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Super Magic Funky Flo

Ad Halle la classe batte la potenza in finale. E per una volta, la classe, non è quella di Roger Federer.

Ad Halle la classe batte la potenza in finale. E per una volta, la classe, non è quella di Roger Federer.

Purtroppo per lui, la lista degli infortuni di Florian Mayer è ben più lunga di quella dei titoli che è riuscito a vincere in carriera. L’ultimo di questi, all’adduttore, lo ha costretto a star fermo dagli US Open 2015 fino a un paio di mesi fa ed è arrivato dopo uno ancora più grave all’inguine che gli aveva fatto perdere tutto il 2014. Ma Mayer, abituato com’è a lottare con la sfortuna, non si è mai fatto prendere dallo sconforto. Nel 2008 e nel 2009 saltò sei Slam su otto, poi cominciò a giocare sempre meglio e nel 2011 visse la migliore stagione da professionista: raggiunse i quarti di finale a Roma, la finale a Monaco di Baviera e vinse il primo titolo della sua carriera a Bucarest, un ATP 250. In autunno, poi, si levò perfino lo sfizio di battere Rafael Nadal a Shanghai, arrivando fino ai quarti di finale. L’anno successivo non fece granché ma a Wimbledon arrivò fino ai quarti di finale, sette anni dopo la prima volta, quando aveva appena vent’anni. Da allora non è riuscito più a giocare ai livelli che gli avevano permesso di arrivare tra i primi 20 del mondo. Nel 2015, dopo aver perso praticamente tutti i punti che aveva, è sceso fino al numero 614 del ranking e quando sembrava che il tedesco potesse tornare a livelli più adeguati al suo immenso talento, si infortunò di nuovo nel corso dell’incontro di primo turno agli US Open contro Martin Klizan.

Nei sette mesi di stop Mayer ha viaggiato molto: Süd Tirol, Norvegia e Patagonia. I viaggi, come spesso accade, lo hanno fatto riflettere molto sul suo futuro. Florian ha 33 anni ed è in giro nel circuito da quindici. Non è certo sorprendente che a Monaco di Baviera, dove ha iniziato la sua stagione, abbia parlato per la prima volta di ritiro. «Giocherò fino a fine anno e poi deciderò cosa fare». Le parole del tedesco assomigliano molto a quelle di Flavia Pennetta, che a Wimbledon 2013 disse che avrebbe fatto un bilancio a fine anno e deciso cosa fare. Quell’anno Flavia raggiunse gli ottavi a Londra, i quarti di finale agli US Open, l’anno dopo i quarti agli Australian Open, la vittoria di Indian Wells, la prima semifinale a New York fino all’acme della sua carriera dodici mesi più tardi, la vittoria nello Slam che le ha dato più soddisfazioni. Mayer per ora è partito da un ATP 500 e con la sua nuova classifica potrà cominciare a giocare anche per traguardi che contano di più.

Mayer e Zverev con il direttore del torneo, Ralf Weber.
Mayer e Zverev con il direttore del torneo, Ralf Weber.

Il tedesco ha raggiunto ad Halle la sua prima finale sull’erba e l’ha vinta giocando un tennis che si sposa alla perfezione con la superficie, fatto di chop e back che rimbalzano pochissimo e di colpi piatti come non se ne vedono tanto a quei livelli. Era dal 2011 che il tedesco non riusciva ad arrivare così in fondo in un torneo e la vittoria di oggi contro Zverev gli porta il primo ATP 500 della carriera, il titolo più prestigioso. È una sorta di rivincita verso gli organizzatori del Gerry Weber Open, che hanno preferito dare le wild card a Jan-Lennard Struff (eliminato al primo turno), Dustin Brown (eliminato al secondo) e allo statunitense Taylor Fritz (battuto al primo turno). Mayer è entrato nel tabellone principale del torneo grazie al ranking protetto e si è guadagnato la finale con un tennis di puro talento, un unicum nel circuito. Ha avuto un po’ di fortuna, perché Kei Nishikori si è ritirato prima del loro match in programma al secondo turno, ma Florian ha un bel po’ di credito con la buona sorte, e poi in semifinale ha battuto l’altro top 10 che avrebbe potuto incontrare, Dominic Thiem. A Monaco si era augurato che gli organizzatori avrebbero premiato la sua fedeltà al torneo della Vestfalia (al quale ha partecipato nove volte negli ultimi undici anni), invece ad Halle si è dovuto arrangiare e in conferenza stampa non ha certo mancato di far notare il suo disappunto.

