menu Menu

Terra!

Il ritorno di Federer, sempre che si ricordi come scivolare, l'addio di Ferrer e altre cose che succederanno da qui a giugno.

Il ritorno di Federer, sempre che si ricordi come scivolare, l'addio di Ferrer e altre cose che succederanno da qui a giugno.

Dove e quando si gioca

08/04 – 14/04 Houston, Marrakech (ATP 250)
15/04 – 21/04 Montecarlo (Masters 1000)
22/04 – 28/04 Barcellona (ATP 500) Budapest (ATP 250)
29/04 – 05/05 Monaco, Estoril (ATP 250)
05/05 – 12/05 Madrid (Masters 1000)
12/05 – 19/05 Roma (Masters 1000)
19/05 – 25/05 Lione, Ginevra (ATP 250)
26/05 – 09/06 Roland Garros (Slam)

Dove giocano i migliori

Occhi puntati sui due tennisti che tutti si aspettano di vedere l’uno contro l’altro il 9 giugno: Novak Djokovic, numero 1 del mondo e detentore degli ultimi 3 Slam giocati, e Rafael Nadal, 11 volte campione a Parigi. Il serbo seguirà una routine consolidata, giocando i tre Masters 1000 (Montecarlo, che non è obbligatorio, Madrid, Roma) ed evitando fatiche supplementari. Nadal, come sempre, ci aggiungerà Barcellona. Stesso discorso per il terzo favorito, Dominic Thiem, che copierà il maiorchino. L’anno scorso l’austriaco, finalista al Roland Garros, perse al primo turno a Roma e non rinunciò a Lione, a cui era regolarmente iscritto. Thiem faticò più del dovuto, ma alla fine vinse il titolo e a Parigi non ebbe troppi problemi a raggiungere la finale. Non è escluso, insomma, che decida di giocare nella settimana precedente allo Slam chiedendo una wild-card se le cose dovessero andare male al Foro Italico, anche perché la tiritera delle troppe partite giocate si è rivelata più volte infondata.


A Marrakech, che comincia la prossima settimane, si gioca l’unico torneo del circuito maggiore nel continente africano.

La stagione sulla terra 2019, in ogni caso, è quella del grande ritorno di Roger Federer, che non gioca su questa superficie dal 2015. Dopo la vittoria a Miami lo svizzero si è esibito in un goffo tentativo di falsa modestia («Non mi ricordo nemmeno come si scivola»), ma è chiaro a tutti che Federer giocherà questa parte di stagione senza troppe aspettative. I tornei a cui è iscritto per ora sono tre, Madrid, Roma e Roland Garros ma la sua presenza in Italia non è per niente certa.

Per quanto riguarda gli altri top player, da segnalare la presenza di Isner negli ATP 250 di Houston e Lione (e, come da tradizione yankee, la rinuncia a Montecarlo, unico top 10 a mancare oltre a Roger Federer e Juan Martin del Potro), l’ottimo campo di partecipazione di Barcellona (le prime 8 teste di serie oggi sarebbero Nadal, Thiem, Nishikori, Tsitsipas, Khachanov, Medvedev, Fognini e Shapovalov) e la consueta partecipazione di Zverev al torneo di Monaco (oltre a quella inusuale a Marrakech). Tra gli ATP 250 il più prestigioso sembra essere Estoril, che potrà schierare due top 10 (Anderson e Tsitsipas) e due top 20 che sanno come far divertire il pubblico (Monfils e Fognini). Stan Wawrinka, campione al Roland Garros 2015, dovrebbe seguire la routine abituale, con i tre Masters 1000 e l’ATP 250 di Ginevra. Tra i primi 50 del mondo va segnalato che Milos Raonic e Nick Kyrgios non giocheranno per (almeno) le prime 4 settimane: l’assenza del canadese è certamente quella più strana, visto che ha raggiunto i quarti di finale per ben tre anni di fila nel Principato.

