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Raonic ha aperto le ali

Quando Milos Raonic è arrivato al matchpoint contro Stan Wawrinka, con lo svizzero al servizio sotto 5 a 2 nel quinto set, Riccardo Piatti ha battuto le mani come se dovesse schiacciare qualcosa nel mezzo. Aveva la barba di qualche giorno, in prevalenza bianca, e la forza del suo applauso tradiva il nervosismo di chi aveva visto il proprio giocatore sciupare un vantaggio di due set. Milos sbaglierà quel matchpoint, ma l’ennesimo turno di battuta tenuto in maniera esemplare consegnerà il primo quarto di finale australiano per il canadese, il quarto in un Major. Nessuno ha fatto meglio nella storia del Canada dato che Robert Powell fu quarto finalista a Wimbledon nel 1908, 1910 e 1912, quando la bandiera del Canada era la “red insign”, cioè aveva lo stemma del Regno Unito in alto a sinistra: una vita fa, insomma.

Così facendo, Raonic dopo la semifinale a Wimbledon del 2014, ha conquistato per la seconda volta (consecutiva) i quarti di finale agli Australian Open. Solo agli US Open non è riuscito ad andare oltre il quarto turno, uno Slam che pure dovrebbe essergli più congeniale rispetto agli Australian Open e al Roland Garros. Il team Piatti, come il nome dell’omonima accademia stampato in verde su quella felpa bianca che è un po’ la divisa di Riccardo quando gioca Milos, ha esultato rabbiosamente, perché buttare fuori Stan Wawrinka dagli Australian Open è un gran risultato: parliamo di un giocatore che ha vinto due Slam e che in Australia ha giocato benissimo negli ultimi tre anni.

Ma Raonic, questo Raonic, il Raonic che avevamo visto battere Roger Federer in finale a Brisbane agevolmente, non ha destato molta sorpresa. E forse questa vittoria non ha sorpreso nemmeno lui vista la calma glaciale che ha ostentato per tutta la partita, sia quando è andato due set a zero in maniera molto rapida, sia quando Wawrinka ha rimontato, lui sì alla ricerca di gesti di esultanza plateali, con quei “c’mon” urlati in faccia all’avversario e allungati nella fonetica, cercando forse di scuotersi da una specie di torpore che non si può spiegare solo con quel raffreddore tanto chiacchierato di inizio settimana.

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Milos Raonic


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