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L’altro tennis con Tsitsipas

Perché con Tsitsipas un’altra idea di tennis è possibile.

Perché con Tsitsipas un’altra idea di tennis è possibile.

Stefanos Tsitsipas si sveglia quand’è ancora buio, imbraccia la telecamera e con gli occhi socchiusi gira per la stanza annunciando che sta facendo le valigie, in direzione Australia. «Mi piace alzarmi a quest’ora, perché puoi finire le tue cose e stare pronto per qualsiasi cosa: se ti alzi presto, finisci le cose presto». Parte lo stacco musicale con lui al centro dell’inquadratura a sorridere e passarsi le mani fra i capelli su uno sfondo nero, il volto illuminato con una luce da sinistra: tutto a regola d’arte, come uno che appare esattamente come vuole.

C’è tutto Stefanos Tsitsipas in uno qualsiasi dei suoi video che posta irregolarmente sul suo canale YouTube, quello a cui ha raccomandato di iscriversi dopo aver battuto Roberto Bautista-Agut nei quarti di finale degli Australian Open. In poche ore questo appello in favore di telecamera, una posizione nella quale si trova a suo agio esattamente come quando colpisce un dritto o un rovescio da fondocampo, gli ha portato qualche migliaio di follower. E forse, proprio perché si è preparato prima, il greco si sta affermando prima degli altri.

C’è qualcosa di diverso fra questo ragazzo e i suoi rivali della stessa età, e non solo per quanto riguarda il tennis. I suoi antagonisti sono giocatori facilmente inquadrabili, più o meno nuove edizioni di quello che abbiamo visto negli ultimi anni. C’è il tennista isterico che non riesce a vincere negli Slam e cerca di rendersi più antipatico ogni giorno che passa, c’è il figlio del custode diventato professionista nel segno dell’American Dream, il predestinato dal talento sopraffino che tarda ad affermarsi, il picchiatore russo che randella tutto il possibile e l’altro russo con la mano più delicata e già stempiato a neanche 23 anni, l’orientale tutto difesa e contrattacco che si rompe spesso e ovviamente quello che se solo volesse vincerebbe tutto per poi smettere il giorno dopo, come no.

Cliché comuni nel mondo del tennis, che rispecchiano idee di vivere il gioco che abbiamo visto perpetuarsi nel corso degli anni, come in una staffetta nella quale il passaggio di testimone non ha mai provocato alcun cambio di passo. Forse, però, oggi siamo di fronte ad un’altra idea di tennis, quella di Stefanos Tsitsipas.

La musica di sottofondo dei suoi video è chill-out, che nel linguaggio di questi giovani sarebbe quella rilassante che si sente nei resort di lusso durante gli aperitivi, le inquadrature strizzano l’occhio ai maestri newyorkesi del genere: hyperlapse, timelapse, camera fissa, riprese con il drone, e il treppiede che viene improvvisamente preso in mano per mostrare meglio il panorama. Nei video, nel quale a inizio carriera Stefanos racconta superficialmente la vita del tennista fra aeroporti, aerei e hotel, fanno spesso capolino il padre, Apostolos, e gli altri del suo corposo team, con il fratello primo fra tutti.

Viene facile affezionarsi a un tennista che ci mostra in maniera tanto naturale com’è al di fuori del campo da tennis. Stefanos lo fa realmente, non delega a un press manager qualsiasi il post sui canali social studiato e approvato ad hoc, lui ci mostra gli occhi con le cispe al mattino, la madre stanca in aeroporto e il padre sempre pronto ad apparire con il pollice alzato a ricordare che tutto va bene. Terminati gli allenamenti nella giornata tipo, Stefanos torna in hotel e imbraccia di nuovo la fotocamera; in un paio di video ha ancora qualche problema di messa a fuoco del panorama, il balcone con lo sfondo bello è sovraesposto, lui se ne accorge e promette di sistemare al più presto questo problema di luci. Ci tiene a questi video, lui non è solo quello che gioca bene a tennis.

«Iscrivetevi al mio canale, mettete like e commentate, questo mi motiva a fare altri video. Mi spinge a fare meglio, a superare i miei limiti. Ci vediamo la prossima volta, bye bye».

Ma naturalmente niente di tutto ciò avrebbe rilevanza se Stefanos non fosse una star anche sui campi da tennis. L’esuberanza che traspare dai video è la stessa del campo, solo in una forma diversa, originale. In video non ci sono regole da rispettare, linee che segnano confini. Come ribadisce lui stesso in uno dei suoi vlog: «Be creative!», siate creativi.

