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La nausea

A giudicare dalla fretta con cui Nick Kyrgios serviva quest’oggi, viene quasi da credere alle numerose dichiarazioni che l’australiano ha dispensato nei mesi scorsi, per la felicità dei giornali a corto di titoli: «Non mi piace il tennis, preferisco il basket», «Ci sono dei momenti in cui non mi piace questo sport, ma che altro devo fare?» e via dicendo. Le spacconate di questo tennista sono ormai diventate ben più che un interessante contorno di un talento purissimo e stanno inghiottendo il personaggio in cui Kyrgios ha deciso di mostrarsi.

Ma più che la noia, o la nausea, quello che preoccupa veramente – se di preoccupazione si può parlare, quando si tratta di queste inezie – è che Nick non sembra vedere il problema. Anzi, probabilmente uno come lui è felice che la gente si preoccupi dei suoi comportamenti. «Stai considerando di assumere un allenatore?», gli hanno chiesto dopo la finale dell’ATP 500 di Tokyo, vinta per 7-5 al terzo contro David Goffin. «Ho appena vinto un 500, sto facendo le cose nel modo giusto», ha risposto lui. Pochi giorni dopo, in un Masters 1000 che poteva dargli concrete chance di arrivare tra gli otto del Masters, Kyrgios ha perso in due set durati complessivamente 49 minuti contro Zverev. Non Alexander, eh, il fratello.

Ad un certo punto, quando a Mischa Zverev mancava l’ultimo game di quella routine che è stata il secondo set per vincere, perfino il disratto pubblico di Shanghai si è spazientito. I sibili e i mormorii di fine primo set sono diventati dei fischi belli e buoni. Non troppi, almeno per quanti ne stava meritando Kyrgios. E allora Nick, a cui interessa sicuramente più l’onore del tennis, ha cominciato a parlare con qualcuno del pubblico che non era soddisfatto di aver speso i suoi soldi per vedere l’astro nascente del tennis, il predestinato nonché futuro numero 1 del mondo, perdere rovinosamente contro un tennista discreto, già oscurato dall’aura del fratello minore. “Wanna come here and play?”, ha detto Nick allo spettatore che si sentiva defraudato, prima di mandarlo a quel paese nella frase successiva.

L’arbitro, che due minuti prima gli aveva dato uno warning, durante la sceneggiata ripeteva come un mantra “NICK NICK NICK NICK NICK”, nel tentativo di bloccare una possibile escalation. Ma le parole, specie con quelli come Kyrgios, cadono spesso a vuoto e il richiamo dell’arbitro ha finito per diventare qualcosa di grottesco e divertente, una specie di meme in diretta.

Serviva di fretta, Nick, tanto che la regia di Tennis TV non riusciva a mandare in onda i replay. E bravo è stato Misha a rimanere calmo, perché un atteggiamento del genere in campo può far perdere la concentrazione, o peggio, generare rabbia. Kyrgios, se non altro, è bravo a trascinare l’avversario con sé. Zverev però ne ha viste tante in vita sua: avrà pensato alla vittoria facile in arrivo, al primo set vinto per 6-3 con giusto un paio di game in cui Nick si è impegnato. Perché poi, Nick, ha premuto il tasto Fast Forward sulla partita, eliminando praticamente i tempi morti, il momento-asciugamano, i monologhi, la preparazione al servizio, e velocizzando quelli di gioco, ovvero tirare tutto al massimo della forza stando attento a non tenere in campo la pallina.

Nell’ultimo cambio campo, Kyrgios ha detto all’arbitro: «Puoi chiamare il Time così finisco questa partita e me ne vado a casa?». Zverev ha fatto il tedesco dal sangue russo: ha accettato tutto di buon grado, si è preso questa vittoria, e ha pure dato una pacca sulla spalla a Nick a fine match. Per quelli come Mischa, dev’essere particolarmente difficile capire queste giornate. Perfino uno bizzoso come il fratello Sascha non arriverebbe a tanto. E probabilmente non è un caso che si dica così spesso che Alexander Zverev, due anni più giovane di Kyrgios e mai oltre un terzo turno negli Slam, diventerà presto il numero uno del mondo, mentre Kyrgios continua a rimanere un enigma alla soglia della top 10.

Al prossimo turno Nick avrebbe dovuto affrontare Marcel Granollers, poi chissà, forse questo Djokovic che non si sa neppure come sta. In palio c’erano almeno 360 punti, e visto che Dominic Thiem, per ora l’ultimo qualificato al Masters, dista circa 800 punti, veniva quasi da pensare che Kyrgios avrebbe potuto dire la sua in questa corsa verso Londra. Ma come spesso accade, ci si dimentica che quelli che tengono in mano la calcolatrice non sono quelli che tengono la racchetta. E che Kyrgios, molto probabilmente, se ne fotte del Masters, delle semifinali nei Masters 1000 e di molte altre cose su cui buona parte di quelli che seguono il tennis da fuori perde molto del proprio tempo.

Domani Kyrgios, molto probabilmente, si riposerà e posterà qualche foto su Twitter, salutando i propri fan e scrivendo qualche scusa, sicuramente non di sua volontà. Non guarderà certamente del tennis in tv, mica è così pazzo, magari si allenerà in vista del prossimo torneo. Oppure, chi lo sa, magari riguarderà gli ultimi punti della sua partita con Mischa Zverev e penserà che, dopo tutto, qualcosa di diverso lo poteva pur fare. Mica giocare a tennis, chi sarebbe così arrogante da chiederglielo, ma magari qualche numero dei suoi con la racchetta, giusto per darci qualcosa di cui discutere, invece delle solite scaramucce da quattro soldi che ormai ci hanno già annoiato. O nauseato.

ATP Shanghai 2016 Nick Kyrgios

Daniele Vallotto è nato a Padova, poi ha vissuto a Roma e ha finito per trasferirsi a Berlino. Gioca malissimo a tennis e pertanto ne scrive diffusamente. Si rade di rado la barba. Mail: d.vallotto@tennispotting.it
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