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5 nomi per gli US Open femminili 2017

La favorita

Secondo le quote, è Garbiñe Muguruza. Secondo il ranking è invece Karolina Pliskova. Le due sono state sorteggiate nelle parti opposte del tabellone e potrebbero dunque incontrarsi in finale.  L’ultima volta che la numero 1 del mondo doveva vincere uno Slam a mani basse, lo scorso Wimbledon, alla fine ha perso al secondo turno contro Magdalena Rybarikova. E proprio in quella occasione è stata invece Muguruza a trionfare. La spagnola è anche l’ultima vincitrice di un torneo importante, quello di Cincinnati, con una secca vittoria 6-1 6-0 in finale contro la numero due mondiale, Simona Halep. Muguruza è anche già un bi-campionessa Slam (oltre a Wimbledon, l’anno scorso ha vinto il Roland Garros) e quindi sa già cosa serve per vincere questi grandi tornei. Ma, torniamo indietro ad un anno fa, anche dopo lo schiacciante trionfo parigino Muguruza si presentava al successivo Slam come una delle favorite. Per poi perdere al secondo turno. E quando due anni fa arrivò alla sua prima finale a Wimbledon? Ai successivi US Open fece un altro flop, altra eliminazione al secondo turno. Insomma, Muguruza deve ancora trovare la continuità della campionessa per essere davvero considerata la favorita del torneo. Troppe volte è stata vittima della “sazietà” che si prova dopo aver archiviato un grande risultato. Certo è che la Muguruza del 2017, attuale numero 1 della Race WTA, ha dimostrato una cattiveria agonistica differente. L’eliminazione con Mladenovic al Roland Garros è stato un incidente, dettato da circostanze straordinarie e qualche lecita scorrettezza di troppo. Ma l’impaccio è stato, come si è visto a Wimbledon, soltanto temporaneo, e Muguruza ha confermato il trend positivo che l’aveva già vista quartofinalista in Australia. Un risultato appagante anche a New York darebbe la conferma del passaggio di consegne dal dominio Williams a quello Muguruza che, detto in tutta franchezza, sarebbe dovuto avvenire molto prima. Anche il tabellone è dalla sua parte: aprirà contro Lepchenko e non troverà ostacoli fino agli ottavi, quando potrebbe incontrare o Kvitova o Garcia.

La sorpresa

Sloane Stephens. Che non è tutto sommato una sorpresa. E non lo è perché tutti ce la ricordiamo in semifinale agli Australian Open 2013, dopo aver sconfitto Serena Williams; anche se al pubblico italiano sarà nota tutt’al più per essere stata una delle avversarie di Flavia Pennetta nella conquista del titolo di Indian Wells 2014, in una improbabile partita giocata in mezzo ad una bufera di vento. Ma un po’ lo è perché la statunitense classe 1993 è stata fuori dal tour per quasi un anno a causa di un infortunio al piede rimediato l’estate scorsa ed è tornata a giocare giusto due mesi fa. A Wimbledon è uscita al primo turno ma, appena si è tornati sul cemento americano, Stephens ha conquistato due semifinali nei tornei Premier 5 di Toronto e di Cincinnati, battendo anche la numero 3 del mondo, Angelique Kerber. In tre settimane ha scavalcato circa 900 posizioni del ranking per tornare nella top 100 mondiale. Stephens è una delle giocatrici più complete della WTA, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista atletico. Se avrà recuperato al 100% il fisico, con la fiducia acquisita nei tornei preparatori, non c’è ragione per pensare che non sia il suo il nome da tenere in considerazione tra quelli delle outsider. Aprirà con Roberta Vinci: la tarantina ha vinto soltanto un match nei tre tornei disputati in preparazione a questi US Open, ma ha un feeling speciale con New York. Stephens parte avvantaggiata, ma non sarà un match scontato così come la carta vuole far credere.

Svetlana Kuznetsova è una delle quattro tenniste capaci di vincere il torneo: le altre sono Venus Williams, Maria Sharapova e Angelique Kerber.

 

La mina vagante

Che è una wildcard. Anzi, che è LA wildcard, o la regina delle wildcard, se preferite. Maria Sharapova. Sono ben dieci gli inviti che la tennista più commerciabile di sempre ha ricevuto per comparire direttamente nei tornei, pur non avendone la classifica, da quando ha finito di scontare la qualifica per doping. Stoccarda, Madrid, Roma, Birmingham, Stanford, Toronto, Cincinnati e i prossimi US Open, più le wildcard per i tornei, che si disputeranno in Cina, di Pechino e Tianjin. Oramai la questione sul come e sul perché vadano assegnate le wildcard è andata così fuori moda che nessuno ha dedicato un pensiero al povero Denis Shapovalov che, pur numero 69 al mondo, è stato costretto a fare le qualificazioni per giocare gli US Open. E che dirà la povera Errani, che al rientro dai due mesi di squalifica e fuori dalla top 200, non riceverà questo tappeto di inviti. Ma Sharapova, delle wildcard che ha ricevuto, ha in realtà sfruttato a pieno solo le prime due: a Roma infatti si è ritirata per infortunio e per lo stesso infortunio ha saltato la stagione sull’erba; a Stanford ha vinto un match per poi ritirarsi per infortunio e saltare sia Toronto che Cincinnati. Non essendo una testa di serie, poteva essere sorteggiata contro chiunque. È capitata a Simona Halep. Sfortuna per lei, che contro Sharapova non ha mai vinto ed ha perso ben sei volte, fortuna per chi potrà assistere a quello che rimane il match di primo turno più entusiasmante del torneo. Sharapova, nel caso in cui dovesse vincere, ruberebbe virtualmente la testa di serie numero 2 del tabellone, potendosi così avvantaggiare del cammino che sarebbe spettato ad Halep. La romena, va ricordato, è anche la più accreditata a terminare da nuova numero 1 gli US Open, in quanto ha meno punti dello scorso anno da difendere rispetto alle avversarie. Un altro motivo per pensare che Sharapova possa vincere.