In campo, per quanto possibile oggi giorno, lui cerca di fare lo stesso. Gioca un tennis d’attacco e non di attesa, va a rete quando possibile e si tuffa per colpire in volo se raggiungere la palla è impossibile: «Penso che tuffarsi rappresenti una soluzione al problema». A questi espedienti creativi lui affianca la solidità del suo gioco in ogni zona del campo, in aggiunta alla fiducia dei propri mezzi. Non soffre il palcoscenico, e come i commenti e i like ai suoi video lo spronano a migliorare inquadrature e transizioni, anche le sconfitte in campo vengono utilizzate per non commettere nuovamente gli stessi errori.

Agli Australian Open 2018 Tsitsipas perse contro Shapovalov in 3 set

Stefanos gioca a Perth contro Federer alla Hopman Cup e non perde mai il servizio, arrendendosi solo ai tie-break al dioscuro svizzero. Poi perde contro Andreas Seppi nei quarti di finale del torneo di Sydney, lasciando pensare che non sia ancora pronto per qualcosa di grande. Se perdi contro Seppi che speranze hai contro Federer? Poi però Tsitsipas incontra di nuovo lo svizzero agli ottavi di finale degli Australian Open e non ha paura non solo di batterlo, ma anche di affermare in sala stampa di aver guardato uno dei match persi da Federer agli US Open per studiarlo, forse motivarsi, chissà. Il tutto, a parte la comprensibile esultanza in campo, gestito come se fosse routine.

Dopo la vittoria contro Roberto Bautista-Agut che lo ha qualificato ad una semifinale Slam per la prima volta, sotto gli occhi di chi voleva vedere se si sarebbe confermato o meno dopo quello che i più pigri hanno definito “passaggio di consegne” o, ancora peggio, “exploit”, lui non ha fatto una piega: ha sorriso, si è tirato indietro i capelli con le mani come fa negli stacchi dei suoi video su YouTube e, dopo aver concesso un paio di frasi di circostanza tipiche dei personaggi che troppe volte abbiamo visto ripetere dopo una vittoria  («Mi sembra di essere in una favola»), ha ribadito di aver «lavorato tanto per essere qui». Chiaro? Me la sono meritata questa vittoria, non ho battuto Federer per caso e RBA per coincidenza fortunata.

Difficile non sorridere se si cresce da queste parti

Il viaggio di Stefanos Tsitsipas verso i successi è iniziato a Vouliagmeni nell’Attica, vicino ad Atene. Com’è questo villaggio ce lo ha fatto scoprire ovviamente Stefanos in uno dei suoi video, quando ancora aveva i capelli corti.

Stefanos passeggia in discesa verso il mare. I colori sono quelli dei piccoli villaggi sulla costa, il blu del mare è sempre presente nell’inquadratura mentre lui sale verso la sommità della collina. Vuole farci vedere il panorama. La sua voce si affievolisce incontrando la resistenza della pendenza, la musica di sottofondo, ancora chill, è mixata troppo alta e copre tutto. Quando arriva in cima si vede una panca di legno, la camera lascia l’inquadratura soggettiva per fotografare il panorama. C’è il mare, la sicurezza di ogni greco, il villaggio dove è cresciuto, gli allenamenti, e Atene in lontananza, il punto di arrivo, le vittorie.

«Mare, montagna, c’è anche la neve a due ore di macchina da qui in inverno: cos’altro volete? Eppure la gente non conosce questo posto, assurdo!».

Nei suoi primi video sul canale YouTube c’è ancora molto tennis. Il 2017 è stato il suo primo vero anno fra i professionisti, ha visitato per prima volta Shanghai e si è qualificato per le NextGen ATP Finals di Milano. Ha documentato tutto su YouTube, ma sono cose già viste. Però poi c’è il video per il 50 anni del padre, Apostolos, che come il figlio non sembra vergognarsi quando viene ripreso. I due se ne vanno a spasso per la città, fanno shopping in un negozio di lusso, poi si ritrovano con tutti gli altri parenti al ristorante. Nel video si parla in greco, Stefanos ancora deve migliorare parecchio a livello di produzione. Apostolos sceglie la torta, la famiglia festeggia, il più famoso dei Tsitsipas appare poco perché è sempre dietro la camera. Tutti sono felici, arriva la torta con su scritto “50 biscuits”, cantano la canzone che sapete al buio, applauso.

«Thank you for being my dad».

