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Un sabato col sole a Barcellona

A Barcellona perde Nadal, e neanche è più una notizia.

A Barcellona perde Nadal, e neanche è più una notizia.

Non è sempre tutto chiaro. In attesa che Nishikori e Medvedev comincino la loro semifinale, reso omaggio alla retorica barcellonese che chiede si rimanga incantati alla barceloneta o al barrio de gracia o a quello gotico, o al raval o a dove diavolo volete voi, tanto bello per bello cambia poco, anche l’insopportabile RCTB, che sta per Real (figuriamoci) Club de Tennis Barcellona, può sembrare casa.

Tra il via vai di quello puoi solo supporre essere il bel mondo della città che vorrebbe essere solo catalana, le facce sono quelle di Melbourne, di Wimbledon, di Roma e del mondo. Sono come la tua, in fondo. La rivista patinata che viene distribuita gratuitamente sarà costata chissà quanti soldi, e visto che da queste parti si bada a spese solo per evitare che grassocci inviati non smarriscano del tutto la linea, hanno pensato bene di distribuirne almeno tre, ma non è certo che siano solo quelle. Quello che è invece è normale è che ci sia sempre Nadal in copertina, mentre morde una delle 11 coppe, mentre ride – e si capisce che 70 domeniche non fanno una vita – mentre sbraccia e lascia andare la famigerata chela mancina.

Con l’aiuto del sole, che a Barcellona in aprile non è sempre scontato, già alle 13 la spianata che ospita il club è piena. A Pedralbes, proprio sotto il Tibidabo, che in fondo non sfigura al cospetto di più rinomati promontori ma con quel nome pare uno scherzo esotico, coppie si baciano promettendosi di farlo per sempre, o almeno fino alla finale, che chissà se giocherà Nadal.

Non serve la didascalia

Arrivano stranamente a piedi, il che fa argutamente dedurre che da qualche parte ci deve essere un parcheggio o che, in alternativa, solo gli abitanti di questo lembo di Barcellona che pare ricchissimo siano interessati al tennis. Sul parcheggio vale la pena di informarsi, anche perché la metropolitana è abbastanza lontana e se si è moderatamente pigri pure la fermata del 63 può essere non del tutto a portata di mano. Ci sono i taxi, ma insomma, gli inviati del XXI secolo hanno altre abitudini; beati loro, che almeno sanno scrivere, visto che si deve cercare la polemica.

Quest’anno al Real (insopportabile) Club hanno pensato di togliere i posti per la stampa e quindi ci si può mischiare col pueblo, che però non è quello del calcio e passa il tempo a sospirare per l’hombre di casa, che in realtà sarebbe di Manacor ma qui l’alcalde una volta ha detto che è per Barcellona quello che Mozart è per la musica o forse per il tennis, va a sapere.

Così c’è la possibilità di essere aggrediti da costosi profumi che si immaginano sensuali, se non fosse che il mischiarsi con l’odore di qualche frittura che arriva dai viali non produca un effetto non troppo erotico. Però quando arrivano Nishikori e Medvedev non ci sono solo i soliti giapponesi a notare che Kei non risponde per niente ai luoghi comuni, a dirla tutta un po’ razzisti, che lo vogliono giapponesino senza emozioni.

Kei è un tipo che trovi nei viali a fotografarsi con le ragazze anche poco prima del match, e se vogliamo essere tecnici, uno dei suoi problemi è che non riesce a stare con la testa sulla partita a lungo. L’altro è una strana emotività, che lo prende in genere quando è in vantaggio, cosa capitata anche oggi, quando sembrava avesse risolto la questione Medvedev. Il russo invece sì che pare incarnare l’anima slava, con quella camminata indolente, quasi da sconfitto, capace anche di terribili scoppi d’ira, di cui fa le spese soltanto una povera racchetta. Poi però alla fine ha vinto, quasi incredulo, visto che ad un certo punto sembrava finita.

Questa volta il saluto di Nadal a Barcellona è al sabato

Ma naturalmente si è tutti quanti in attesa dell’attrazione, quando Nadal entra in campo sembra quasi veder vibrare, oltre naturalmente ai gradoni di lamiera, calpestati con contorno di gridolini, l’emozione di hombres e mujere, arrivati da soli o col guaque, per farlo abituare all’abbronzatura fuori stagione e all’eleganza casual di un sabato pomeriggio al club. La partita è come deve essere, anche se qui credono nel lieto fine e quando Nadal va 0-40 proprio nel momento in cui sembra finita, il sollievo pare di toccarlo. Così come si tocca la delusione di un passante finito sul nastro, anche perché il primo a non sembrare convinto sembra proprio lui, Rafa, che in conferenza stampa dirà che fino a quando perde con i migliori il problema non si pone e che comunque avrebbe voluto giocare così anche sabato scorso, magari non finiva allo stesso modo.

Si ritorna a casa già consolati, il ragazzo bacia ancora la ragazza, pazienza per Nadal, a domani ci si arriva.

ATP Barcellona

Roberto Salerno Palermitano, scrittore, saggio.
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