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I professionisti all'Aniene

Alle due di una qualsiasi domenica romana, quelle in cui il freddo è già un ricordo e la mente immagina i weekend al mare, magari lunghi se si incastra qualche ponte lavorativo, un campo da tennis in terra rossa è il fondo migliore da calpestare. Si gioca l’Over 40 a squadre categoria “libero”, ovvero senza limiti di classifica, e quindi ci tocca giocare contro il Canottieri Aniene, i primi della classe in questa Coppa Fioranello.

E se loro sono primi, noi che ci giochiamo contro siamo gli ultimi, perché così ha sancito la classifica del girone “A”: tre sconfitte in altrettante partite, Club Nomentano a zero punti, una cosa che capita raramente. Purtroppo la rosa della squadra è corta, e delle tre partite del girone ne abbiamo fatte solamente due, perché alla prima non ci siamo presentati per mancanza di giocatori.

La seconda partita del girone l’abbiamo giocata al circolo Villa York, alle pendici di Villa Pamphili. Eravamo solamente in due quando ne servivano almeno tre. Si gioca, infatti, con la formula dei due singoli e un doppio, con la regola che i due singolaristi non possono giocare assieme la gara a due. I nostri avversari erano bravi, Eddy ha perso 6-3 6-4 giocando bene ma non brillando, io ho giocato con una contrattura post-calciotto che dopo cinque game mi ha costretto a giocare da fermo: 6-2 6-0 e prima sconfitta ufficiale della stagione in archivio. Il doppio non l’abbiamo disputato perché Alessandro, anche noto come “Paro”, una storpiatura del suo cognome, non si è presentato. Il giudice ci ha addirittura comminato un punto di penalità.

E quindi ecco l’Aniene, a casa loro. Incontro Paro sul Lungotevere dell’Acqua Acetosa, dopo aver inventato un parcheggio, ma tanto è domenica e i vigili sono più sotto organico del solito. Paro ha già i pantaloncini corti sopra gli scaldamuscoli e indossa fieramente la felpa del Nomentano. Varchiamo il cancello con l’effige del circolo in ferro battuto e lui prova a svoltare subito a destra, verso le scale che conducono all’ingresso principale, dove c’è la porta a doppia apertura modello Grand Hotel. Un solerte concierge lo stoppa subito, andandogli incontro e protendendo le mani: «Campionati a squadre vero? Scendete il viale da quella parte e fate il giro». Scendiamo verso il Tevere sull’acciottolato che taglia l’erba verde satura, tagliata in maniera uniforme. Camminiamo in silenzio, guardando il panorama e soffermandoci con lo sguardo sul fiume. Sembra quasi pulito per quanto è calmo ma questa è sicuramente una suggestione.

Ci ritroviamo con Eddy e arrivano i classici dieci minuti di grandi saluti. A Roma infatti, se giochi o hai giocato a un buon livello, ci si conosce praticamente tutti. E quindi sorrisi, abbracci, pacche sulle spalle, e presentazioni per chi, come me, viene dalla provincia. Tocca decidere chi gioca. Eddy è il più forte, è classificato 3.3 quest’anno, ed è pure quello che si allena praticamente tutti i giorni. Io e Paro siamo tennisti da weekend, 3.4 io, 3.5 o 4.1 lui. Prendiamo la racchetta al sabato, se non piove, e la domenica siamo in campo per il torneo a squadre. Non basterà, ma ci arriveremo.

Tutti vogliono giocare: Eddy vuole il palcoscenico e così anche Paro, che a dispetto dei suoi «No, no, giocate voi che siete più allenati», muore dalla voglia di scendere in campo. Eddy, che lo conosce da tempo e ne è l’esegeta, lo certificherà poi. Anche perché io voglio giocare, figurarsi se mi lascio scappare l’occasione di giocare sui campi dove ho visto vincere Fognini e Bolelli, io che ho passato una vita sui campi dal fondo sconnesso della provincia.

Il Canottieri Aniene, infatti, a Roma è il regno di Malagò, quello che quando si candidò per guidare il CONI prima verificò una eventuale incompatibilità con la carica di Presidente dell’Aniene. Questo per dire quanto conti essere il capo di questo luogo dove il tennis, come il nuoto o il canottaggio, è una scusa per essere nel club di quelli che contano. Abete, Veltroni, Letta: questi sono i cognomi dei soci-tipo dell’Aniene, gente con cui accompagnarsi a tavola o nel chiacchiericcio dei divani, per intessere quelle relazioni sociali che i giornali chiamano “poteri forti”, che non si trovano mai e invece basta girare un po’ per i circoli tennis di Roma. Insomma: l’Aniene è un circolo talmente esclusivo che l’Adidas produce “la scarpa del socio”, un modello griffato con il logo dalle tre strisce e che ha cucito lo scudo giallo-celeste dell’Aniene sulla linguetta. Chiaro, no?

E quindi la sorte, il «da me a te si buttano giù», lascia fuori Eddy, il nostro giocatore più forte. Il mio avversario è un 2.8, ha i capelli biondi, un filo di barba e ha l’aria molto seriosa. So che è un attendista da fondo campo, me ne rendo conto fin dai palleggi, quando vedo le sue palle tornare lente e profonde nella mia metà campo. Servo io, il game è subito combattuto. Fallisco una palla per l’uno a zero, salvo una palla break, ma quando servo sul vantaggio interno indirizzo una prima verso l’esterno, lui risponde con un rovescio tagliato sulla mia sinistra. La palla è profonda ma non troppo, io piazzo i piedi sul corridoio e colpisco un rovescio in lungolinea sbracciando. La palla passa qualche centimetro sopra la rete e atterra qualche centimetro prima della riga. La Yonex di Stan ha fatto ancora una volta la cosa per cui è famosa.

