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L'insostenibilità matrimoniale del tennis

È arrivato il momento dell’anno in cui chiamo proprio AIUTO.

Ma come, direte voi, è arrivata la primavera, le giornate si allungano, il caldo, il mare all’orizzonte e tu, proprio tu, odi tutto questo? Questa bellissima sensazione di anticamera dell’estate. Sì, provo odio, fastidio, acredine.

E perché questo odio, vi chiederete? Semplice, perché ho sposato un tennista. Vabbé no, non è proprio un tennista di professione ma qualcosa di peggio. Uno che crede di essere un tennista di professione ma che gioca al campetto del circolo vicino casa, in una qualunque e banale periferia romana.

Sia chiaro, il tennis lo odio sempre tutto l’anno. Ma ora, con l’inizio della bella stagione, il tennista è arrapato, fuori controllo eccitato dalle giornate lunghe e calde durante le quali può giocare per ore.
Ma, signori della corte, vengo ai fatti per dimostrare come, l’uomo scelto forse erroneamente come marito, sia completamente sbilanciato verso il tennis all’interno del ménage matrimoniale.

Fatto numero 1
Torneo. Non ho idea di che tipo di torneo stia giocando. So che si deve allenare e dunque giocare soventemente. Confabula con i suoi amici tennisti organizzando incontri, incastrando campi, giocate.
Incurante del mondo al di fuori dei campi, il marito tennista in pieno delirio da torneo organizza fine settimana e uscite relazionandosi esclusivamente con i campi da tennis da prenotare. Inorridisce quando gli faccio notare che non esiste solo il tennis, rispondendomi che: «Sto vincendo al torneo, non sei mai felice per me!»
Amen.

Fatto numero 2
Mentre si conclude il torneo 1, liberandomi da questo girone del purgatorio, prontamente si segna ad un altro torneo. Questa volta colgo informazioni aggiuntive e capto che si tratta di torneo a squadre. Non so bene di cosa si tratta ma capisco perfettamente che il male si manifesta a gruppi di maschi vestiti come degli scout con una racchetta in mano.

Ad un mio disappunto, il marito tennista pronto e lesto mi fa notare che «non è che mi vado a fare i cazzi miei, è un torneo a squadre». Sì, ha detto proprio così, che questo torneo del suo sport preferito, giocato con i suoi amici, nel suo circolo, non è affar suo. Come se ci fosse capitato per errore anzi di più, come se fosse colpa mia. Perché, e questo lo possono confermare tutte le compagne, amiche, moglie, il tennista simboleggia l’egocentrismo puro.

Fatto numero 3
Gli Internazionali di tennis a Roma. E qui, signori tutti, sappiate che non c’è speranza di ragionamento analitico. Per sempre e ovunque vincerà la necessità di partecipare ad un evento tennistico.
Perché, ho capito con gli anni, al tennista, oltre che porsi al centro del mondo, piace tantissimo porsi al centro dell’universo modaiolo pseudo vip che questo sport di mezzi ricchi si porta dietro.

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