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Gli undici passi di Vika

1. Costruirsi un buon team
Dietro un grande atleta, c’è sempre un grande team. Azarenka ha rivoluzionato il suo l’anno scorso, dopo la separazione con Sam Sumyk ha infatti deciso di assumere due volti nuovi ma allo stesso tempo molto noti ed apprezzati sul circuito: Aleksandar “Sascha” Bajin, che le fa da hitting partner, è stato lo storico allenatore di Serena Williams  per otto anni; Wim Fissette, che è invece il nuovo coach, ha lavorato con Simona Halep – portandola fino alla posizione numero 2 del ranking mondiale – ed in precedenza con Kim Clijsters; Jean-Pierre Bruyere è invece un nuovo volto per modo di dire, perché era già stato il suo fisioterapista in passato e l’anno scorso è tornato a far parte della squadra. I risultati arrivano solo adesso, anche per via di un dolore al piede che ha tormentato Azarenka per tutta la passata stagione, ma è istantaneamente percepibile la coesione tra la bielorussa e la sua nuova squadra, tant’è che la stessa Azarenka non manca di sottolinearlo quando ne ha occasione: dai discorsi di celebrazione, alle conferenze stampa, agli abbracci liberatori nel proprio angolo dopo aver vinto un torneo. È innegabile che il recupero di una condizione fisica ottimale sia la chiave del nuovo successo di Azarenka.

«Non mi aspettavo di dover affrontare un cambio di coach. Non mentirò dicendo che è stato facile, ma ora che è passato, sono felice che sia successo. Dopo l’Australia (nel 2015, ndr), il mio mondo come lo avevo conosciuto per così tanti anni andava svanendo. Dovevo trovarmi un nuovo coach. E quello è stato l’inizio dei tanti cambiamenti ed adattamenti che avrei affrontato per tutta la mia stagione. Io e Sascha abbiamo iniziato a lavorare insieme dopo che lui aveva deciso di smettere di collaborare con Serena. Wim Fissette si è unito a me a Doha e si è creata una grande connessione, qualcosa di imprescindibile per me nel mio team. Non conoscevo molto di lui come coach e lui mi conosceva solo come giocatrice. Poi si è aggiunto Sascha. Abbiamo iniziato a conoscerci l’un l’altro ed è molto divertente».

2. Ingaggiare una rivalità
La prima parola chiave della rinascita di Azarenka è “squadra”. La seconda è “confronto”. Vika non ha mai nascosto di guardare con ammirazione e con spirito di sfida a Serena Williams, che da anni in qualità di numero 1 del ranking mondiale rappresenta lo standard massimo raggiungibile nel tennis femminile. Come la costante competizione tra le nuove promesse del WTA Tour sta piano piano spingendo giocatrici sempre più giovani nei piani alti del ranking, così anche Azarenka, guardando a Serena Williams, si è spronata per riuscire ad ottenere maggiori risultati. Nel 2015 è stata protagonista di tre match con Serena (Madrid, Roland Garros, Wimbledon), persi tutti e tre anche se in maniera combattuta – a Madrid ha anche avuto a disposizione dei matchpoint. L’imprescindibile passo per Azarenka in questo 2016 era quello di riuscire a batterla, cosa che poi è avvenuta nella finale del torneo di Indian Wells. Le parole che ha utilizzato nel discorso di ringraziamento sono parole pesate, tutt’altro che prefabbricate, e chiariscono come la rivalità con Serena sia uno dei principali fattori che l’hanno spinta a tornare ai più alti livelli del tennis.

«Vorrei per prima cosa iniziare ringraziando personalmente Serena. So quanto sia stato difficile per te tornare qui e tu sei fonte di ispirazione per così tante persone là fuori che guardano al tuo grado di dedizione al tennis. È veramente stimolante. Grazie dal più profondo del cuore. Sei una fantastica avversaria che ha cambiato lo sport. Se non fosse stato per te e per il tuo lavoro duro e per il fatto di vederti giocare così bene, non sarei mai stata così motivata a tornare e a lavorare altrettanto duramente. Grazie da parte di tutto lo sport».

