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Un pareggio a Wimbledon

Djokovic e Federer nella partita del decennio a Wimbledon: ma chi ha vinto?

Djokovic e Federer nella partita del decennio a Wimbledon: ma chi ha vinto?

Andare in campo contro tutti, affrontare il giocatore più forte di sempre nel torneo Slam che ha vinto più volte e uscirne vincitore: Novak Djokovic è uscito come un essere immortale dalla finale di Wimbledon 2019.

Ripensando all’infinita vittoria su Federer in cinque set e a come è maturata, il serbo avrà a disposizione un ricordo che si tradurrà in fiducia in ogni prossimo momento di difficoltà tennistica. Basterà, forse, ripensare a cosa è stato capace di fare in finale a Wimbledon 2019 per tirarsi fuori dai problemi ancora una volta. 

Che sia questa la grande qualità di Novak Djokovic è evidente, più del rovescio sul quale ha costruito le sue fortune tennistiche, del dritto che viene preso a modello d’insegnamento, del fisico che si ricompone dopo ogni caduta al terreno e torna in posizione iniziale dopo ogni allungamento o spaccata. Più di tutto quello che Novak Djokovic è capace di esprimere in campo, è nella sua testa che risiede la sua forza. A Wimbledon, contro Federer, Novak ne ha dato la dimostrazione più brillante della sua carriera. 

Contro Nadal agli Australian Open del 2012, nella famosa battaglia di quasi sei ore di gioco fra i due che erano numero 1 e 2 del ranking, Djokovic non aveva il pubblico contro come a Londra opposto a Federer. Allora, furono testa, cuore e gambe a fargli vincere la partita. A permettergli di vincere Wimbledon per la quinta volta, è stata la sua calma interiore. 

«Dovevo cercare di stare calmo e controllare le mie emozioni, sapevo come sarebbe stato l’ambiente visto che giocavo contro Federer, l’avevo immaginato prima del match nella mia testa. Sapevo anche come avrebbe reagito il pubblico. Quando la folla gridava Roger nella mia testa io sentivo Novak»

Per cinque ore, l’incitamento del pubblico di Wimbledon per Federer è stato il carburante di Djokovic, che ha soffocato le sue emozioni in campo trasformandole in energia. Certo, ogni tanto il serbo si è lasciato andare: guardando il suo angolo – ma meno del solito -, allargando le braccia quando Federer vinceva il punto con uno dei suoi vincenti sulla riga, colpendo la sedia dell’arbitro con la racchetta dopo l’ennesima volée delicata del suo avversario. Ma quando i punti contavano di più, Djokovic è riuscito a sopprimere la rabbia e a farla diventare una calma zen. Djokovic ha vinto il durissimo primo set al tiebreak e ha cambiato campo come se fosse sull’1-0. E quando ha perso il secondo set per 6-1 come un Tomic qualsiasi, ha cambiato campo alla stessa maniera. 

Dal lato puramente tecnico, Federer contro Djokovic è stata la solita bella partita. Questa volta però, è stata bellissima. Raramente abbiamo visto cinque ore di match con questa intensità, con 148 colpi vincenti sommando i 94 di Federer ai 54 di Djokovic, con Federer capace di vincere 14 punti in più di Djokovic e perdere la partita. 

Come è riuscito quindi Federer a perdere una partita del genere? Facendo il Federer, al solito.  

Era dal 1948 che un giocatore non perdeva la finale di Wimbledon con matchpoint a favore.

In uno sport nel quale i punti non sono tutti uguali, giocare bene quelli chiave è quello che contraddistingue un campione dal comprimario. Djokovic, sotto questo punto di vista, è il migliore – insieme a Nadal. Roger ha perso la finale nei tre tie-break, il primo, il terzo e il quinto, tre momenti nei quali Novak Djokovic ha commesso zero errori gratuiti a differenza degli 11 di Federer, alzando quindi il suo livello di attenzione, e quindi di gioco, nel momento topico del set. 

È stato così nel primo tiebreak, che Federer pure conduceva prima di sbagliare qualche colpo facile, è stato così nel terzo e anche nel quinto, il più semplice dei tre. Ma nell’ultimo parziale, prima di arrivare al tiebreak sul 12-12, Djokovic ha annullato due matchpoint. Qualcuno potrebbe rimproverare a Federer di non aver osato abbastanza su questi due championship points, giocati sul suo servizio quando era in vantaggio per 8-7. Un dritto scentrato (in controbalzo, dopo una risposta profonda) e un passante di Djokovic su un attacco non troppo convinto di Federer hanno rimesso in parità la partita. Compresi questi due matchpoint salvati, il serbo ha vinto sette punti di fila riportando così l’incontro di nuovo in parità. 

