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Cosa è successo negli ottavi di Wimbledon

La quiete dopo la tempesta
Due ritiri, una quasi sorpresa, una mezza sorpresa e poco altro. Il Manic Monday del tabellone maschile è stato piuttosto noioso, se si eccettua la vittoria in rimonta da 2-0 di Milos Raonic, la prima in carriera del canadese e quello che è successo nell’ultimo match di giornata. In effetti dopo la clamorosa sconfitta di Novak Djokovic, non c’era granché da aspettarsi. C’è stata una vittoria contro pronostico, vero, e quella di Sam Querrey contro Nicolas Mahut non era così scontata. Ma Bernard Tomic ha deluso molte altre volte e questa non sarà certo l’ultima. Contro Lucas Pouille, dopo il 3-0 a Roberto Bautista-Agut, Tomic partiva favorito, eppure non è riuscito a capitalizzare un vantaggio di due set a uno e ha finito per perdere 10-8 al quinto contro un avversario che prima di questo torneo aveva un bel 0 nella casella dei match vinti in carriera sull’erba. Sono usciti due top-10, entrambi per ritiro: Kei Nishikori ha provato a giocare un paio di set, ma faceva davvero fatica a mettere in campo il servizio e non si capisce perché abbia prolungato senza motivo la sua agonia; Gasquet ha resistito sei game e ha lasciato andare avanti l’amico Tsonga, che veniva da una lunga maratona con John Isner e che certo sarà ben felice di questi due giorni di riposo.

Grazie, eh?

Furia cieca
La giornata tutto sommato noiosa si è conclusa con il dramma ceco. Riassumiamo: Berdych è andato sotto di un set con Vesely, ha vinto secondo e terzo set ed è andato a servire per il match nel quarto, facendosi breakkare. Prima del tie-break più drammatico degli ultimi anni, ha avuto anche tre match point sul 6-5, tutti annullati dal servizio di Vesely. Ma è nel tie-break che è successo di tutto: mentre Berdych si lamentava per il buio, Vesely saliva 6-1. Berdych però gli annullava tutti e cinque i set point – uno a dire il vero se lo annulla Vesely stesso, mandando largo un rovescio comodissimo. Berdych aveva due match point, uno sul 7-6 e uno sul 9-8. Il secondo è stato la summa del tie-break, con Vesely che trova la riga, il giudice di sedia che la chiama fuori e Lahyani che fa over-rule. Non essendoci Hawk-Eye – per via del buio, ovviamente – si rigioca il punto e naturalmente lo vince Vesely. Alla fine Vesely chiudeva sull’11-9 con un dropshot meraviglioso. A nulla sono servite le richieste rabbiose di Berdych di spostare il match sul Centrale, che è dotato di tetto e illuminazione artificiale. Il precedente di Monfils-Simon, terzo turno che venne spostato sul Centrale un anno fa, non ha convinto Lars Graff. A onor del vero, c’era il Middle Sunday il giorno successivo e si sarebbe quindi dovuto giocare il lunedì, costringendo il vincitore a giocare due partite nello stesso giorno.

I favoriti
Dei tre attuali favoriti, Andy Murray aveva l’avversario decisamente più pericoloso. Ma Murray sembra sentirsi a suo agio nell’inedito ruolo di primo favorito. L’ultima volta che è arrivato agli ottavi senza perdere un set fu agli Australian Open 2015 mentre l’ultimo ruolino perfetto fino ai quarti fu a Wimbledon 2014. Insomma, magari non vuol dire nulla, ma almeno non sta sprecando energie nervose. Kyrgios sembrava un avversario ostico, invece è finita che Murray gli ha lasciato dieci game, giocando il suo miglior tennis contro un avversario che al momento gli fa il solletico: si sono incontrati cinque volte, quattro negli Slam, e l’australiano ha raccolto un set. Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open: pur essendo piuttosto giovane, Kyrgios ha già affrontato Murray in ciascuno degli Slam e per ora le cose sono andate molto male. Perso il primo set dopo un game sconsiderato, Kyrgios ha fatto quello che gli càpita spesso quando si rende conto di essere inferiore all’avversario: tira i remi in barca. Murray è indubbiamente più forte, ma Kyrgios ha bisogno di lottare un po’ per poter ambire a diventare uno di quella categoria.  C’è ancora da remare, ma almeno Nick se ne rende conto: «È stato un buon primo set. Il resto della partita è stato patetico». Il problema però è trovare la voglia. Quando gli hanno chiesto se gli piacesse giocare a tennis o se lo trovasse frustrante, ha risposto: «Come ho detto altre volte, ci sono delle volte in cui non mi piace il tennis. Ovvio che mi piace, è una parte molto importante della mia vita. Ma non so se… Non lo so».

