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Paraguayani brava gente

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviatoci dal popolo paraguayano in sostegno di Sara Errani.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviatoci dal popolo paraguayano in sostegno di Sara Errani.

Comunicato ufficiale della Asociación Paraguayos Unidos Para Sara Errani

In merito alle sgradevoli vicende avvenute il 30 settembre 2020 sul campo 14 del complesso Stade Roland Garros durante il match tra Kiki Bertens e Sara Errani, la Asociación Paraguayos Unidos Para Sara Errani tiene a precisare il proprio totale e incondizionato sostegno alla campionessa italiana, che non più tardi di dieci mesi fa benediva i campi del Club Centenario di Asunción, il cui prestigio non sta a noi sottolineare tanto è evidente dal nome stesso, con alcune prestazioni leggendarie che l’hanno portata fino all’atto finale, al termine del quale si è eroicamente arresa ad una connazionale, il cui patrio orgoglio non si è affievolito davanti alla statura della rivale. Nonostante la sconfitta, la strenua difesa e l’indomito coraggio di Sara Errani hanno scaldato i nostri cuori come solo il Comandante Francisco Solano López Carrillo era riuscito a fare prima di lei e per questo gliene saremo sempre grati.

Quello che è successo nella giornata di ieri, lo ribadiamo, è un affronto non solo al popolo paraguayano, affronto che un popolo minuto e resiliente come il nostro è tuttavia in grado di sostenere, ma è soprattutto una villania inaccettabile ad una delle più grandi tenniste della storia del tennis paraguayano, e poco importa che sia nata a circa 10.430 chilometri dalla sacra terra su cui, per la prima volta, ha posato il suo piede veloce poco meno di un anno fa.

Fin dal primo giorno, il popolo paraguayano ha capito davanti a quale eccezionale esempio di essere umano si è trovato davanti. Sara Errani, dai cui limpidi occhi blu traspare la grande sensibilità dei suoi pensieri, ha capito a sua volta di trovarsi di fronte ad un popolo alla sua altezza, grande e ardito, così come lei. Ed è così che la storia di una campionessa immarcescibile si è legata in maniera inscindibile e irremeabile a quella di un popolo che ha sempre difeso con strenuo sprezzo del pericolo la propria peculiare identità. E se prendiamo in prestito le sue parole, è perché anche in questa vicenda il popolo paraguayano, come un sol uomo, sostiene la propria campionessa, tanto nella vittoria quanto nella sconfitta, tanto dopo un facile dritto lungolinea quanto dopo un warning, tanto dopo un’altissima pallettata pronta a cadere sull’ultimo centimetro del campo quanto dopo un doppio fallo col servizio da sotto.

L’acume tattico, la volontà di non tirarsi mai indietro, la forza di andare oltre le proprie debolezze: il servizio da sotto ci provoca lo stesso struggente entusiasmo che deve aver provato il primo esploratore arrivato davanti le gloriose rovine di Machu Picchu. Vecchie costruzioni in rovina, ormai inutilizzabili, eppure ancora testimoni di una grandezza che trascende il tempo. È troppo facile farsi irretire dagli ori splendenti di El Dorado, rifugiarsi nell’opulenza e godersi la voluttà della ricchezza. Noi paraguayani, e Sara Errani paraguayana tra paraguayani,  ben conosciamo il destino di ciascuno di noi, perché polvere eravamo e polvere torneremo. 

Il perfido popolo italiano, da secoli ormai penosamente aggrappato all’idea di bellezza rinascimentale, ha colpevolmente abiurato la sua campionessa e, tranne delle rare e non per questo immeritevoli eccezioni, l’ha abbandonata al proprio destino. Ah! Quanto è facile dimenticarsi di chi ti ha portato a vette ancora inesplorate, di chi hai celebrato e portato sull’altare, di chi hai lodato fino all’altro ieri per il tuo tornaconto, di chi hai frettolosamente messo da parte quando la giustizia andava a caccia del tuo beniamino! Ma non così imbelle è il popolo paraguayano. Il popolo paraguayano non dimentica. Non dimenticherà la vergognosa prestazione di Kiki Bertens, le sue scandalose e teatrali finzioni, gli immorali colpi vincenti tirati a tradimento, le indecenti corse dopo aver millantato dolori chiaramente inventati, gli sconvenevoli rituali nel post-partita, la pantomima della carrozzina, assecondata da un’organizzazione che ha fatto di tutto per sostenere una valanga di frottole a cui una persona dotata del più minuscolo pizzico di onestà intellettuale non può e non potrà mai credere.

Cittadini! Il popolo paraguayano non dimenticherà l’onesto sforzo di Sara Errani di non lasciarsi andare, di non cadere nei tranelli olandesi, di non farsi trascinare nel fango da chi è evidentemente avvezzo a tali condizioni di bassezza morale. Ancora una volta, ma il dubbio non ha mai visitato le nostre menti,  la campionessa non ha fatto un passo indietro e ha combattuto. Con candore e ardore, cercando di sconfiggere un drago troppo energico con una spada evidentemente troppo poco affilata. La sua Excalibur, rinforzata con gagliardia, coraggio e tenacia, la cui irriducibilità è ormai leggendaria, il cui acume è pari soltanto alla sottigliezza del pensiero di chi la fa volteggiare, è stato vicinissimo a conquistare la gola ardente dell’avversario, ma, complici i biechi trucchetti, il suo filo si è infine dovuto arrendere.

Le esternazioni, la rabbia, il nervosismo, le lacrime: tutto ciò accomuna Sara Errani e il popolo paraguayano, che ancora una volta sostiene, dal primo all’ultimo minuto di ogni partita, la tennista più forte della sua storia. Ci commuove ancora come il popolo paraguayano sia in stretta sintonia con la genialità di una campionessa, una donna: un’eroina! che va oltre le comuni categorie a cui siamo abituati. Il popolo paraguayano è in grado di capire la tremenda ingiustizia subita da parte di una teatrante che mal figurerebbe su un palcoscenico di provincia. Il popolo paraguayano sarà in grado di prestare soccorso ad una campionessa come Sara Errani alle prossime difficoltà, che sia un servizio da sotto o un’astiosa insinuazione dell’Agenzia dell’Antidoping.

Non ci aspettiamo che il popolo italiano capisca, prima o poi, l’errore in cui è incorso anni or sono, ma ci auguriamo che un futuro più luminoso attenda Sara Errani alla fine dell’accidentato percorso che sta percorrendo. Il popolo paraguyano sarà sempre dietro di lei, pronto a sorreggerla se qualche losco tortellino volesse finirle di traverso.

Kiki Bertens Roland Garros 2020 Sara Errani

Daniele Vallotto è nato a Padova, poi ha vissuto a Roma e ha finito per trasferirsi a Berlino. Gioca malissimo a tennis e pertanto ne scrive diffusamente. Si rade di rado la barba. Mail: d.vallotto@tennispotting.it
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