Poi, crescendo, Stefanos oltre a migliorare in campo capisce cosa vuole fare del suo diario di viaggio e forse della sua vita. Il timelapse questa volta riprende il colonnato del Bernini. Lui appare improvvisamente per dirci che ha appena visitato la nazione più piccola al mondo, il Vaticano, dopo aver visitato la più grande, la Russia: «Con questo travel blog vi porterò con me in tutte le altre nazioni, mi sento orgoglioso e felice di far vedere al mondo cosa significa viaggiare per me, perché per me viaggiare è la soluzione di molti problemi».

Stefanos mangia il gelato, che ama perché non si paga per palla come nel resto del mondo, mentre passeggia sulla ciclabile del quartiere Prati, nessuno lo ferma, scopre Roma da solo, senza guida. Più tardi si ferma davanti il Colosseo. «Se non avete avuto l’opportunità di visitare Roma lo potete fare con me. L’Italia è molto simile alla grecia per cultura, Roma è una città bellissima». Poi usa il telefono per trovare e comunicare al pubblico del suo video dei fatti sui luoghi che visita, il Vaticano prima, il Colosseo ora. Mentre inquadra l’anfiteatro Flavio, di sottofondo c’è una canzone di musica folk greca che stona paurosamente, ma almeno sappiamo da chi hanno preso ispirazione quelli di Barilla.

Giocare un’esibizione di tennis dentro al Colosseo sarebbe molto bello. Questo stadio sarebbe un bel campo centrale. Io sto vivendo un sogno, e lo sto facendo viaggiando in queste magnifiche città».

Passano i mesi, i capelli si allungano fino a farlo sembrare un paggetto. I suoi diari di viaggio sono ancora incentrati sul tennis: valigie, aeroporti, trasferimenti, tornei, e di nuovo aerei. Sta prendendo confidenza con il mezzo, si vede che vuole uscire da questa routine. Intanto, ci porta con lui all’esterno e all’interno degli impianti, sul campo d’allenamento. Il video termina con un “PLEASE SUBSCRIBE FOR MORE”.

Un anno fa, a Roma, Stefanos dovette giocare le qualificazioni per entrare in tabellone principale.

In alcuni video parla ancora in greco con il padre, ma oramai ha imparato a mettere i sottotitoli ai video. Il canale cresce, arrivano le prime domande dei fan, visto che Stefanos comincia a vincere con continuità nel circuito e si sparge la voce che è anche presente in maniera originale sui canali social. Dice che è diventato un grande fan del lancio delle freccette, ammesso che si possa chiamare sport. «Confesso che non me lo sarei mai aspettato però».  Deve migliorare in geografia però, perché piazza il Messico in Sudamerica. «Mi piacerebbe visitare l’Africa».

Ricorda come è nato tennisticamente, iniziando a giocare all’età di sei anni al tennis club. «I tennisti del passato? Mi sarebbe piaciuto giocare contro Sampras e Becker, per vedere come si giocava all’epoca. Mi piacerebbe visitare le Hawaii». Poi il video mostra quando viene intervistato per i media a Indian Wells, e lui diventa improvvisamente impostato, perde la naturalezza che ci ha accompagnato fin qui. Poi riprende la sua telecamera e si inquadra sul campo di allenamento:  «Oggi non ho voglia ma mi alleno ugualmente, bisogna fare così se vuoi diventare un campione». Si rilassa accompagnando il padre al campo da golf, colpisce un paio di swing niente male. Esulta.

In un altro video Stefanos racconta delle sue esperienze a Wimbledon, «un posto dove non puoi avere brutti ricordi perché è il miglior Grand Slam», o va a spasso per Cipro con il cipriota più famoso del tennis, Marcos Baghdatis. La qualità dei video migliora, Stefanos oramai elenca nella descrizione del video sul canale YouTube tutta la sua “gear”, l’attrezzatura usata per le riprese, proprio come gli youtuber che hanno milioni di follower. Posta meno, ultimamente, perché si è raffinato e sa che per produrre un video di qualità ci vuole tempo e dedizione. Proprio come nel suo tennis, che è migliorato e che lo ha portato fra i migliori venti tennisti del mondo.

E se in Australia il tennis è alla ricerca di un nuovo campione, Tsitsipas si candida ad esserlo perché, come dice la sua voce in un altro dei suoi video mentre sullo schermo si susseguono frame di Mandela, Steve Jobs, Che Guevara e Kyrgios che protesta, «La vita ha bisogno di persone come te per cambiare il mondo. Non aspettare l’opportunità: coglila, ribèllati!». Per cambiare il mondo c’è tempo, con il tennis Stefanos ha già cominciato.

Stefanos Tsitsipas

Claudio Giuliani è un giornalista in forza al web. Gioca a tennis da un bel po' e tira il rovescio rigorosamente ad una mano, con la Yonex di Stan. Volendo, potrebbe insegnarlo.
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