal 2006 al 2010 Djokovic e Nadal si sono incontrati 23 volte e ha quasi sempre vinto Nadal. Due volte su tre, più o meno perché il bilancio della prima parte di questa rivalità è di 16 a 7. Dal 2011, l’anno del nuovo Djokovic, fino a stamani, si sono incontrati per altre 23 volte e le gerarchie si sono ribaltate in una simmetria perfetta ed esplicativa: 16 vittorie per il serbo, 7 per lo spagnolo. Dopo tanto rincorrere, insomma, Djokovic è riuscito a pareggiare il conto nella rivalità con più incontri della storia dell’ATP. A Doha, nell’antipasto della stagione 2016, è arrivato il 24 a 23, grazie ad un match spaventoso per intensità e potenza. Dal primo fino all’ultimo 15 la sensazione, a tratti quasi sgradevole, è stata che Djokovic perdesse i punti più lunghi solo se provava qualcosa di nuovo o di particolarmente ardito. Ma se il serbo gioca in sicurezza, allora non c’è proprio nulla che Nadal possa fare per scalfirla, quella sicurezza adamantina.

Gli head-to-head sono solo una piccola variabile nell’equazione quasi impossibile da risolvere che determina chi sia più forte tra due tennisti. I numeri delle carriere di Djokovic e Nadal, ad oggi, sono piuttosto simili. Anzi, per certi versi Djokovic è già più avanti del suo avversario, ormai nella fase calante della sua carriera. Ha giocato più quarti e semifinali Slam, per esempio. È stato più settimane in vetta al ranking e per quattro volte ha chiuso l’anno al numero uno (contro le tre di Nadal). Ha solo due finali Slam in meno e un solo Master 1000 in meno, pur avendo cominciato a vincere con circa due anni di ritardo. Gli manca solo Cincinnati, tra i Master 1000, mentre Nadal deve ancora conquistare Miami e Parigi Bercy. Però è dietro nelle statistiche più importanti: ha meno finali Slam (20-18) e ha meno titoli (14-10). Ma soprattutto, non ha ancora completato il Career Grand Slam. E in questo aspetto, la presenza di Nadal è in buona parte responsabile di questo gap, dato che lo Slam che manca a Nole è anche quello che Nadal ha vinto più volte in carriera.

La partita che ha rotto una parità durata qualche settimana è stata la meno combattuta delle quarantasette giocate da Djokovic e Nadal, almeno nel punteggio. Dopo il 6-2 6-2 di Pechino e il 6-3 6-3 di Londra, Nadal ha fatto due passi indietro e ha vinto appena la metà dei game vinti nella semifinale delle ATP World Tour Finals. Forse è sbagliato misurare i progressi di un’atleta solo dal numero di game, ma la tendenza è quella e non sta cambiando. Dopo la vittoria in finale al Roland Garros 2014 Nadal non ha vinto nemmeno un set contro Djokovic e solo a Parigi, in un quarto di finale atteso da tutti, è riuscito a vincere più di quattro game nel singolo set.

Se la rivalità tra Federer e Djokovic vive ancora di qualche incertezza, almeno in particolari condizioni, quella tra il serbo e lo spagnolo sembra finita a maggio scorso. Al Roland Garros, in una partita che ha promesso molto più di quanto ha dato, Nadal ha messo a nudo i suoi problemi, forse qualche paura, di sicuro qualche debolezza. E i match successivi non hanno fatto altro che certificare che il sorpasso, almeno negli head-to-head, era arrivato prima ancora dell’aritmetica. La simmetria stava solo nei numeri perché anche i numeri, soprattutto i numeri, possono mentire. Non mente invece Nadal quando dice che il 2015 non gli ha fatto perdere un grammo di motivazione e che la sua passione per il tennis è identica a quella di dieci anni fa, quando le vittorie contro Djokovic erano la normalità, non il miraggio. La rabbia con cui ha risposto ad uno spettatore che gli chiedeva di svegliarsi (“Vuoi farmi tu da coach?”) è sintomo di un orgoglio che non si è ancora spento, anche se Djokovic oggi ha tirato più del triplo dei suoi vincenti commettendo lo stesso numero di errori. Per Novak il titolo di oggi è il numero 60, 7 in meno di quelli vinti da Nadal. A fine 2010, la forbice era di 25 titoli. Ma perché il sorpasso non resti solo una questione di aritmetica, occorre che Novak si prenda finalmente Parigi. E se Nadal non ha più voce in questo capitolo, non sembra ci sia modo di poterlo evitare.

ATP Doha 2016 Novak Djokovic Rafael Nadal


Previous Next

keyboard_arrow_up