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Come fare un discorso celebrativo

A Indian Wells Naomi Osaka ha appena vinto il suo primo titolo a livello WTA, nonché primo trofeo in assoluto considerando che non ha mai giocato fra i junior. La sua avversaria, Daria Kasatkina, riceve il trofeo di consolazione, approccia l’asta del microfono e si rivolge al suo team per tutto il repertorio del caso: i “ringraziamenti sinceri”, la sentita commozione declinata con voce semi-rotta. Conclude il tutto con un ispirante “Non mollate mai, inseguite i vostri sogni, e continuate a farlo”. Un discorso esemplare che riceve un caloroso applauso. Sarà dura replicare una simile performance. Tocca alla campionessa.

«Ehm.. ciao, sono Nao.. vabbè, non importa». Primo strike. È al suo primo discorso da vincitrice e si è già presentata al pubblico neanche fosse al circolo degli alcolisti anonimi di quartiere. Eppure, Naomi sembra sentirsi davvero ubriaca, come se avesse bevuto qualche goccetto di troppo durante i cambi-campo; agita entrambe le mani con vistoso imbarazzo come a mimare un ciao ai 16.000 spettatori del Tennis Garden e non riesce a contenere le risate isteriche. Ricominciamo.

Da dove si comincia di solito? «Vorrei ringraziare, ehm… il direttore del torneo» — ottimo: il direttore, il capo, quello importante, quello che dirige. Il tono asettico si trasforma in squittio e la voce le si impenna non appena si gira verso Tommy Haas, il boss, che in quell’uniforme sembra proprio Jim Hopper di Stranger Things. «E poi… ehm… la WTA… lo staff, i fisioterapisti…», poi si gira di scatto, divertita e imbarazzata, e  ricorda che la ragazza che ha sconfitto è ancora là, dietro di lei con quel mini-trofeo di consolazione in braccio, in attesa delle classiche parole di conforto. «Ops, scusate!», accenna una risata isterica. Strike due.

Lo sanno tutti che la prassi prevede che l’avversaria è la prima persona da ringraziare. Kasatkina sembra ancora più divertita dal disagio: «Volevo ringraziare anche Dasha per essere così carina con me e anche perché è figo giocare contro di lei, sono sicura che giocheremo insieme altre finali e robe del genere». (and stuff like that, che è la classica interiezione che significa “sto dicendo tanto per dire”). E Kasatkina è stata ringraziata. Però manca il suo team. «E poi vorrei ringraziare anche il team di Dasha… perché anche loro molto gentili». Chiaramente non sapeva cosa dire. «E congratulazioni per… ehm… congratulazioni per… ecco…», non se la ricorda questa parte, dà ancora l’impressione di essere ubriaca, meglio tornare a parlare di qualcosa che conosce: «E poi vorrei ringraziare il mio team», alzando il braccio con il palmo aperto rivolto al suo angolo per un chiaro gesto evocativo, con l’oramai solito sorriso ebbro. «Grazie per… sopportarmi e.. niente, praticamente questo». Lei ride, il pubblico ride, la battuta ha colpito nel segno. «E anche per supportarmi», conclude tornando sul serioso, uno schema collaudatissimo tratto dai discorsi da matrimonio.

Passa poi a ringraziare Sasha Bajin, che è diventato il suo sparring partner da dicembre dopo esserlo stato per Serena, Azarenka e Wozniacki. E poi il padre (haitiano) e la madre (giapponese), che la stanno guardando dalla Florida. Naomi è “on a roll” come direbbero gli inglesi. «Che sto dimenticando… che sto dimenticando…», parla al microfono ma ragiona con se stessa, è un po’ quella tattica che si utilizza durante gli esami universitari, quando fai vedere alla commissione che le cose le sai ma stai ragionando: in verità non stai dimenticando niente, stai solo aspettando che ti venga in mente. «…Vorrei ringraziare anche i miei sponsor!» e subito scuote i capelli raggiante come fosse Lacie in Nosedive di Black Mirror alle prese con la ricerca di rating positivi. «Adìdas (con un marcato accento sulla ì), Nissin, WOWOW e… e… Yonex! Ok!» mentre alza entrambi i pollici, probabilmente immaginando i dirigenti della Yonex compiaciuti.

«Cosa sto dimenticando… cosa sto dimenticando…», stavolta il mantra mnemonico sembra più convinto, c’è qualcosa che effettivamente può dimenticarsi, arrivati a questo punto, visto che a spizzichi e bocconi ha esaurito quasi tutti i nomi sulla lista. «Oh! Oh! Gli arbitri!… e i raccattapalle!». Naomi è super soddisfatta, questo le dovrebbe dar diritto a punti bonus. «I raccattapalle sono davvero grandiosi!». Naomi rincara la dose, il pubblico la osanna e per questa mossa ad effetto, che le dà tempo in più per pensare ad una chiosa. «Ed infine vorrei ringraziare voi, guys, per essere venuti a guardare questo match, grazie mille». Ma se questo finale potrebbe sembrare classico, ecco il twist moderno: invece dello scontato “Ci vediamo l’anno prossimo!” ecco un più significativo: «Yeah, I think that’s it». (Ecco, questo è quanto).

«Probabilmente il peggior discorso di sempre». Parole sue.

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naomi osaka


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