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Afa in Vestfalia

«Una bottiglietta d’acqua, per favore»
«Con o senza?» [si riferisce all’anidride carbonica]
«Senza».
È un rituale che oggi, ad Halle, è obbligatorio ripetere ogni ora e mezza, due se si riesce a resistere strenuamente, viste le insolitamente calde temperature con cui la Vestfalia ci ha accolti. 37 gradi, un’umidità che ha poco da invidiare a quella padana e la sensazione piuttosto fastidiosa di doversi lavare le mani di continuo per levare quella sensazione appiccicosa che di solito significa estate: il problema è che siamo in Germania e qui non sono mica abituati ai servizi di TG2 Costume e Società, ragion per cui la giornata non poteva considerarsi conclusa finché uno spettatore non ha accusato un lievo malore nel corso del match che ha chiuso la giornata, Federer-Zverev (esclusa l’ipotesi sindrome di Stendhal, del resto la partita non è stata nemmeno chissà che).

Rispetto all’anno scorso non è cambiato granché al Gerry Weber Open: nel viale che parte dalla segheria ci sono i teli in PVC, ma non ci sono i protagonisti del torneo, bensì la storia delle ventiquattro edizioni. Quella di quest’anno, la venticinquesima, è tutta da scrivere, ma è ovvio che tutti si augurano la finale tra Roger Federer e Alexander Zverev, indubbiamente le due star del torneo. Nishikori, che teoricamente è il numero 2 del tabellone ma ad Halle viene probabilmente per capire dove si farà male a Wimbledon, oggi è durato cinque game: neanche il tempo di controllare cosa propone la mensa che il match era già terminato. Per Nishikori è il quinto ritiro – walkover o ritiro a partita in corsa – negli ultimi cinque tornei su erba a cui ha partecipato: è evidente che il giapponese non se la sente proprio di rischiare il suo fragile fisico su una superficie così imprevedibile, ma più che domandarsi se la sua soglia del dolore non sia troppo bassa, come ha fatto Ben Rothenberg su Twitter, viene da chiedersi perché questo ragazzo non decida proprio di giocarci, sull’erba.

Ci si trova a meraviglia, invece, Florian Mayer, il campione in carica: il suo match contro Pouille, terzo sul Centrale dopo che l’esordio era stato programmato su un campo laterale, è stato il migliore di giornata ed è finito con una mezza sorpresa, ossia con la vittoria di Mayer: Pouille avrà anche vinto il suo primo torneo su erba la settimana scorsa, ma gli manca ancora un po’ di esperienza per superare un osso duro come il tedesco. Mayer ha dominato il primo set, ha giocato meglio il tie-break, eppure è riuscito a perdere il parziale: distrazioni che possono costare la partita, ma non oggi e non contro questo avversario. I dritti di Flo, precisi e piatti, hanno costretto Pouille più volte all’errore, per tacer dei rovesci in back, un enigma che il ragazzino non è proprio riuscito a risolvere. Prima di Mayer e Pouille è stata la volta del derby russo tra Youzhny e Rublev, quindici anni di differenza che si sono visti tutti, ma per il motivo opposto.

Sotto gli occhi attentissimi del coach Boris Sobnik, un ex insegnante universitario di matematica che una trentina d’anni fa si è messo ad applicare teoremi sui campi da tennis, Youzhny ha messo in mostra tutto il suo campionario, perfetto per l’erba: un ottimo servizio, un dritto incisivo, un delizioso rovescio a una mano e ovviamente la specialità della casa, il back di rovescio. Ma Youzhny domenica compirà 35 anni e non sarà sul Centrale a festeggiare durante la finale: Rublev, pur perdendo il secondo set, è sempre rimasto in controllo, dimostrando che il tempo di questo ragazzino classe ’97 sta per arrivare. È un po’ in ritardo rispetto a certi suoi coetanei, ma l’impressione è che il suo tennis sia un po’ più complicato di quello di Zverev e gli altri: di Federer ne nascerà uno ogni cent’anni, vero, ma anche Rublev, nel suo piccolo, ha bisogno di un po’ di tempo per trovare tutti i pezzi del suo tennis, e chissà se li troverà mai. Intanto è per la prima volta nei quarti di finale di un torneo ATP, e considerato che Halle è anche il suo primo torneo su erba della sua giovane carriera tra i grandi c’è da essere fiduciosi per il futuro: su una superficie ostica ha battuto prima Albert Ramos-Viñolas e poi Youzhny. Domani giocherà contro l’amico e connazionale Karen Khachanov: l’altro ieri era sul campo 2 a tifare per lui, oggi in mixed zone, sudatissimo e ovviamente felice, ha detto che nel loro match non ci saranno molto segreti, dato che si conoscono così bene.

Il caldo, che sul campo Centrale è davvero fastidioso, non ha comunque spettinato più di troppo Roger Federer, che si è qualificato ai quarti di finale senza mai rischiare troppo. In tribuna stampa, qualche accreditato ha espresso preoccupazione durante il match, tradendo chiaramente la propria preferenza, ma la verità è che oggi Zverev non aveva scampo, come non ne ha avuta nei tre precedenti. Quattro anni fa finì 6-0 6-0, questa volta il punteggio è stato decisamente normale: 7-6 6-4, con qualche piccolo brivido, come quando lo svizzero ha perso il mini break e si è trovato sotto 4-3; Federer si è pure fatto scappare un “komm jetzt” (o “chum jetze”, nella variante svizzera) prima ancora che un suo dritto si rivelasse vincente e l’arbitro ha dovuto far rigiocare il punto. In conferenza stampa gliene hanno chiesto conto e lui l’ha definito un momento «imbarazzante». Ma imbarazzi a parti, domani Halle avrà la partita tra il campione uscente, Mayer, e l’otto volte campione, Federer, che naturalmente punta alla nona perché va bene riscaldarsi, ma un torneo in più fa sicuramente comodo. Se gli dei avranno pietà, non solo vedremmo delle belle partite, ma dovremmo anche rinfrescarci: per tutto il resto c’è il bar della sala stampa.

Andrey Rublev ATP Halle 2017 Kei Nishikori Roger Federer


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