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Storie romane

Tomic va veloce

Bernard Tomic, australiano dal braccio di grandissima qualità e dal cervello instabile, fin qui è famoso soprattutto per le sue intemperanze fuori dal campo da tennis. Nel 2015 è stato arrestato a Miami per un party troppo rumoroso e non perde occasione per distinguersi anche in sala stampa. Per esempio ha risposto alle critiche di Federer così: “Se Federer pensa che io sia lontano dalla top 10, be’, anche lui è molto lontano dal tennis di Djokovic”.

Sul campo non è che le cose vadano meglio. A Roma ha accumulato la quarta sconfitta in altrettanti primi turni degli ultimi tornei giocati. A Madrid, la scorsa settimana, ha perso contro Fabio Fognini facilmente ma si è guadagnato gli onori della cronaca per aver risposto al servizio del ligure sul matchpoint impugnando la racchetta dal piatto corde. Una pagliacciata da circolo.

Il giorno prima del match di primo turno contro Benoit Paire, programmato per la domenica sul campo centrale, ho visto Tomic allenarsi. Colpiva con poca voglia, ma era molto sudato, forse per il caldo romano di maggio. Non sembrava convinto, il tennista australiano, che pure è uno di quelli che veramente hanno talento e potrebbero offrire un ricambio al vertice. E invece, contro Paire, nel match che un po’ tutti volevamo vedere in una domenica molto scarna di qualità tennistica, l’australiano si è ritirato dopo otto minuti di gioco. Venti minuti in meno della sconfitta rimediata contro Nieminen nel 2014 a Miami, al rientro da un infortunio che l’aveva tenuto fermo per mesi, quando però non si ritirò e perse per 6-0 6-1 in meno di mezz’ora. “Non potevo giocare per via del caldo”, ha detto poi a Roma in conferenza stampa, non prima di essere passato alla cassa per incassare i 20.000 dollari previsti per la sconfitta.

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