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Che cosa è successo nella prima settimana degli Australian Open

È stata una settimana normale, con qualche sbadiglio di troppo. Dagli ottavi speriamo cambi la musica.

È stata una settimana normale, con qualche sbadiglio di troppo. Dagli ottavi speriamo cambi la musica.

Cominciamo dai numeri

Dei sedici giocatori che sono arrivati agli ottavi di finale maschili solo in tre non hanno ancora perso un set. Ma mentre nessuna si sorprenderà nel leggere i nomi di Federer e Nadal il terzo farà alzare il sopracciglio. Si tratta infatti di Daniil Medvedev, che per completare l’opera ha anche perso meno game dei due dioscuri, 23 contro i 26 dello spagnolo e i 35 dello svizzero, per due volte ostretto al tiebreak. Non ha neanche avuto avversari troppo agevoli il russo, che ha impressionato contro Goffin, ma mentre sappiamo che i fuoriclasse possono alzare il livello quando serve, di Medvedev non sappiamo ancora granché, vedremo contro Djokovic. Il serbo ha perso un set, come Raonic, Coric e Berdych, e nessuno dei tra ha mai dato la sensazione di poter andare in reale difficoltà.

Djokovic, come detto, affronterà Medvedev, mentre per Raonic e Berdych ci sono due favoriti del torneo, Zverev e Nadal. Rimane Coric che ha la grossissima opportunità di andare per la prima volta in carriera nei quarti di finale di uno Slam, difficile che se la faccia sfuggire. Quelli che invece hanno perso più set sono Bautista Agut e Nishikori, che nei primi due turni sono stati costretti al quinto set. Ma mentre Bautista è sfavorito contro Cilic, che è l’unico del mazzo ad avere avuto un match point a sfavore, Nishikori dovremmo ritrovarlo ai quarti, visto che gioca contro Carreño-Busta, capace di perdere due set contro Vanni e uno contro Fognini. Tre set li hanno persi anche Tsitsipas e Tiafoe, che giocherà contro Dimitrov, capace di perdere set contro Tipsarevic e Cuevas.

I favoriti non steccano

In attesa dei nuovi, i vecchi continuano a fare il loro mestiere alla solita maniera. Federer è arrivato al quarto turno in scioltezza: ha avuto avversari facili, giusto contro Evans ha dovuto giocare due tie-break ma ha dato l’impressione che non sarebbe mai riuscito a perdere una partita simile. Fritz, fra i giovani, è quello più vecchio, tant’è che è già padre da un po’. Insomma: Federer ancora non è stato testato a dovere. Nadal ha battuto Duckworth, Ebden e de Miñaur senza perdere un set. Ha sterminato australiani neanche fosse un inglese nel tardo 1700 e sembra essere il solido Nadal: la palla viaggia, ma meno, le geometrie sono le solite, l’unica novità è che lo spagnolo ha cambiato movimento del servizio, ma se non ve lo dicessimo neanche ve ne accorgereste perché l’efficacia pare essere la stessa. Nadal non perderà contro uno più scarso di lui, sa fare ancora troppe più cose degli altri anche se con minor intensità, ma un Berdych in ottima forma come quello visto fin qui potrebbe bastare a batterlo.

D’altronde, proprio a Melbourne, è già successo – anche se quel Nadal era in crisi. Anche Djokovic non ha ancora iniziato il suo torneo. Contro Tsonga al secondo turno doveva soffrire, e invece è stata una passeggiata. Contro Shapovalov si pensava ci potesse essere partita, nell’oramai solito refrain dello “scontro generazionale”, invece Novak si è permesso pure di regalare un set, il terzo, sciupando un vantaggio di 4-1, giusto perché si è arrabbiato che l’organizzazione ha acceso le luci della Rod Laver Arena su richiesta delle televisioni, nonostante fosse pieno giorno. A “Shapo” è bastato vincere un set per consegnarsi al quarto con un esplicativo 6-0. Insomma: un warm-up per tutti e tre i favoriti fin qui, questo Australian Open.

Quella con Shapovalov è stata la 64ma partita vinta agli Australian Open per Novak Djokovic. Federer (97) è ancora lontano.