3. Non guardare il ranking
Azarenka è tornata in top 10 con la vittoria ad Indian Wells, cosa che non le capitava dall’agosto del 2014. Con quella di Miami ha scalato altre cinque posizioni, tornando in top 5. Questo invece non accadeva da aprile 2014. È la prima nella Race per la qualificazione al Masters di Singapore e con questa vittoria ha staccato Angelique Kerber, l’unica tennista capace di sconfiggerla quest’anno.

«Il ranking non è un obiettivo per me. Il mio obiettivo è di vincere tornei dello Slam. Il ranking verrà dopo. Il ranking è una difficoltà finché non arrivano i risultati. Devi solo vincere i match. Devi vincere perché cresca o diminuisca. La chiave è dare priorità a quello che importa. In termini di seeding, avere un avversario più difficile, specialmente nei Grandi Slam, non importa il più delle volte. Per me è importante il palcoscenico. Se vuoi vincere un torneo, devi battere chiunque a qualsiasi momento».

4. Farsi stimolare dalle grandi occasioni
Azarenka è andata a far compagnia a Steffi Graf, Venus Williams e Serena Williams tra le tenniste che sono riuscite a vincere il torneo di Miami per ben tre volte (2015, 2009, 2011). Inoltre è l’unica, assieme a Graf e a Clijsters, ad aver realizzato il Sunshine Double, ovvero la doppietta Indian Wells-Miami.

«Non so, ma vedo molte tenniste perdenti contro avversari come Serena prima di scendere in campo. Io non ho paura di nessuno. Io voglio avere questo tipo di sfide. Molte persone magari preferiscono evitarle, io invece vivo per quei momenti».

5.  Lavorare duro, lavorare sodo
Sono passati appena tre mesi e quindi i dati sono parziali e poco affidabili, ma il servizio di Azarenka, il tallone d’Achille della bielorussa, sembra essere migliorato sensibilmente. La percentuale complessiva di punti vinti col servizio da inizio anno è addirittura al 66%, mentre la media della velocità della prima palla è intorno ai 160 km/h. Nella finale contro Serena Williams a Indian Wells, per esempio, Azarenka ha vinto l’86% dei punti giocati con la prima di servizio. Se lo uniamo ad una delle risposte più insidiose del circuito, Azarenka è ora capace di prendere l’iniziativa dello scambio in tutte e due le fasi del match, quando serve e quando risponde.

«Ho lavorato molto sul mio servizio per facilitarmi i turni di servizio e poter giocare i miei colpi, ho lavorato sulla velocità e ora ho bisogno di lavorare un po’ anche sulla precisione. Il mio gioco si sta sviluppando a grandi passi, e questo mi fa molto felice: riuscire ad aggiungere qualcosa in più ogni volta che gioco. Questo è il mio principale obiettivo della stagione: continuare a migliorarmi».

6. Lasciare che siano i fatti a parlare
Azarenka è la prima dal 2012, dopo Agnieszka Radwanska, ad aver conquistato il titolo di Miami senza perdere nemmeno un set. Dopo aver perso molte partite al terzo set l’anno scorso (contro Serena Williams a Parigi e a Wimbledon, sì, ma anche contro Simona Halep a New York), la bielorussa ha cambiato marcia. L’unica a portarla al tie-break a Miami è stata Garbiñe Muguruza, che però ha potuto fare ben poco quando i punti pesavano di più.

«Non mi piace parlare dei miei obiettivi. Preferiscono raggiungerli e poi potremmo discuterne volentieri».

Victoria Azarenka ha vinto a Miami il ventesimo titolo in carriera il diciannovesimo sul cemento
Victoria Azarenka ha vinto a Miami il ventesimo titolo in carriera, il diciannovesimo sul cemento.

7. Fare i conti con le debolezze
Ad una ripresa fisica, la completa riabilitazione dal dolore al piede, corrisponde anche una necessaria ripresa psicologica. Anzi, forse la consequenzialità è inversa. Azarenka ha infatti più volte sottolineato in questo 2016, già a partire dal torneo di Brisbane, come sia entrata in una sorta di stato-zen, di benessere psichico, che l’ha aiutata ad affrontare il recupero fisico e la pressione in maniera diversa di quando era già stata numero 1 del mondo.