Karolina Pliskova vi guarda.

 

La grande assente

Che è Vika Azarenka. Assente sì ma per problemi tutt’altro che legati al tennis. “Girl with big dreams, mom to my beautiful son, Leo” – Azarenka scrive su Twitter ed è proprio tra i “grandi sogni” (quello magari di vincere a New York) e suo figlio che è stata costretta a scegliere, a causa di una battaglia legale per la custodia genitoriale ancora in corso con l’ex fidanzato, Billy McKeague. Come anche chiarito da lei stessa in una lettera ai fan, il tribunale ha infatti disposto che in attesa della risoluzione del conflitto legale (la prossima udienza è fissata per settembre), il bimbo non possa lasciare lo stato della California, poiché la causa è stata presentata da McKeague a Los Angeles. TMZ riporta anche che Azarenka si sia offerta di pagare l’hotel ad ex-fidanzato e bimbo a New York, soluzione che ovviamente aggirava il provvedimento cautelare e quindi bocciata dal giudice. Vika ha deciso allora di rimanere con il figlio e salterà lo Slam che l’ha vista due volte finalista, nel 2012 e 2013, quando venne fermata soltanto da Serena Williams. E probabilmente non la vedremo in campo nemmeno nella parte di stagione che si svolge in Asia, chissà anzi che non termini la stagione in anticipo. D’altronde Azarenka ha giocato appena due tornei quest’anno: l’erba di Mallorca ha segnato il suo rientro dopo la gravidanza, e poi Wimbledon. L’unico appuntamento davvero imperdibile sarà la finale di Fed Cup, che si giocherà l’11 e il 12 novembre: la Bielorussia sfida gli Stati Uniti in casa propria per la possibilità storica di vincere il trofeo alla sua prima partecipazione al World Group.

https://twitter.com/vika7/status/883770571259080704

A luglio, Vika era certa di andare a Ney York con Leo. E invece.

 

Chi (non) vincerà

Otto giocatrici si contenderanno, con la vittoria agli US Open, la posizione numero 1 del ranking mondiale. Una tra Pliskova, Halep, Muguruza, Svitolina, Konta, Venus, Wozniacki e Kuznetsova, vincendo il trofeo, potrebbe fare jackpot. Visto che è chiaro che il divario tra le giocatrici è effettivamente molto sottile, piuttosto che dire chi vincerà, iniziamo con lo sfoltire la rosa delle possibili vincitrici dai nomi che non ci riusciranno. Angelique Kerber, fuori dalla lista delle persone che possono diventare numero 1, continuerà il suo annus horribilis e lo US Open non farà eccezione; la tedesca deve ancora smaltire la sbornia del 2016, quando a New York vinse il secondo Slam. Già dal primo turno, contro Naomi Osaka, giapponese dallo schema mortifero servizio-dritto, potrebbe concludere la sua difesa del titolo. Simona Halep ha avuto, da Parigi a Cincinnati, tre opportunità per diventare la numero uno del ranking ma le ha sprecate tutte. Benché sulla carta sia davvero una delle favorite, gli US Open potrebbero essere il punto di scarico di tutta la frustrazione dei passati mesi. Il primo turno contro Maria Sharapova sembra proprio la sentenza di un destino cinico e baro a questa triste vicenda. Johanna Konta, per quanto abbia il gioco per vincere uno Slam, è uno di quei casi in cui la maschera diviene la persona: non ha l’appeal per essere una campionessa Slam e per questo non lo sarà. Non sorprenderebbe una vittoria di Caroline Wozniacki, d’altronde New York è il suo torneo e nel 2017 ha dimostrato di poter battere chiunque; ma la danese vuole mantenere il suo trend nelle finali dei tornei WTA (0 vittorie, 6 sconfitte) e continuare a perderle tutte. Nonostante ciò potrebbe diventare numero 1, senza aver vinto un titolo quest’anno: sembra proprio la sua storia. Venus Williams e Svetlana Kuznetsova sono le due incognite maggiori, e come tali le tratteremo, non azzardando giudizio. La scelta si restringe a due nomi, Garbiñe Muguruza, di cui abbiamo però già evidenziato i punti critici, ed Elina Svitolina. L’ucraina ha già vinto tre tornei di prestigio, tutti di categoria Premier 5 (Dubai, Roma, Toronto), ed è stata numero 1 della Race. Ha il gioco per tenere testa a chiunque, uno dei rovesci più solidi del circuito e  anche un tabellone piuttosto morbido (è capitata nel quarto di Kerber). Il cemento è la sua superficie e il match nei quarti di finale del Roland Garros perso per colpa di un nastro grida ancora vendetta. È lei la nostra vincitrice. Potremmo osare scegliere un nome fuori da questo circolo ristretto, ma la nostra buona dose di Ostapenko ce la siamo già giocata a Parigi. E Radwanska non è più una Maga da un bel pezzo.

US Open 2017

Giulio Fedele è un giornalista con talento, ma come molti di coloro che hanno talento, non ha sempre la voglia di esprimerlo.
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