L’eliminazione di Wozniacki e Sabalenka

Il giorno dopo aver rischiato di perdere la finalista della scorsa edizione, Simona Halep, che non solo era sotto 4-2 nel terzo set contro Sofia Kenin ma sembrava anche soffrire di un problema alla gamba sinistra, il torneo ha perso la campionessa in carica, Caroline Wozniacki. Non è però una sorpresa così grossa, perché a sconfiggerla è stata Sharapova, che sarà pure soltanto la testa di serie numero 30 ma è scesa in campo con un atteggiamento da numero 1 del mondo. Probabilmente i commenti poco teneri della danese nelle settimane successive al rientro di Sharapova non l’hanno aiutata. Arrivati al momento caldo della partita, con Wozniacki avanti 3-2 senza break, Sharapova ha vinto 4 game di fila e ha chiuso la partita martellando sempre più forte. Ora la aspetta una partita complicata ma comunque alla sua portata, contro Ashleigh Barty. Wozniacki scenderà al nono posto, nella migliore delle ipotesi, e in teoria potrebbe anche uscire dalla top 10.

Nel giorno dell’uscita di Wozniacki, ha fatto parecchio rumore la sconfitta di Aryna Sabalenka, che in molti consideravano tra le favorite per la vittoria finale. La bielorussa, classe ‘98, ha imparato una bella lezione da una tennista più giovane di lei, Amanda Anisimova, che è la prima nata nel terzo millennio a qualificarsi agli ottavi di uno Slam. Anisimova ha letto benissimo il servizio della sua avversaria e l’ha velocemente portata in un territorio sgradito: il risultato finale è stato 6-3 6-2, molto severo ma non per questo ingiusto.

Quindi chi sono le favorite?

Serena ha vinto le sue tre partite con estrema facilità ed è difficile non tenerla in considerazione per la vittoria finale. Kerber ha ceduto 4 game a Hercog, 5 a Haddad-Maia e 1 a Birrell: non saranno avversarie eccezionali, ma non c’è male. Halep arrivava da una striscia di cinque sconfitte di fila, ma si è qualificata agli ottavi e dopo aver quasi rischiato di uscire, ha lasciato cinque game a Venus Williams. Il suo match con Serena eliminerà una favorita e ci dirà quante chance di vincere il torneo ha la vincitrice. Probabilmente bisognerà tenere in conto anche Osaka, che è riuscita a superare uno scoglio molto duro come Hsieh, che era avanti 4-1 nel secondo dopo aver vinto il primo: potrebbe essere un segnale negativo, oppure Osaka ha già imparato a gestire le giornate in cui non gioca come vorrebbe, e questa potrebbe essere una cattiva notizia per le avversarie. Insomma, i nomi sono quelli. Quindi vincerà Sevastova.

Sharapova ha giocato agli Australian Open la sua ultima finale Slam, nel 2015.


Le partite più belle del tabellone maschile

Non ci sono state partite memorabili, fin qui. Ma ce ne sono state diverse che si sono risolte al quinto set, senza tie-break, e che hanno affascinato gli amanti della battaglia sul campo da tennis. Roberto Bautista-Agut è stato il protagonista di due di queste partite. Lo spagnolo ha iniziato il suo torneo battendo Andy Murray. Stabilito un doppio set di vantaggio, RBA ha pensato forse di poter disporre troppo facilmente di Murray, che dopo aver annunciato il suo ritiro deve essersi detto che se doveva morire tennisticamente doveva farlo à la Murray. E allora sono arrivate corse e recuperi come ai bei tempi in cui era uno dei Fab 4 che hanno fatto vincere all’inglese due tie-break, con il pubblico fomentato che desiderava la vittoria al quinto. Ma Bautista-Agut non si è fatto impressionare e ha vinto agevolmente il set decisivo, anche perché forse a Murray stava bene così. Due giorni dopo RBA si è trovato di fronte il migliore della “Nuova leva degli Hewitt”, ovvero gli australiani rimasti fuori dalla distribuzione del talento tennistico perché Kyrgios e Tomic gli hanno chiuso la porta. E allora a questi non rimaneva che correre e sudare per arrivare lì dove erano gli altri, quelli bravi dicono. Il migliore e il più vecchio di questi, ad oggi, è Millman, nome che tutti gli hater di Federer si sono tatuati dopo la clamorosa sconfitta degli US Open 2018.

