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Guida agli US Open maschili

Ci sono tutte le premesse per il solito esito anche agli US Open 2019.

Ci sono tutte le premesse per il solito esito anche agli US Open 2019.

Che sia l’ora X? 

Solita domanda: riusciranno i nostri tre eroi a non vincere uno slam prima degli anni ‘20 di questo secolo? Questa è ormai l’ultima occasione perché a Melbourne sarà già gennaio ma a differenza di Wimbledon è giusto coltivare qualche speranza. Non solo per il filotto di Daniil Medvedev, condito dal successo abbastanza netto contro il numero 1 del mondo a Cincinnati, ma perché il cemento non è l’erba e anche il calcolo delle probabilità dovrebbe dare una mano ad evitare che le strade si spianino di fronte a quei tre, com’è successo negli ultimi due anni. Il sorteggio ha dato una mano a Federer e messo qualche insidia nel cammino degli altri due, difficile che arrivino tutti quanti in semifinale.  Naturalmente tutti abbiamo ancora negli occhi quell’incredibile finale di Wimbledon, ma un po’ come capita per le partite con tanti gol, anche in questo caso quel match è stato il risultato di una serie di errori abbastanza clamorosi da parte di Federer. Se è già sorprendente che sia successo una volta, che possa ripetersi è sostanzialmente impossibile e quindi il successo di Djokovic per noi è tutt’altro che scontato, visto il livello di gioco mostrato dal serbo negli ultimi due anni, lontano parente del cannibale della prima metà degli anni ‘10. In qualche modo le seconde file non sono più lontanissime e anche la superiorità mentale di chi è abituato a vincere presto non basterà più. Quanto presto? Alla fine siamo costretti alla solita risposta: chissà, magari è la volta buona.

La seconda fila

Medvedev naturalmente, ma in attesa che Zverev risolva i misteriosi problemi in cui è precipitato ci sono almeno Tsitsipas e Thiem che potrebbero trovare a New York le due settimane che aspettano da un bel po’ di tempo. Tsitsipas arriva da tre sconfitte di fila e sembra quello maggiormente in difficoltà, perché se quella di Washington è stata contro Kyrgios, che rimane il più forte di tutti quindi pazienza, a Montrèal e Cincinnati le cose sono andate decisamente male: contro Hurkacz e Struff a primo turno non è proprio il caso di perdere. Thiem non è andato tanto meglio, ma ha la “scusante” della solita programmazione poco tradizionale: giocare (e vincere, certo) a Kitzbuhel per poi saltare Cincinnati non pare un’idea splendida e soprattutto non lungimirante per un tennista che è top 5 e ancora a zero nella casella Slam vinti. In mezzo, la sconfitta netta contro Medvedev, arrivata però dopo due partite vinte con avversari non banali come Cilic, in chiaro declino, e Shapovalov, che è in un momento simile a quello di Zverev. Negli ultimi due anni, a New York Thiem ha perso due match incredibili al quinto set prosciugando le energie di chi lo aveva battuto, magari adesso riuscirà a fare meglio. Ci sarebbe anche Khachanov, che dopo un inizio di stagione deludente sembra essere rientrato in carreggiata. A differenza di Medvedev però, Khachanov sembra più dipendere dalle condizioni degli avversari, e complessivamente non è forte quanto Medvedev, difficile pensare che possa ambire a qualcosa di diverso dall’ingresso nella seconda settimana.

I soliti ex

Il ricambio comunque è tra noi. Abbiamo già accennato a Cilic, ma anche Nishikori, che è ancora top10 ma sembra aver imboccato la parabola discendente di una carriera che alla fine non è mai decollata per davvero. Il giapponese ha pagato molto la sua incredibile emotività, che si trasferiva nell’incapacità di colpire un dritto decente quando la partita si faceva complicata. La stessa cosa va detta di Stan Wawrinka, di cui magari ci si può aspettare l’acuto ma che non sembra più in grado di poter arrivare in fondo ad una corsa dura come uno slam sul cemento. Isner e Anderson l’anno scorso hanno solo approfittato di questo periodo un po’ così del tennis, Berdych è ai saluti e insomma sono più pericolosi tipi come il redivivo Goffin o l’encomiabile Bautista-Agut. Verrebbe da metterci Fognini nel mazzetto dei “pericolosi” ma anche l’italiano è a fine carriera, forse si toglierà qualche altra soddisfazione ma gli slam non sono roba per lui. 