Federer era arrivato a giocarsi questi due matchpoint giocando un tennis unico. Nessun’altro può giocare come lui a quel livello. Non c’è un altro giocatore capace di migliorare i propri colpi come ha fatto lo svizzero in questi anni. In semifinale abbiamo visto Federer esorcizzare la diagonale di rovescio contro Nadal, che su questa ha costruito la gran parte delle sue vittorie negli scontri diretti. Il tennis di Roger Federer oggi è un misto di ping-pong e flipper in termini di velocità, anticipo e riflessi. Chi sta dall’altra parte della rete è costretto a giocare di fretta, senza aver tempo di pensare, perché Federer ha un solo obiettivo: farti sentire privato di una qualsiasi soluzione efficace.

Come Borg, Sampras e Federer_ Djokovic è a quota 5 Wimbledon.

Rafael Nadal non è riuscito a tirare un vincente di dritto in lungolinea contro lo svizzero, che pure concedeva spazio nella sua parte destra di campo. Non c’è mai riuscito perché la palla di Roger tornava sempre veloce e bassa, in back come colpita con leggero top spin, Rafa non poteva che cercare di giocare incrociato senza avere il tempo di caricare, come quando qualcuno cerca di darti un pugno e tu per depotenziarne l’effetto gli vai incontro, accorciando la gittata e quindi la possibilità di farti male. 

Djokovic, invece, su quella stessa diagonale è riuscito a fare male a Federer. Bravo come nessun altro nello scendere ginocchia a terra per controbattere i rovesci in backspin di Roger Federer, traiettorie che una volta lo svizzero usava per difendersi e oggi invece per offendere, il tennista serbo ha anticipato più volte in lungolinea di dritto, facendo vincenti o costringendo lo svizzero all’errore. Così è riuscito a fare match pari a differenza di Nadal, anche perché Djokovic non ha avuto un buon rendimento al servizio per larga parte del match. 

Mentre tutto questo accadeva, mentre le tattiche dei due giocatori si sovrapponevano formando una figura unica e perfetta, cioè la parità vista in campo in uno sport che non la contempla, Djokovic riusciva a gestire anche il pubblico di Wimbledon. Che era tutto per Federer, per la storia di un uomo che neanche il tempo può fermare, per lo Slam numero 21 di cui 9 in quel campo: per chi altri poteva tifare il pubblico di Wimbledon?

Djokovic doveva pareggiare questo fattore per non rimanerne schiacciato. I pugni al cielo, le urla, le parolacce, le racchette sfasciate: ogni atteggiamento del classico Djokovic in campo era incompatibile con la vittoria. A un ipotetico urlo di Djokovic, il brigante, il pubblico avrebbe reagito con urla di incitamento ancora più forti per Federer, il brigante e mezzo.

E così, con la partita tornata in parità sul punteggio di 8-8, il pubblico affievoliva la sua carica, applaudiva con il minimo sindacale i colpi di Djokovic, reo di stare là a modificare la storia già scritta, come se fosse su Wikipedia. E lui, impassibile. Federer costringeva di nuovo Djokovic a game complicatissimi nei suoi turni di servizio, il pubblico si alzava dopo ogni punto, braccia al cielo, urla di sollievo dopo aver trattenuto il fiato per i secondi necessari a capire che l’ennesimo vincente di Federer era cosa fatta. E Novak muto, convinto nella sua testa che il pubblico stesse tifando per lui.

Passate le quattro ore e mezza di gioco, anche il resto del mondo che non segue il tennis si era accorto di quello che stava accadendo. Questa volta, il tennis non sarebbe stato relegato alla colonna di destra. Di fronte agli schermi non c’erano solo gli appassionati. C’erano i tifosi di Federer, in apprensione, agitazione, con quel misto di paura e amore a farli sentire vivi su quel campo come davanti la TV, a pregare un “one more time” per un’ultima ultimissima volta che non è mai tale. E c’erano quelli di Djokovic, i tifosi del figlio di un dio minore, che quell’amore per te sarà sempre un amore di ripiego, una seconda scelta, un tifare contro qualcun altro più che che per te. E poi tutti gli altri, a guardare una delle partite più belle della storia del tennis.

Che ad un certo punto doveva finire. Il coraggio di Federer nel colpire destando meraviglia veniva pareggiato ancora dal fargli tirare ancora un colpo in più di Djokovic, un tennis replicabile in campo ma forse non nella mente di un altro giocatore. Così Novak vinceva anche l’ultimo tie-break, non commettendo neanche un errore, tranne quello di pensare che l’esultanza del pubblico alla fine fosse per lui. Novak era composto anche a partita finita, i due si abbracciavano come due pugili alla fine del quindicesimo round terminato senza un knock out, andando verso i propri angoli in attesa del verdetto dei giudici. 

Forse ricorderemo questa partita come l’unico pareggio mai verificatosi su un campo da tennis. Nessuno dovrebbe essere in disaccordo. 

Wimbledon 2019

Claudio Giuliani è un giornalista in forza al web. Gioca a tennis da un bel po' e tira il rovescio rigorosamente ad una mano, con la Yonex di Stan. Volendo, potrebbe insegnarlo.
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