Millman è il muro che Trump vorrebbe costruire al confine con il Messico: è corto ma è mobile, e così può respingere ogni cosa che provi a varcare il sacro confine del suo campo. RBA ha vinto i primi due set facilmente, più per demeriti dell’australiano che per meriti suoi, ma poi quell’altro si è improvvisamente galvanizzato e ha fatto salire di livello il match. Scambi interminabili, rincorse irreali, nessuna variazione che non fosse colpire da fondo campo: per ore si è andati avanti così con lo shot clock che pure li faceva sbrigare, e loro sempre pronti a ripetere il mantra del match. Millman ha annullato match point nel quarto set e ha trascinato la contesa al quinto. A questo punto, RBA poteva pure mollare visto che non riusciva più a capire come poter battere il suo avversario. Ma poi si è ricordato che lui è un ragioniere in campo, che sa fare molte più cose di quelle che gli accreditano, e con un puntuale 6-4 ha urlato uno dei vamos più poderosi del 2019.

Infine, per gli amanti del tennis talentuoso, notevoli i cinque set di Cilic contro Verdasco, capace di buttare alle ortiche un match che pure aveva praticamente vinto. Andato in vantaggio di due set, lo spagnolo ha subìto la rimonta del croato, che aveva giocato con troppa nonchalance i primi due parziali. Verdasco ha perso facilmente il terzo e poi è tornato a giocare nel quarto, un set molto bello e nel quale Cilic diventava infallibile da fondo campo. Si arrivava al tiebreak, Cilic annullava un primo matchpoint con il servizio ma poi si trovava a fronteggiarne un altro con Verdasco alla battuta. E cosa fa lo spagnolo in questo momento? Esattamente quello. La seconda palla di servizio si è infranta sulla rete. Come la partita, a quel punto. Nel quinto set Cilic non poteva, oramai, più perdere. Per Nando e i suoi tifosi i soliti rimpianti all’insegna dei “ah, se solo…”.

Cilic ha un record positivo (4-1) contro il suo prossimo avversario, Bautista-Agut, ma l’unica sconfitta è avvenuta proprio agli Australian Open.

Le partite più belle del tabellone femminile

Nonostante sia finita in due set, il match tra Martic e Stephens è stato uno dei migliori della prima settimana: le due sanno giocare molto bene a tennis, non hanno una velocità di palla impressionante, ma sanno trovare angoli e variazioni come poche altre. È finita 7-6 7-6: un peccato per Martic, che negli ultimi mesi sembra aver trovato l’ispirazione giusta per giocare al meglio il suo tennis complicato. Il match tra Muguruza e Konta è finito in tre set, com’era ovvio aspettarsi dato che hanno cominciato a mezzanotte e mezza, secondo la ben nota legge di Murphy. Nessuna partita agli Australian Open era cominciata così tardi, nemmeno la famosa Hewitt-Baghdatis. Muguruza se l’è sbrigata in poco meno di tre ore, giocando una partita molto positiva nonostante sembrasse molto seccata all’ingresso in campo: un segnale di cui tenere conto visto che i riflettori non sono su di lei e, come già successo in passato, la spagnola potrebbe trarre vantaggio da questa mancanza di pressione.

Svitolina ha rischiato grosso al terzo turno, quando è andata sotto di due break nel terzo set contro Zhang. Alla fine ha vinto 7-5.