Il suo torneo era partito con la rabbia e la delusione ed è finito con il sollievo e la commozione, anche perché, dopo aver perso il secondo set con un paio di match point a favore, probabilmente non ci credeva nemmeno lui che sarebbe riuscito a vincere la partita. E quando il rovescio di Zverev è andato finalmente lungo dopo quattro match point annullati, Mayer si è lasciato andare alle lacrime. Mentre lo premiavano, lo ha anche detto: «Non so nemmeno come facevo a tenere la racchetta in mano». Zverev, che doveva essere più fresco, si è sciolto sul più bello, in un modo non troppo diverso da quello che è costato ieri il match a Federer. Mayer aveva perso di un soffio il secondo set, ha stretto i denti a inizio del terzo e poi ha approfittato del calo di concentrazione del suo rivale senza più voltarsi indietro. Con i 500 punti di Halle salirà fino al numero 80 del ranking, ma dato che cinque settimane fa si trovava ancora ai margini della top 200 dovrà entrare a Wimbledon con il ranking protetto, sempre che gli organizzatori dello Slam londinese non si inteneriscano e decidano di dargli una wild-card (ma sei sono già state assegnate e una di queste è andata ad un suo connazionale, Dustin Brown, ancora lui).

mayer halle 2016
Florian Mayer ha centrato i quarti a Wimbledon alla prima partecipazione, dodici anni fa.

La voce bassa e insicura di Mayer, in conferenza stampa, ogni tanto si interrompeva perché il vortice di emozioni dev’essere difficile da gestire e le parole per descriverlo, quel vortice, non sono facili da trovare. È la vittoria più importante della sua carriera, molto più dolce e molto più prestigiosa della prima: «Questo è un ATP 500, ci giocava Federer, è incredibile come sia riuscito a vincere», ha detto. Ma non è nemmeno così inaspettata: ieri, prima di affrontare Thiem aveva detto che sapeva di avere il 50% di possibilità perché il suo avversario poteva essere stanco dopo tante battaglie e oggi si è dato la stessa percentuale. «Sapevo che Zverev avrebbe avuto un po’ di pressione addosso, perché non è facile gestire una vittoria come quella contro Federer. L’ho sperimentato sulla mia pelle: dopo aver battuto Nadal a Shanghai, giocai un match catastrofico il giorno successivo». E in effetti la tensione è costata cara a Zverev, che ha fatto scivolare velocemente il primo set, perdendo due volte il servizio, e nel terzo non ha avuto la cattiveria necessaria per vincere un titolo di questo livello.

La star inattesa di Halle, un biondo 33enne coi capelli a spazzola che gioca degli spettacolari dropshot in salto e che sbaglia uno o due approcci a rete in tutto il torneo, non era il favorito del pubblico. Con Federer fuori dai giochi, Halle era quasi tutta per Zverev, il campione che tutti stanno aspettando. Non c’è da biasimarli, del resto, perché il tennis maschile tedesco ha un gran bisogno di stelle e il tempo di Mayer è scaduto da un bel pezzo. Ma al Gerry Weber Open, che è riuscito a diventare uno dei tornei più importanti al di fuori degli Slam e dei Masters 1000 e punta ad un ulteriore upgrade dopo essere diventato un ATP 500 due anni fa, Florian ha scritto una pagina di storia che qui si ricorderanno a lungo. A inizio torneo erano in pochi a considerarlo e il suo match nei quarti di finale contro Andreas Seppi è stato seguito da un Gerry Weber Stadion mezzo vuoto, visto che Federer aveva già vinto la sua partita. La storia si è ripetuta ieri, perché dopo Federer-Zverev non erano in molti ad essere interessati a conoscere il nome del secondo finalista.

Lo chiamano Funky Flo per via del suo stile di gioco poco ortodosso e stravagante, ma fuori dal campo non è certo paragonabile a Philipp “Picasso” Petzschner, nato come lui a Bayreuth, o a Dustin Brown, il tennista con le treccine. Nella sala dedicata alle conferenze stampa, questa volta finalmente piena, ha risposto a tutte le prevedibili domande dei giornalisti tedeschi con grande pazienza. «Cosa ti aspetti da Wimbledon?» «Ora non pensi più al ritiro?» «Sei sorpreso di aver vinto il titolo?» Lui sospirava e parlava cordialmente, prendendosi le sue pause per misurare le parole. Lo sa benissimo che a Wimbledon potrebbe andare com’è andata negli ultimi Slam, perché il ranking protetto gli permette di saltare le qualificazioni, ma non di scansare Federer o Djokovic al primo turno. Ma divinità a parte, tutti gli altri dovranno segnarsi il suo nome per i primi turni. Magari si sono dimenticati di lui in questi due anni in cui è stato lontano dal circuito, ma Funky Flo non ha mai smesso di pensare al tennis.

ATP Halle 2016 Florian Mayer


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