The man of the hour: Daniil Medvedev

Se avesse perso la terza finale consecutiva contro l’avversario migliore dei tre, cosa avremmo pensato di Daniil Medvedev? Arrivato in vantaggio di un break sul 5 a 3 nel primo set contro Goffin, Medvedev ha sfasciato una racchetta dopo un punto perso malamente. In realtà – dirà poi in conferenza stampa – era preda di crampi e aveva paura di perdere la terza finale consecutiva. Il rischio, ora, è che arrivi stanco all’appuntamento sul cemento più importante delle US Open Series. Perché tre settimane nelle quali si arriva in fondo a ogni torneo, vincendo o perdendo è lo stesso, comunque logorano il fisico e la mente. Vedremo se una settimana sarà sufficiente affinché Daniil ritrovi energie e motivazioni per giocare un buon torneo, d’altronde è anche “nuovo” del circuito, deve imparare a programmare bene i tornei e forse neanche lui si aspettava questo exploit. Servirebbe un buon sorteggio per una prima settimana facile.

Agli US Open 2018 Daniil Medvedev batté Stefanos Tsitsipas per perdere poi contro Coric al terzo turno.

Rise Again: Roger Federer

Più che Federer, i suoi tifosi, ancora con la mente sul punteggio di 8 a 7 per Roger e 40-15, con lui al servizio. Difficile non pensare a cosa sarebbe stato, a cosa è praticamente accaduto, se uno di quei due matchpoint avesse consegnato a Roger lo slam numero 21, a 38 anni di età. I suoi tifosi sono ancora fermi là, hanno giurato di non voler mai più vedere una sua partita di lì in poi, spergiuro chiaramente, visto che erano tutti lì, allineati davanti gli schermi per seguirlo a Cincinnati, dove si è presentato, pare, a corto di allenamento. A lui serviva più ricaricare la mente che le gambe, per quello c’erano ancora altre due settimane piene, e magari anche la prima settimana del torneo, che complice un buon sorteggio potrebbe essere ancora un allenamento per lui, ancora a 38 anni. Lui dichiara di crederci ancora, deve dirlo per forza, deve andare avanti perché devi riprendersi dalla sconfitta più pesante della sua carriera, se non altro perché la più vicina cronologicamente rispetto alle altre. Negli ultimi anni a New York è andata abbastanza male – tutto è relativo – chissà se arriverà una qualche compensazione. Non che possa servire ai suoi tifosi, che pure arrivati a 30 slam continueranno a pensare più a quelli persi che a quelli vinti. C’è da augurargli di essere diverso da loro, intanto a New York si è presentato con una t-shirt rassicurante.

Usato sicuro: Rafa Nadal

Al solito, con la concorrenza stanca dall’epilogo di Wimbledon, Nadal è andato a Montreal per vincere tranquillamente il Master 1000 numero 35 della sua carriera, record davanti ai 33 di Djokovic che però è l’unico tennista ad averli vinti tutti e 9. Dopo la vittoria è arrivato il classico ritiro dal torneo di Cincinnati, per concedere al fisico due settimane piene di riposo e allenamenti in vista dello Slam che lo spagnolo può vincere. Rafa garantirà il solito standard agli US Open, avvalendosi del tre su cinque che per lui, prima ancora del fattore fisico, si traduce in più possibilità di ribaltare eventuali momenti negativi, una fase che lo spagnolo gestisce in maniera eccellente. Potrà perdere, certamente, specie se i suoi avversari saranno autori di prestazioni monstre come Federer a Wimbledon. Ma se ci saranno fallimenti diffusi lui potrebbe vincere gli US Open senza neanche soffrire troppo, come nel 2017.  