Il tocco c’è, però.

Anche Roger Federer ha vinto in tre set, ma Steve Johnson gli ha dato qualche grattacapo in più. Ovviamente si esagera un po’, perché neppure il più scaramantico dei suoi tifosi poteva pensare seriamente che lo statunitense potesse vincere tre set contro Federer. È finita col punteggio più logico, anche se a dire il vero qualche problema Johnson è riuscito a crearlo. Nel primo set ha avuto un paio di palle break e a quel punto Federer ha annusato il pericolo, vincendo otto game dei successivi nove. Johnson ha avuto un’altra occasione per rendere il match interessante con un break nel terzo, ma lo svizzero oggi non era in vena di giocare troppo e ha recuperato il break per poi chiudere in extremis evitandosi il tie-break. Il dritto sembra buono, il rovescio balbetta un po’, ma per renderci conto delle sue reali possibilità di vittoria pare che dovremo aspettare il prossimo turno.

Milos Raonic ha sofferto più di tutti contro David Goffin. Il canadese era uno dei quattro tennisti arrivati alla seconda settimana senza aver perso un set, ma lui era l’unico a non aver nemmeno perso il servizio. Goffin gliel’ha strappato per ben tre volte nei primi due set, poi però si è sciolto come spesso gli succede contro i più forti. L’interruzione non gli avrò giovato, forse, ma la volée sbagliata sul 2-1 del quarto set che gli avrebbe dato un break decisivo è soltanto colpa sua. Raonic ha dimostrato ancora una volta tutte le sue forze e tutte le sue debolezze. Di buono c’è che non si è depresso in una giornata storta e ha tenuto duro nei momenti di difficoltà.

I quarti di finale
I bookmakers danno Cilic come quarto favorito, dietro a Murray, Federer e Raonic, e quindi il quarto di finale con Federer dovrebbe essere considerato il più interessante tra i match che si giocheranno mercoledì. Potenzialmente, la partita tra Tsonga e Murray dovrebbe essere più spettacolare, anche se non si può ignorare il bilancio dei loro incontri: Murray ha vinto dodici volte su quattordici, perdendo una volta agli Australian Open 2008 – il miglior torneo della carriera di Jo – e due anni fa a Toronto. Sull’erba ha vinto due volte su due Andy, anche se in nessun caso fu una partita semplice per lo scozzese. Nel 2011, al Queen’s, Murray perse il primo set e vinse il secondo al tie-break. Nel 2012, a Wimbledon, Andy vinse i primi due set, perse il terzo e chiuse il quarto solo al dodicesimo game. Gli altri due quarti di finale, a onor del vero, non sembrano esaltanti: tra Querrey e Raonic vincerà chi avrà i nervi più saldi, quello tra Pouille e il vincitore del derby ceco non dovrebbe passare alla storia.

Nick Kyrgios Wimbledon 2016
Kyrgios ha raggiunto la seconda settimana di Wimbledon per il terzo anno di fila.

Vuoi vedere che Venus…
Una riedizione della finale Serena-Venus a Church Road sarebbe qualcosa di clamoroso, bellissimo e anche abbastanza scoraggiante. Perché queste due sono le due tenniste più anziane rimaste in tabellone, e non di poco: Venus ne ha 36, Serena 34 e dietro di loro c’è Elena Vesnina, nata cinque anni dopo Serena. Serena e Venus hanno vinto in due set i loro match, la prima con una striscia di nove game consecutivi, coincidenti con la chiusura del tetto che ha evidentemente destabilizzato Kuznetsova; Venus è andata sotto di due break contro Suárez Navarro ma l’ha riagganciata giusto in tempo, vincendo poi il tie-break e facendo valere la sua maggiore esperienza nel secondo set. Nei quarti giocherà da favorita contro Yaroslava Shvedova, brava a rovesciare il pronostico che la dava sfavorita contro Lucie Safarova. Venus ha insomma una grandissima chance di tornare a giocare una semifinale Slam: l’ultima risale agli US Open 2010, l’ultima a Wimbledon a sette anni fa. Diciotto anni fa Venus giocava il suo primo quarto di finale. Delle altre sette rimaste in tabellone, solo Serena era già una professionista.

