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La magia del tennis

Per capire questo sport non serve un tennista, serve la moglie di un tennista.

Per capire questo sport non serve un tennista, serve la moglie di un tennista.

Ho capito.
Ho capito la magia del tennis.
Ebbene sì. Ma questa epifania non mi si è manifestata grazie alle gesta eroiche di marito tennista, sempre molto bello e piacente. Ha molte doti, maritone con la barba, alcune da andare a individuare nelle notti di luna piena, altre più evidenti, come ad esempio l’altezza – grazie a lui infatti ho il vantaggio di riuscire a prendere i barattoli della passata di pomodoro direttamente dall’ultimo scaffale della cucina senza l’utilizzo di altri e ingombranti mezzi domestici.

Raccontavo che a un certo punto mi si è palesata la poesia del tennis. E come? vi starete certamente chiedendo.
Vedendo un film, rispondo.
Un film praticamente girato su un campo da tennis, che racconta di questi due grandissimi tennisti di qualche anno fa, con tute fichissime, pettinature inquietanti, racchettine di legno e un mondo impazzito per le loro gesta tennistiche. Eroi sportivi che ogni epoca ha la necessità di individuare, creare, idolatrare per sopperire alla pochezza delle panze flaccide, dei culi molli della normalità.

Filmettino, niente di che. Che forse ha come scopo ricordare al mondo intero che se vuoi diventare un tennista devi essere mezzo scemo o, se sei mediamente felice e tranquillo ma decidi di intraprendere la carriera tennistica, di come ci sia l’altissima probabilità di diventare completamente psicotico. Ricordiamo tutti insieme che, in questo sport, una partita sai a che ora inizia e non sai a che ora finisce.

Sospesi nel vuoto spazio temporale, i giocatori si ritrovano per ore:

  • sotto il sole
  • da soli
  • a parlare con la banana durante la pause
  • osservati come i panda mentre trombano negli zoo della Cina.

Questo se ti dice bene. Altrimenti spacchi racchette e insulti tutto quello che ti capita a tiro (dal piccione alla vecchia dell’ultimo spalto che si è grattata un lobo).

La poesia. Non percepite anche voi la poesia?
Il film era chiaramente Borg vs McEnroe. Protagonisti di uno dei match più emozionanti eccetera eccetera.

Non abitando su Marte e, soprattutto, avendo sposato un tennista, conoscevo più o meno la storia. Due giocatori diversi, provenienti da due mondi diversi, due palle enormi. Ma mi ha colpito vedere che quello che vado dicendo da sempre riguardo questo sport è tutto sommato vero. Non puoi essere sano di mente se ami giocarlo, non puoi voler bene a te stesso e agli altri. Si tratta di un gioco, di uno sport dove esisti solo tu.

E ci sei solo tu, passo dopo passo, non puoi parlare con nessuno, confrontarti, avere una parola di conforto, ogni rumore è una possibile distrazione. Quindi, da solo nel silenzio, sei lì a pensare a cosa hai fatto di male nella vita per meritarti questo infausto gioco come passatempo o peggio ancora come professione.

Infatti Borg scelse la vita, liberandosi di quella sua profonda angoscia, dalle sue psicotiche ossessioni. C’è speranza per me, magari maritone un giorno capirà che per diventare una bella persona –  aspirerei anche a una più modesta “persona normale” –  deve abbandonare questo sport di merda.

Finita la poesia. Rimane uno sport brutto, noioso, sbilenco.

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