Il migliore del 2019: Novak Djokovic

Nulla si può dire a uno capace di vincere LA partita del decennio in una finale slam salvando due matchpoint. Si è ripresentato a Cincinnati e l’impressione è che solo quel Medvedev poteva batterlo. Così è stato e ora, passato oltre un mese da Wimbledon, Djokovic dovrebbe avere le pile cariche per arrivare in fondo agli US Open, difendendo il titolo vinto nel 2018. L’impressione è che la sua eventuale vittoria nel torneo dipenderà più dalle prestazioni degli avversari che dalle sue. E anche perdesse, la sua rimarrebbe comunque una stagione fantastica: due slam vinti battendo Nadal prima e Federer poi.

Novak Djokovic ha vinto gli US Open nel 2011, 2015 e 2018.

Comincia la pacchia o no?

Purtroppo il virus del sovranismo colpisce anche un mondo che dovrebbe esserne immune come quello dello sport tutto sommato più internazionalista che ci sia, visto che solo in quel postaccio chiamato appunto New York si sente la vergogna di un inno nazionale. E quindi tocca occuparsi degli italiani, che per un paio d’anni sospireranno in attesa di capire se questo Sinner possa essere completamente diverso da Quinzi. Sembra di sì, ma abbiamo detto tante volte che sbilanciarsi su un 18enne è da idioti prima ancora che da incompetenti e quindi lasciamolo fare ai cantori delle italiche tennistiche sorti. 

Più modestamente possiamo ricordare che Berrettini, reduce dalla durissima lezione di Wimbledon, ha passato un’estate travagliata per via della solita caviglia e che è stato costretto a saltare l’intera mini stagione sulla terra, oltre Montréal. Il ritorno a Cincinnati non è stato, non poteva esserlo, brillantissimo, visto che perdere contro Londero sul cemento non è proprio facilissimo, tant’è che a livello ATP c’era riuscito solo Garin, altro specialista del rosso. A New York il sorteggio l’ha messo nello spicchio più duro di tutti e già con Gasquet potrebbe non andare benissimo. Ad ogni modo meglio non farsi troppe illusioni. Il nostro top 10 Fognini non è messo bene: primo turno con Opelka e secondo figlio in arrivo. Ci sono le premesse affinché torni a casa rapidamente. Infoltiscono la pattuglia anche Seppi, Cecchinato, Fabbiano e Sonego, con le possibili qualificazioni di Lorenzi e Sinner. Nessuno di loro arriverà alla prima domenica, già il venerdì sarebbe un discreto successo. 

I match di 1° turno degli azzurri

Fognini vs Opelka
Berrettini vs Gasquet
Cecchinato vs Laaksonen
Sonego vs Granollers
Seppi vs Dimitrov
Fabbiano vs Thiem

Ottavi di finale teorici

[1] N. Djokovic vs [16] K. Anderson
[11] F. Fognini vs [5] D. Medvedev
[3] R. Federer vs [15] D. Goffin
[12] B. Coric vs [7] K. Nishikori

[8] S. Tsitsipas vs [10] R. Bautista Agut
[13] G. Monfils vs [4] D. Thiem
[6] A. Zverev vs [9] K. Khachanov
[14] J. Isner vs [2] R. Nadal

Primi turni notevoli:

Shapovalov vs Augier-Aliassime: derby canadese della gioventùPella vs Carreno-Busta: alto rischio 5 set
Seppi vs Dimitrov: il bulgaro potrebbe incasinarsi anche contro un ex giocatore oramai
Herbert vs De Minaur: giovani con poco da perdere, potrebbe essere un bel match
Tsitsipas vs Rublev: il russo è in forma, ma il greco deve fare risultato in questo torneo
Schwartzman vs Haase: dove c’è Haase c’è tennis, giocherà come il gatto col topo, occhio agli squittii di Diego

USOpen 2019

La redazione è un mostro a più teste con un numero imprecisato di mani, che produce articoli mostruosi. Scrivici a info@tennispotting.it
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