«Dopo gli US Open 2014 c’è stato un momento in cui ho realizzato che c’era qualcosa che non andava dentro di me. Come se non fossi a posto con me stessa. Molte persone mi dicevano: “Ma sei depressa?” ed io rispondevo “No” perché non permetti, da atleta, che vengano alla luce le tue debolezze. Ma poi realizzai: “Sì, lo sono”. Da allora ho iniziato un processo di adattamento e non è stato facile. Ci è voluto più di un anno per, come dire, controllare tutto ciò. Ancora non so come gestire molti cambiamenti e le emozioni dell’anno scorso. Cercavo di far combaciare i pezzi, ma non ne venivo completamente a capo. È stato fantastico, mi ha cambiato la vita. Ora sto iniziando ad essere felice, organizzata e disciplinata fuori dal campo, e questo mi ha cambiato la vita».

8. Riversare in campo tutta la cattiveria
Azarenka non si risparmia in campo. Il segreto di questo inizio di stagione che la vede con un bilancio di 23 vittorie, una sconfitta ed un ritiro, è anche la ritrovata concentrazione, alla quale necessariamente si unisce una buona dose di cattiveria. Nel 2016 ha rifilato alle avversarie ben sette bagel, record temporaneo del circuito, e in due occasioni il bagel è stato doppio (6-0 6-0 ad Alyson Van Uytvank a Melbourne e a Magdalena Rybarikova ad Indian Wells)

«Non credo di ricercare la perfezione, io sono in cerca dello sforzo, dell’impegno. Sono alla ricerca della concentrazione. Oggi sono riuscita a mantenere il controllo dall’inizio alla fine. Come se non importasse il risultato, ero lì ad ogni punto».

9. Metodo ed organizzazione
Si può dire che Azarenka sia anche maturata, che si sia professionalizzata? Certo, continua ogni tanto a spaccare e a lanciare racchette, ma le abitudini, si sa, sono dure a morire.
«L’anno scorso sono stata infortunata a lungo. Non c’è stato un momento dove ho sentito di stare bene. Ora non ho più dolore. L’anno scorso sono impazzita in alcuni momenti per le troppe medicazioni. Non mi sono sentita come quest’anno. Era una continua battaglia con il dolore, con la mia paura. Mi chiedevo: “Mi farà ancora male? Non voglio provare ancora dolore”. Ma ad un certo punto ho deciso di trovare qualcosa che cambiasse la mia vita attorno ai campi da tennis. Ho fatto molti cambiamenti. Ci è voluto del tempo per riassettare tutto, maturare, capire come organizzarmi. Ora è come se fossi una malata dell’ordine. Sono super organizzata. La mia borsa deve essere in un certo modo. Quest’altro deve essere in un certo modo. Non sono mai stata così. Lanciavo cose in giro, mia madre si arrabbiava così tanto con me. Ora ho trovato cosa funziona per me, cosa mi fa stare a mio agio, calma, in pace».

La partita più bella del torneo l’ha giocata agli ottavi: 7-6 7-6 contro Garbiñe Muguruza.

10. Sfruttare la pressione a proprio vantaggio
Azarenka non ha mai subìto la pressione. Forse è questo uno dei motivi che l’ha portata ad essere numero 1 del mondo a soli 22 anni. Al momento solo 3 sono le giocatrici ad avere 22 anni o meno nel ranking WTA (Muguruza n°4, Bencic n°10 e Svitolina n°16).

«Amo la pressione. La pressione per me fa parte del mio passato. Sono sempre stata sotto pressione. Avevo una sola chance di arrivare dove sono ora, quindi avevo molta più pressione di quella che posso provare ora nei match. Quindi io la accolgo, la abbraccio. Mi stimola. Tutti sono nervosi, non ditemi che un atleta che sia tale non diventa nervoso prima di un match. La vera questione è cosa ci fai poi con i tuoi nervi. Li usi a tuo vantaggio per caricarti, usi l’adrenalina per darti più forza, oppure ti chiudi e non fai nulla?».

11. Preparare un’esultanza da sfoderare al momento giusto.

Victoria Azarenka WTA Miami 2016


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