Grandi aspettative

Ormai ci siamo: complice il rendimento non più da cannibale dei primi 3, i ragazzi sono cresciuti. Nella top 10 c’è Tsitsipas ma a Miami hanno impressionato i canadesi Shapovalov e Augier-Aliassime. Dal primo ci si aspettava qualcosa in più contro Federer, dopo che aveva fatto fuori in sequenza altri tre ragazzi di enorme talento, e il secondo, che è nato nel XXI secolo, ha sprecato la possibilità di far finale – e figura migliore di quella di Isner – al suo primo Masters 1000, servendo per il set sia nel primo che nel secondo set. Se per il giovane Felix è lecito attendersi molti alti e bassi, Shapovalov e Tsitsipas affronteranno la terra pronti per il grande risultato. Shapovalov sulla terra già l’anno rosso fece una buona figura, raggiungendo la semifinale a Madrid e perdendo a Roma contro Nadal dopo un gran primo set, nella sua prima stagione da professionista sul rosso. Anche per Tsitsipas si tratta della seconda stagione sulla terra e il greco, che è sei mesi più vecchio di Shapovalov, ha già raggiunto una finale a Barcellona, persa contro Nadal, e una semifinale all’Estoril, mentre a Roma e a Parigi si arrese rispettivamente a del Potro e a Thiem. Considerato quanto sono cresciuti, entrambi giocano con il loro best ranking, Tsitsipas all’8 e Shapovalov al 20, non dovrebbero fare peggio dell’anno scorso. Seppur con un po’ meno talento, anche Medvedev andrà tenuto d’occhio. Pure il russo (23 anni) è nel suo momento migliore e possiede una solidità persino maggiore rispetto alla coppia greco-canadese. E vale la stessa cosa per Khachanov e Coric, tutta gente che è top 15 e che sembra pronta per spodestare mezza top 10, quella di del Potro, Isner, Anderson e magari anche Nishikori, se il giapponese non trova il modo di dare continuità al suo gioco. A loro c’è da aggiungere Frances Tiafoe, che è appena 21enne ed è arrivato tra i primi 8 a Melbourne. L’anno scorso fece una strana programmazione, quest’anno salta Houston ma dovremmo vederlo a Madrid. Un po’ più indietro ci sono gli australiani, De Miñaur su tutti, e il citato Rublëv, posto che abbia risolto i suoi problemi fisici. Come si sarà notato non si è parlato, sin qui, di Kyrgios, il motivo è noto.

Tipi da exploit

Considerato il momento attuale del tennis tutto può succedere e quindi tutto sarà una sorpresa. Probabilmente siete tra quelli che credono che Nadal ripeterà i prodigi dei due anni passati ma molto dipenderà dalle sue condizioni fisiche e non è detto che basteranno. Quello che è certo è che Rafa avrà il Roland Garros come obiettivo a cui sacrificare tutto e il resto lo giocherà giorno per giorno. Basterà? I rivali sembrano più vicini di un tempo e anche meno timorosi. Ma più che di Djokovic e di Federer, pericoli tutto sommato conosciuti, sono i nuovi che potranno dargli qualche fastidio. Già a Montecarlo sapremo che Nadal dovremo aspettarci.

Oggi non scommetteremmo su una vittoria di Federer sul rosso ma poi, se ci pensiamo un attimo, quante volte ancora dobbiamo sbagliarci sul vecchio Roger?

Quello che è certo è che al tavolo dei pretendenti c’è tanta gente, anche quello Zverev che prima o poi dovrà pur risolvere i suoi problemi di crescita. Il numero 3 del mondo sembra in una fase involutiva e non è detto che avere Lendl accanto possa davvero aiutarlo. Probabilmente a Wimbledon si farà due conti, nel frattempo può succedere qualsiasi cosa. Infine, siamo tutti in attesa di Thiem. Due finali di fila alle Porte d’Auteuil, un “1000” buttato a Madrid, uno vinto in modo convincente a Indian Wells. In teoria è il favorito, in pratica sarebbe una grossa sorpresa lo stesso.

L’ultima partita di Federer su un campo in terra battuta: 6-7 4-6 contro Thiem a Roma 2016.

