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In riserva

Il desiderio ti consuma se non lo sai gestire e Novak Djokovic, a quanto ha fatto vedere in questa settimana, ha un grosso problema nel gestire il suo più grande desiderio. Poco importa che abbia perso per la prima volta in finale sulla terra battuta contro Andy Murray, prima o poi doveva accadere. Ma gli episodi di nervosismo, gli urlacci, le sfuriate in campo e quella tensione che traspare da ogni gesto del serbo, quello no, non doveva accadere. Manca appena una settimana al torneo che più ha fatto impazzire il più inscalfibile tennista degli ultimi cinque anni. Le crepe che Novak Djokovic mostra raramente durante il resto dell’anno, diventano ben visibili quando il circuito si trasferisce sulla terra. Quest’anno le cose stanno andando come sono andate più o meno negli ultimi due anni, quando sembrava che Rafael Nadal avesse lasciato campo libero al Roland Garros (e come in effetti ha fatto lo scorso anno).

La sconfitta di Montecarlo era stata vista da tutti come la classica sconfitta salutare. Qualche giorno di riposo in più, qualche tensione in meno e la mente che può rilassarsi almeno per un po’ dopo una prima parte di stagione dominata. Invece il Djokovic arrivato a Roma ha dimostrato che quest’anima in pena difficilmente si calmerà finché non riuscirà a mettere le mani sulla Coppa dei Moschettieri. Contro Bellucci, un onesto pedalatore, ha perso il servizio per tre volte di fila e ha subìto il nono bagel della carriera, il primo da quasi quattro anni a questa parte; contro Nadal, in un match fondamentale, ha palesato tutto il suo nervosismo contro l’arbitro di sedia, Carlos Bernardes; contro Nishikori, dopo un’altra partenza lenta, ha dovuto ricorrere al tie-break per superare un avversario ancora più fragile di lui dal punto di vista emotivo in questo momento; contro Murray, infine, è arrivata una sconfitta netta, simile a quelle che aveva inflitto lui allo scozzese negli ultimi tempi. E a questo punto non si può certo parlare di una sconfitta salutare come accaduto a Montecarlo, perché tra tre settimane si deciderà il campione del Roland Garros e non ci sarà più tempo per i calcoli.

Come successo ieri con Nishikori, Djokovic ha faticato parecchio in risposta e la prima palla break è arrivata solo a inizio del secondo set. Mentre Novak cercava di tenere a bada il proprio nervosismo, Murray faceva quello che voleva su entrambe le diagonali, pure su quella in cui di solito soccombe, quella del dritto. Ma Murray ha anche servito benissimo, trovando le prime quando più gli servivano e costringendo il miglior tennista del mondo in risposta sulla difensiva. Se a Murray funzionava tutto, Djokovic aveva più di qualche problema da risolvere e il campo non era il più grosso: magari il serbo era in buona fede quando si è ripetutamente lamentato delle condizioni del campo, reso scivoloso dalla pioggia, ma i numerosi dropshot che si è messo a giocare sono indice di un’insicurezza tattica che Murray è stato bravissimo a volgere a proprio vantaggio.

Ma, come detto, non è stata la partita in sé il problema di Djokovic. Sono piuttosto i ripetuti episodi di nervosismo: contro Nadal, ha toccato il braccio di Bernardes, infrangendo chiaramente una regola del rulebook ATP, perché convinto che l’arbitro stesse modificando il segno di una palla che stava contestando; contro Nishikori ha quasi colpito un raccattapalle con una pallata (ovviamente senza volerlo); contro Murray ha lanciato una racchetta per terra, che è rimbalzata sugli spalti. Negli ultimi due casi, Djokovic ha ricevuto uno warning dall’arbitro e specie l’ultimo non deve essergli andato giù: «Hai fatto vedere chi comanda». Lo ha ribadito anche in conferenza stampa, per non lasciare spazio ai dubbi. Per fortuna che domani non si gioca, chissà cosa sarebbe stato in grado di fare.

Certo, la rapida sconfitta di oggi potrebbe essere un indizio del fatto che Djokovic abbia deciso di staccare preventivamente la spina per non farsi costringere in un altro match tirato dopo le cinque ore spese in campo contro Nadal e Nishikori. Può essere, insomma, che Djokovic abbia messo in conto la sconfitta già ieri notte, dopo un match molto duro in semifinale che è terminato quasi a mezzanotte. Oppure, ed è l’impressione che ci ha dato l’atteggiamento di Nole in questa travagliata romana, il serbo sta perdendo il controllo delle sue emozioni nel momento cruciale della sua stagione. Il problema di Djokovic è dentro di lui, ma il numero 1 del mondo pare non volerlo ammettere. Se non è il pubblico, è il campo ad infastidirlo; se non è l’arbitro, è il tempo. Oggi il problema principale di Nole è stato il campo, anche se l’arbitro continuava a ribadire che era in condizioni buone per giocare. «It’s fucking dangerous», ha risposto Djokovic senza tanti giri di parole. Murray, dal canto suo, si è lamentato a inizio partita e ha poi lasciato volentieri le doléances al suo avversario. La situazione, una volta tanto, si è capovolta: Murray, probabilmente il numero 1 dei soliloqui in campo, non faceva una grinza mente Djokovic sembrava più impegnato a dimostrare all’arbitro che si stava sbagliando piuttosto di trovare le contromisure al gioco dello scozzese, come è riuscito a fare tante altre volte in passato.

E si arriva quindi ad una settimana dal Roland Garros in queste condizioni: Nadal ha dimostrato di essere ad un buon livello, certamente più alto del 2015, ma a Madrid e a Roma ha perso in due set contro i due principali favoriti e le indicazioni positive sembrano comunque inferiori ai cattivi presagi; Murray ha rimediato una brutta figura a Montecarlo, ma è cresciuto moltissimo nelle settimane seguenti, battendo prima Nadal a Madrid e poi Djokovic a Roma; Djokovic ha vinto il titolo nel torneo che forse gli è meno congeniale, mentre in quello più vicino alle condizioni dello Slam francese è arrivato in uno stato psicologico davvero preoccupante. È tutt’ora il favorito numero uno per il Roland Garros e non potrebbe essere altrimenti, nonostante le racchettate sulle caviglie o le racchette in tribuna. Ma dopo questa settimana di passione romana, chi se la sente di dire che a Parigi sarà una passeggiata?

ATP Roma Novak Djokovic

Daniele Vallotto è nato a Padova, poi ha vissuto a Roma e ha finito per trasferirsi a Berlino. Gioca malissimo a tennis e pertanto ne scrive diffusamente. Si rade di rado la barba. Mail: d.vallotto@tennispotting.it
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