Le altre
Oggi sono uscite di scena tre tenniste che si pensava avessero buone possibilità di vittoria: CoCo Vandeweghe ha perso in maniera deludente contro una tennista che sembrava arrivata lì per caso, Anastasia Pavlyuchenkova; Madison Keys, nonostante un set e un break di vantaggio, è inciampata su Simona Halep e sulle sue debolezze fisiche; Agnieszka Radwanska ha perso la partita del torneo contro una Dominika Cibulkova che potrebbe pagare la lunghissima battaglia con la polacca. Per sua fortuna anche la sua prossima avversaria, Elena Vesnina, ha dovuto giocare un match molto lungo per battere la compagna di doppio, Ekaterina Makarova. Cibulkova ha vinto il match più belo del torneo e di gran lunga il più appassionante degli ottavi. Cibulkova ha provato a perdere in mille modi diversi, annullando pure un match point a Radwanska. La polacca sembrava aver ripreso il match per i capelli, recuperando il break nel secondo set quando Cibulkova è andata a servire per il match, ma nel terzo si è dovuto arrendere alla potenza di Cibulkova. Il match è stato magnifico, con un contrasto di stili marcatissimo: alla fine ha vinto la slovacca, nonostante avesse ormai esaurito tutte le energie.

Yaroslava Shvedova Wimbledon 2016
Shvedova giocherà per la terza volta nei quarti di finale in uno Slam, la prima a Wimbledon.

Tutto su Kerber?
Visto che ha vinto gli Australian Open e che il primo exploit della sua carriera è arrivato agli US Open, si tende a dimenticare che Angelique Kerber non gioca affatto male sull’erba. Nel 2012 giocò una grandissima partita nei quarti di finale contro Sabine Lisicki e arrivò scarica mentalmente nella semifinale con Radwanska, dominata dalla polacca. Due anni dopo arrivò ai quarti, perdendo ancora una volta con la finalista, Eugenie Bouchard. E l’anno scorso, di nuovo, perse con la tennista che poi si giocò il titolo, Garbiñe Muguruza. Con quella capacità innata che ha di piegarsi sulle gambe e di respingere i colpi più potenti, non è poi così sorprendente che nemmeno la velocità dell’erba riesca a mettere in difficoltà la tedesca. Però è anche vero che il servizio conta qualcosa in più a Wimbledon e quindi, se arriverà davvero in finale contro Serena, servirà un altro miracolo come quello di Melbourne. Anzi, probabilmente ancora più grande.

Credere a Venus vittoriosa a 36 anni è qualcosa che va oltre l’onestà intellettuale e quindi l’unico nome buono oltre a Kerber è quello di Dominika Cibulkova. La slovacca ha la rara capacità di spingere qualsiasi palla che arrivi nel suo campo. Non importa che stia arretrando, avanzando o che sia in posizione precaria: Cibulkova trova sempre il modo di aggredire la palla. Contro Serena, potenzialmente, potrebbe venir fuori una semifinale molto spettacolare, ma in cinque incontri ha vinto un solo set. Gli altri dieci sono finiti spesso e volentieri tanto a poco. Dal resto della concorrenza è davvero difficile immaginarsi qualcosa di sorprendente: Halep può pensare al titolo, ma contro Serena partirebbe molto sfavorita; di Venus abbiamo detto e già rivederla in semifinale sarebbe appagante; Vesnina e Shvedova sono state brave ad approfittare dei buchi lasciati da Muguruza, Bencic e Keys ma onestamente la semifinale è il massimo a cui possono aspirare.

Il programma dei quarti:

Martedì 5 luglio
Campo Centrale
[5] S. Halep – [4] A. Kerber (ore 14)
a seguire: [1] S. Williams – [21] A. Pavlyuchenkova

Campo 1
[8] V. Williams – Y. Shvedova (ore 14)
a seguire: [19] D. Cibulkova – E. Vesnina

Mercoledì 6 luglio
[26] S. Querrey – [6] M. Raonic
[3] R. Federer – [9] M. Cilic
[10] T. Berdych / J. Vesely – [32] L. Pouille
[12] J. W. Tsonga – [2] A. Murray

Wimbledon 2016


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