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L'impero colpisce ancora

Chiaramente io detesto il tennis. Detesto i tennisti, i campi di gioco, anche la siepe intorno ai campi mi sta sul cazzo. Per chi passa da queste parti sa bene cosa penso di questo sport tutto sbilanciato da una parte. Cioè uno sport praticato con una padella in mano… ma per piacere.

Anche oggi sono pronta a raccontare le mirabolanti avventure di una vita vicino a un tennista. Apro un attimo una parentesi: i tennisti generalmente si sentono sto cazzo. Chiusa parentesi. Prendetelo come dato di fatto. Viverci insieme e non odiarli è praticamente impossibile.

Ma dicevo. Cosa succede mai nello scorrere tranquillo dei nostri giorni di festa? Io e Marito ci dedichiamo alle cose che amiamo: stare insieme, giocare con nostro figlio, vedere amici, mangiare fuori. Che bel quadretto familiare moderno. Proprio perché siamo adulti ma sempre giovani, ci dedichiamo anche tanto allo sport. Io lo pratico per dovere verso l’immagine allo specchio che quotidianamente mi ricorda che la gravità vince sempre su tutto e a mani basse. Marito pratica il tennis.

Nelle dinamiche meschine che si sono aggrovigliate come un’edera maligna intorno alla mia vita in relazione con questo sport, è successo che, innamorata di Marito, ho sottovaluto costantemente quanto il suo amore per il tennis sia così più grande di quello verso le persone, verso le persone che sono IO. Vince sempre la fratellanza, come in una caserma, come i reduci di una guerra, di chi gioca a tennis e si sente parte della stessa grande famiglia. I fatti parleranno per me.

(Su richiesta dei superstiti, sono stati usati dei nomi fittizi. Per rispettare le vittime tutto il resto è stato fedelmente riportato.)

Giorno di festa.

Io: Che facciamo oggi?
Lui: Ma sai, io vorrei giocare a tennis.
Io, ancora felice: Ok, va bene. Organizziamoci.
Lui: Sai, il COMPAGNO DI TENNIS può solo a pranzo. Alle 13.30.
Io, senza precise emozioni: Ma che orario è?
Lui: Be’, sai, la moglie a quell’ora non c’è, sta a lavoro e COMPAGNO DI TENNIS può solo in questo spazio di tempo, poi la moglie torna.

Da questo è scaturita una lunghissima discussione che più o meno ci ha intossicato il giorno di festa. Anzi il mio giorno di festa perché alla fine Marito è andato a giocare, quindi FELICITÀ.

Ne deduco che ragionano per gruppi di insieme. NOI CHE GIOCHIAMO A TENNIS DOBBIAMO SEMPRE TUTELARE I MEMBRI DEL NOSTRO CLUB DI GIOCATORI DI TENNIS.

Se la moglie di uno di noi rompe il cazzo, le falangi armate si uniranno per creare una barriera comune e resistere a tutti i cazziatoni.

“Se tu sei libero, non temere, mi adatto io a tuoi orari, amico caro fraterno. Noi siamo uniti da un patto viscerale che nulla è in confronto al matrimonio. Io ti offrirò il mio tempo anche a discapito della serenità della donna che ho sposato, perché nel cuore porto incise le iniziali di Fred Perry”.

Io me li immagino così, un po’ imbecilli che non pensano a niente. Cioè, uno ha avuto l’illuminazione di giocare mentre la moglie non c’era per evitare eventualmente storture alla giornata. L’altro non ha colto la furbizia. Ma ha subìto. Questo perché, pare evidente, i membri del gruppo non imparano dagli errori degli altri.

Morale della favola, io e Figlio abbiamo pranzato da soli il giorno di festa. Marito è sparito per 3 ore dalla faccia della terra. Per poi tornare. Stanco.
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