Le sorprese (che non ci sono)

La sorpresa vera è che non ci sono sorprese, e chissà se questa è poi davvero una sorpresa, visto che nel singolare maschile si è perso il conto del numero delle volte in cui ce l’aspettavamo. Se il favorito incontra un potenziale avversario ostico invece che arrivare l’invocato upset in genere finisce con l’esserci una stesa. In ordine di tempo l’ultimo è stato Shapovalov, ma i sette game di de Miñaur, che qualcuno un po’ troppo precipitosamente ha paragonato addirittura a Hewitt, o i nove di Fritz sono lì a dirci che anche questa volta non pare esserci troppa trippa per gatti. Il buco che si è creato dalle parti di Thiem non è stato fatto su un muro inscalfibile, visto che l’austriaco si perde sempre più spesso nei meandri della sua misteriosa preparazione atletica. E quindi siamo sempre lì, speriamo in Medvedev, che è arrivato fino a Djokovic con buona autorità visto che è è quello che fin qui ha perso meno game di tutti, e Tsitsipas, che però ha penato con Berrettini e ha perso set pure con Troicki e Basilashvili. Se facesse il solletico a Federer sarebbe già sorpresona, ma forse a questo punto quella vera sarebbe trovare Dimitrov in semifinale, considerato che per il bulgaro sembrano già passati i treni migliori. Insomma continuiamo ad implorare un ricambio e poi magari ci troviamo con Berdych, Cilic e Nishikori. A quel punto meglio continuare con Fedal e Djokovic però

Chi ha deluso

Chi si aspetta Fognini nei quarti di finale non dev’essere nato al di là di Trento o Como, perché niente autorizza a pensare che un giocatore di ormai quasi 32 anni possa veramente fare quello che mai gli è riuscito in carriera. Speriamo e tifiamo, ma sarebbe insensato considerare la sua eliminazione a terzo turno una delusione, visto che con Carreño-Busta era anche sotto 5 a 0 nei precedenti. Meglio andare nei piani alti, come quelli di Anderson, sconfitto però più da qualche malanno che da Tiafoe, e come quelli di Isner, che ha trovato uno più alto di lui e che gioca come lui, questo Opelka che sembra costruito per continuare appunto la tradizione degli Isner e dei Karlovic: un mucchio tie-break, una cinquantina di ace a partita, quarti di finale qui e lì e tanta noia. Forse la delusione più grossa è quella di Karen Khachanov, che aveva chiuso l’anno vincendo un Masters 1000 e che si è perso contro l’intelligenza tattica e la regolarità di Bautista-Agut. Lo stesso Shapovalov, che ha l’attenuante di aver giocato contro Djokovic, ha fatto una partita orribile contro il serbo, e il mistero è perché tutti non vadano a lezione da Nadal, che invece continua a impartire lezioni di alta strategia. La delusione più grossa di tutti è il torneo, che fin qui non ha riservato grandi partite e che ha dovuto spingere sulla retorica per scatenare qualche emozione, visto che di partite spettacolari se ne sono viste pochine.

I match da vedere negli ottavi

Sono parecchi, sulla carta. Il big match, tra tabellone maschile e femminile, è certamente quello tra la numero 1 del mondo, Simona Halep e la ventitré volte campionessa Slam in singolare, Serena Williams. È il nono incontro tra le due, otto li ha vinti Serena mentre l’unica vittoria di Halep è arrivata alle WTA Finals 2014, quando vinse nel round robin con un sonoro 6-2 6-0. Gli altri match notevoli nel tabellone femminile sono Barty-Sharapova, con un netto contrasto di filosofie tennistiche, Osaka-Sevastova, per lo stesso motivo e probabilmente Keys-Svitolina, visto che la statunitense ha giocato insospettabilmente bene i suoi primi tre turni e ha sconfitto anche un’avversaria scomoda come Elise Mertens. Considerati i tentennamenti di Svitolina negli Slam, potrebbe venirne fuori una mezza sorpresa.

Nel tabellone maschile, forse varrà la pena guardare i match dei tre favoriti: Djokovic se la vedrà con Medvedev, Nadal con Berdych e Federer con Tsitsipas. Difficile dire chi ha l’avversario più tosto, forse Djokovic, che però è anche sembrato quello più sicuro di sé. Medvedev, come detto, non ha perso un set ed è anche quello che ha perso il minor numero di game. Non ha una partita semplice nemmeno la quarta testa di serie, visto che Zverev dovrà affrontare Raonic. Il canadese ha avuto un calendario molto tosto (Kyrgios e Wawrinka nei primi due turni) e se l’è cavata perdendo un solo set, ovviamente al tie-break.

Australian Open 2019

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