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Farfalle per tennis

C’era una piccola e colorata farfallina che svolazzava serena proprio vicino a me, poi a un certo punto è volata su un tavolo, il tavolo era sotto un gazebo e lì ho intravisto un cartello con le indicazioni per organizzare feste per bimbi nel piccolo giardino. Nel giardino, infatti, noto che ci sono i giochi per bambini: uno scivolo e delle altalene, proseguo con lo sguardo e ci sono delle strutture che ricordano vagamente le case dei villaggi marittimi e mi ricordo di un resort in Sardegna fatto proprio così, il mare poi…

Questa è cronaca dettagliata della partita di tennis a cui ho assistito. Sì, proprio io la più grande hater del giuoco del tennis. Ma cosa mi ha spinto a questa due ore di tortura? Di seguito l’illustrazione dei fatti, reali.

Partita, la finale, di tennis a cui ho assistito. Ha giocato marito ed io, ammetto, volontariamente ho scelto di andare a vederlo. Proprio io, a mezzogiorno. Non mi sembra fossi sotto effetto di droghe o altro. Ripensandoci l’unico motivo logico che trovo a questo gesto malsano è: l’amore. Anche se io appartengo al partito dell’odio sempre, ovunque e un po’ per tutti. Ma, in alcune circostanze, anche io, crudelia demon de Nuovo Salario, vengo mossa da sentimento gioioso e da amorosi sensi. Sarà grazie a Papa Francesco e alla bontà d’animo che percepisco intorno a me.

Ma tornando alla avvincente partita: non ho capito niente. Ma zero, eh! Non ho capito gli scambi, chi vinceva, chi perdeva. L’unica cosa che ho fatto è stata osservare.

E captavo il mondo immediatamente limitrofo ai campi costituito da taluni personaggi. Proverò a dipingere il cluster di utenti:

Il curioso: non fa parte della squadra di nessuno, probabilmente non gioca a tennis ma osserva scrupoloso. Immancabile posa: braccia conserte dietro la schiena, si muove a piccoli e silenziosi passi. Sa tutte le regole scritte in cielo e in terra del tennis, mi spingo a credere che sappia tutto in assoluto;

la femme fatale: lei è una signora, distinta e molto bella, un po’ in là con gli anni ma giovanile. Espertona di tennis, probabilmente vive ancora il dramma di interno di essere stata sfanculata in giovane età da un marpione insegnante di tennis e ora vive di spocchia. Crede di sapere tutto, avanza applausi con una certa disinvoltura, probabilmente non gioca da millenni;

l’ansiogeno: parente prossimo di uno dei giocatori, lo si nota in posizione fetale in un angolo mangiando le unghie già 20 minuti prima dell’inizio del match. Psicologicamente non serve praticamente a nulla ma probabilmente ha la macchina;

l’allenatore mancato: poche parole per descriverlo. Sa esattamente cosa suggerire, conosce tutti colpi, distribuisce consigli a caso, sciorina nomi di tennisti del passato, descrive minuziosamente i colpi probabilmente inventandoli in quel momento;

il mitomane: vedere alla voce allenatore mancato.

Io: c’è poi la sana di mente che per uno scherzo del destino, si ritrova seduta su uno spalto scomodo, sporco, vecchio, a cercare di rimanere attenta a una partita di una noia mortale. Mi sono vergognata tantissimo perché sovente ho dovuto chiedere a femme fatale il punteggio.

Per dovere di cronaca: mio marito ha vinto. A me è venuta una insolazione e due palle così.
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