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Rafa’s Eleven

Come è nell'ordine delle cose, un ordinario Nadal ha vinto il Roland Garros.

Come è nell'ordine delle cose, un ordinario Nadal ha vinto il Roland Garros.

Come in Ocean’s Eleven, il film di Steve Soderbergh del 2001 nel quale una squadra di professionisti lavora affiatata per compiere la rapina del secolo, anche la macchina Rafa Nadal non si è inceppata chiamata a dimostrare ancora una volta la sua perfezione. Nella seconda domenica di giugno, sotto un cielo coperto, lo spagnolo è stato protagonista dell’ennesimo scialbo epilogo del torneo che ha vinto più volte. Buon per i suoi fan, male per lo spettacolo, ma quando in finale i parigini trovano Nadal a giocare sanno già che di spettacolo se ne vedrà poco. Ma per quanto ancora?

Quando al Roland Garros arriva Nadal in condizioni accettabili e mancano avversari all’altezza, l’epilogo non può essere che quello vissuto undici volte. Lo spagnolo è una macchina da vittorie sul rosso e ha saputo perfezionarsi nel corso degli anni per fare in modo che il viaggio parigino arrivi sempre a conclusione nonostante possibili incidenti di percorso. Solamente tre volte su quattordici partecipazioni questo non è accaduto: in occasione della clamorosa sconfitta contro Robin Soderling nel 2009 (l’anno in cui Federer vinse il torneo), nel 2015 quando ha perso contro Djokovic incappando nella sua prima crisi in carriera e nel 2016, quando si ritirò per infortunio alla vigilia del terzo turno di gara.

Come si spiega una tale dominanza in un torneo dello Slam è noto a tutti: Rafa è il più forte di sempre su terra battuta e gli avversari moderni di alto livello non sono specialisti del rosso, l’unica superficie nella quale si può ancora pensare prima di colpire la palla, cambiare tattica di gioco e subire le condizioni atmosferiche, visto che è rimasto l’unico Slam senza tetto. Sulla terra si gioca solo per due mesi l’anno ad alto livello, e sebbene giocatori come Djokovic hanno variato la loro abituale preparazione per conquistare il torneo di Parigi almeno una volta, la competitività degli avversari nei riguardi di un Nadal in forma accettabile è sempre stata scadente. Ma questa non è di certo una colpa dello spagnolo.

Pure nei primi anni, dal 2005 al 2013 al netto dell’episodio Soderling, Rafa ha dominato il torneo dall’alto della sua esuberanza fisica. Il dritto era al massimo della forza, la rapidità di gambe era una cosa mai vista prima su quei campi, il rovescio veniva chiamato poco in causa e in battuta bastava tenere la solita buona percentuale di prime palle. Già nel 2014, l’anno in cui si palesarono i prodromi della crisi psico-fisica dell’anno seguente, Nadal riuscì a vincere il torneo pur perdendo il primo set nella finale contro Novak Djokovic.

Il Nadal del 2015 era un giocatore che non era in fiducia. Sui campi rossi il suo dritto non era più quello di un tempo, rimbalzava corto, gli avversari se n’erano accorti e avevano capito che quel Rafa era battibile. Djokovic fallì il primo tentativo di fare suo il torneo di Parigi solo perché incontrò uno Stan Wawrinka in stato di grazia. Non fallì l’anno seguente, regolando Murray in finale. Nadal, in quel torneo, si ritirò alla vigilia del terzo turno per infortunio ma non aveva dato comunque l’impressione di essere il solito Nadal. Lo spagnolo tornerà a giocare alle Olimpiadi saltando Wimbledon e chiudendo mestamente l’anno con frequenti sconfitte.

Nel 2017, dall’officina, uscì una macchina-Nadal revisionata. Non era più quella delle prime 9 vittorie al Roland Garros, ottenute quando bastavano solamente i cavalli del motore per dominare il torneo. L’anno scorso abbiamo imparato a conoscere un giocatore che oggi fa si affida maggiormente al rovescio e non solo per non perdere campo ma anche per concludere il punto. Abbiamo visto Nadal usare più spesso il taglio sotto la palla, sempre da quel lato, e adoperare il dritto, che non è più potente e pesante come quello di un tempo, in maniera diversa dal punto di vista tattico. Questo, perché i chili di muscoli che lo spagnolo ha messo su in questi anni e che oggi servono a garantire lo stesso livello di forza necessario al suo gioco, ne penalizzano la resa negli spostamenti. Allora Nadal ha cambiato qualcosa anche nella sua maniera di coprire il campo. Ad esempio, sulla diagonale destra, oggi vediamo Rafa palleggiare più col rovescio che con il dritto, senza quindi perdere campo, per poi anticipare sempre di rovescio in lungolinea e andare a giocare il suo colpo, il dritto, sul probabile tiro incrociato dell’avversario. Tatticamente, in questa edizione del Roland Garros, lo abbiamo visto giocare diverse smorzate anche su punti importanti, chiudere le solite perfette volée in controtempo e sorprendere gli avversari colpendo in contropiede invece di tirare negli spazi di campo aperto.

La perfezione tattica raggiunta dal Nadal di oggi è tale che nessuno è in grado di trovare contromisure efficaci al suo gioco. Il Thiem che pure lo ha battuto due volte negli ultimi due anni, ci è riuscito quando ha incontrato la cosiddetta giornata di grazia, quando si può colpire a occhi chiusi e tutto rimane dentro nelle righe. Quando poi si tratta di ragionare, di colpire con la pressione della finale slam addosso, allora il gioco cambia, l’esperienza diventa fondamentale e nessuno ne ha più di Nadal alla seconda domenica di Parigi.

Thiem è il secondo giocatore del mondo su terra battuta e ha raccolto solamente 9 giochi in finale. Il “disappointed” indirizzatogli da Ken Rosewall durante la premiazione è fuori luogo oltre che una caduta di stile. Un Nadal in queste condizioni, oggi non perde contro nessuno sulla terra battuta al meglio dei cinque set. Può perdere un set, a patto di giocare come Diego Schwartzman, capace di erodere la sicurezza di Nadal ma per poco tempo. Il più forte dei giovani, Sasha Zverev, non è pratico ancora dei giorni finali degli Slam e chissà se sarà mai capace di ripetere la prestazione di Roma 2018, quando solo la pioggia lo interruppe dal battere Nadal e vincere il torneo. Ma si giocava al meglio dei tre set.

Perché anche quando si trovi la giornata di grazia, questa deve durare per parecchio se si vuole che Nadal non vinca più il Roland Garros. La forza mentale di questo campione, la capacità di giocare il primo punto del primo set come l’ultimo del quinto set, continuerà a far paura ai suoi avversari, ai Thiem che sperano un giorno di vincere il torneo magari battendo proprio Nadal in finale. Succederà, perché l’età prima o poi renderà lo spagnolo un giocatore battibile nuovamente da qualcuno anche al Roland Garros, e allora anche Rafa dovrà arrendersi e realizzare che nella sua officina di Manacor non saranno possibili più aggiustamenti e migliorie. Nel frattempo, come per il film di Soderbergh, prepariamoci a qualche sequel.

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Rafael Nadal Roland Garros 2018


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