Ovviamente il 2.8 non si lascia impressionare. Tiene agevolmente i suoi turni di battuta e fa subito il break. Si porta in vantaggio per 4-1 in un attimo. Alterna colpi piatti a colpi con taglio all’indietro, tiene la palla profonda e anche al servizio non ha la classica seconda palla da giocatore di seconda categoria, quella che rimbalza alta e sulla quale giocatori di ritmo come me colpiscono bene. Il suo servizio è un colpo piatto o con slice, e quindi mi costringe a colpire sempre sotto il livello della rete. Gioco bene un paio di game e recupero fino al 4-3, ma lui chiude 6-3 senza troppi problemi qualche minuto dopo.

Sul campo adiacente, il numero due visto che io sono sul centrale, Paro riesce a vincere il primo set. È successo che il suo avversario è entrato in campo troppo sicuro di sé, convinto di dare una lezione al nostro giocatore, classificato molte posizioni dietro di lui. Alto, con la barba nera corvina molto curata e completamente vestito di bianco, come impone la regola del circolo per giocare a tennis, il numero due dell’Aniene si è innervosito quando ha capito che avrebbe dovuto impegnarsi per vincere la partita.

A vedere i nostri incontri ci sono poche persone. Il ristorante del circolo, quello dalle vetrate ampie e prospicienti la piscina immersa nel giardino verde giusto prima dei campi da tennis, è al completo. Eleganti commensali sono serviti da camerieri in livrea, e sono circa le tre. Non c’è motivo di “andare al tennis” se il livello delle gare è l’over 40. Ci fossero stati in campo i giocatori della serie A, Santopadre e compagni, sarebbe stato diverso. E così a vederci c’è qualche aficionado del circolo, quei soci che non si perdono neanche gli allenamenti, e qualche amico del Nomentano.

Sento Eddy incitarmi, dire che «la partita c’è, devi crederci». Inizio conquistando un break di vantaggio nel secondo set. Si ci mette anche un affaticamento muscolare che mi porto dietro dal calciotto del venerdì. La gamba destra, quella degli appoggi, è rigida e mi costringe a correre come se dovessi evitare di calpestare immaginarie uova sul campo. Sarà l’unico game che vincerò, anche se sprecherò diverse occasioni per rendere il punteggio meno severo. Perdo rapidamente il secondo parziale, 6-1.

Sull’altro campo, Paro perde il secondo set per 6 giochi a 0. Il suo avversario, Ezio, ha accettato con umiltà di fare partita e quindi, laboriosamente, si è messo a palleggiare aspettando la palla buona per chiudere il punto con il dritto, cosa che farà fino alla fine del match. Anche perché Paro, a corto di allenamento, cala inesorabilmente dopo l’ora e mezza di gioco. Il 6-1 nel terzo set a favore del numero due dell’Aniene sancisce la vittoria del Canottieri e la nostra definitiva eliminazione. Nessuno pronuncia la parola doppio.

Io stringo la mano al mio avversario e mi avvicino mesto al mio angolo. Non ho molto da recriminare anche se Eddy mi dice che se ci avessi creduto, se non mi fossi «fatto impressionare dal fatto che lui è un seconda categoria e tu no», lo avrei battuto. Addirittura azzarda un punteggio facile in mio favore. Troppo buono. Gli rispondo, mentre si avvicina Fabio, il presidente del circolo che è venuto a vederci assieme a sua figlia, giocatrice con classifica WTA, che non potevo fare altro contro questi professionisti. Rimangono interdetti, ma io integro:

«Non si può giocare a questo livello, l’over 40 senza limiti di classifica, senza allenamento. Questa è gente che gioca cinque giorni la settimana, io e Paro siamo due tennisti da weekend, se il sabato non piove. Giochiamo un’ora il sabato e siamo in campo alla domenica di torneo. E quindi è normale che il servizio non entra, o che il dritto non è in palla, per non dire degli acciacchi fisici». Annuiscono.

«Cinque giorni a settimana escluso il giorno della partita», dice Fabio. Annuisco io stavolta, e lui: «Ah ecco». Ridiamo.

I professionisti dell’Aniene, dentro e fuori dal campo visto che sono tutti avvocati, commercialisti o comunque liberi da lavoro a orario fisso, ci hanno ricordato che a questi livelli non c’è spazio per l’improvvisazione.
Non ci si può presentare in campo se non si è al meglio fisicamente, se non si è giocato almeno qualche ora durante la settimana, magari con il sole e non al buio invernale dei campi pesanti. Non si gioca contro l’Aniene se non tocchi racchetta da una settimana o se il giorno prima hai preso un aereo alle 4 del mattino per tornare in Italia.

Questa è roba da tennis di quarta categoria, quello della moltitudine. All’Aniene c’è l’élite, e la storia insegna che le élite non hanno tempo da perdere con il popolo. Anche perché noi il nostro professionista, l’avvocato, quello che gioca cinque giorni a settimana ed è infatti classificato meglio di tutti noi, non l’abbiamo fatto giocare. «Bene ragazzi, questa partita ci ha insegnato una sola cosa: Eddy è titolare inamovibile sempre», dice l’avvocato appena ci ritroviamo tutti fuori dal campo. Vagli a dare torto, magari il sorteggio lo facciamo solo io e Paro alla prossima.

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