Un ultimo vamos per David

Fino al 2013, quando aveva già passato i 30 anni, il migliore risultato di Ferrer negli Slam era la semifinale, raggiunta una volta a Parigi (2012), due volte a Melbourne (2011 e 2013) e due volte a New York (2007 e 2013). Probabilmente a causa della sua nazionalità, Ferrer è sempre stato considerato un terraiolo, un tennista che dava il meglio sulla terra battuta e che sulle superfici veloci andava in difficoltà. È un po’ quello che si pensava, con le dovute proporzioni, di Rafael Nadal, anche se i successivi risultati di Nadal hanno certamente dato una dimensione a tutto tondo al campione maiorchino. Per Ferrer il discorso è un po’ diverso e probabilmente tra vent’anni o trent’anni quando ripenseremo a lui lo ricorderemo con la maglietta sporca di terra, la fronte zuppa di sudore e la fascia a tenere legati i capelli, mentre colpisce con quel movimento sgraziato un dritto inside-out. Ma a guardare la carriera di Ferrer, c’è tantissimo cemento: ha vinto 12 dei suoi 27 tornei sul duro, uno dei quali (l’unico, per giunta) è un Masters 1000; ha altre 4 finali perse nei Masters 1000 su cemento, a cui si aggiungono quelle di Roma 2010 e Montecarlo 2011; negli Slam, come detto, vanta quattro semifinali agli Australian Open e agli US Open; infine, lo spagnolo ha raggiunto una finale anche alle World Tour Finals, in condizioni che solitamente ai terraioli non piacciono per niente. Ma per chiudere una carriera che è andata oltre le previsioni, Ferrer ha scelto la terra, o forse più precisamente ha scelto casa sua. Noi ce lo godremo per un altro paio di tornei, sperando che riesca a strappare qualche altra vittoria sofferta per poi indicarlo e dire: «Vorrei impegnarmi un giorno nel mio lavoro almeno una volta come si è impegnato in tutta la sua carriera David Ferrer».

Come è andata l’anno scorso

Rafael Nadal, nonostante gli scricchiolii australiani e le assenze dai Masters 1000 nordamericani, si presentava da grande favorito sulla terra e le cose andarono esattamente come tutti si aspettavano. Vittorie comode in 2 Masters 1000 su 3, una sconfitta contro Thiem per riprendere fiato e dargli l’illusione di potersela giocare a Parigi, percorso agile al Roland Garros anche se questa volta il maiorchino perse un set per strada (contro Schwartzman, che negli altri tre set vinse sette game). Col senno di poi è facile dire che tutto andò come previsto ma in realtà gli Internazionali d’Italia riuscirono a sollevare qualche dubbio. Nadal arrivò in finale con il solito agio, perdendo un set con Fognini ma vincendo tutti gli altri set con la solita facilità. In finale, contro Alexander Zverev, le cose si fecero complicate. Il tedesco, campione in carica, perse nettamente il primo set (6-1) ma restituì il favore all’avversario, vincendo il secondo set con lo stesso punteggio. E Nadal, poco abituato a perdere un set su terra battuta, figuriamoci vincendo un solo game (gli era successo altre 8 volte in carriera, a dire il vero, ma in 4 casi aveva comunque vinto la partita), qualche preoccupazione deve averla sentita, perché nei primi game del terzo set lo si vide in difficoltà come raramente lo avevamo visto. Alla fine la solita tigna e un aiutino metereologico utile a confondere le idee del giovane avversario rimisero le cose a posto. Due settimane più tardi Zverev raggiungeva per la prima volta i quarti di finale in uno Slam, perdendo nettamente contro Thiem, mentre Nadal si qualificò per l’undicesima volta alle semifinali del Roland Garros. La domenica successiva, dopo un 6-4 6-3 6-2 a Thiem, lo spagnolo mordeva di nuovo la Coupe des Mosquetaires.

Il balzello apotropaico prima della tradizionale vittoria in 3 set in finale.

Ma il 2018 su terra verrà ricordato, quantomeno dai dipendenti FIT e aziende satelliti, per l’incredibile exploit di Marco Cecchinato, prima campione a Budapest grazie ad un tabellone non ostico ma nemmeno banale (Basic, Dzumhur, Struff, Seppi e Millman) e poi incredibilmente semifinalista al Roland Garros, peraltro dopo aver battuto avversari nient’affatto semplici. Primo turno con Copil vinto per 10-8 al quinto, con match point a sfavore, poi tre set a zero a Trungelliti prima delle vittorie in quattro set contro Carreño-Busta, Goffin e soprattutto Djokovic. La sconfitta in tre set contro Dominic Thiem fu più che dignitosa, anche perché il siciliano ebbe la possibilità di pareggiare il conto dei set.

david ferrer Rafael Nadal

La redazione è un mostro a più teste con un numero imprecisato di mani, che produce articoli mostruosi. Scrivici a info@tennispotting.it
56 Condivisioni

Previous Next

keyboard_arrow_up