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Il mondo intorno a Sinner

Sinner è un fenomeno? Probabile, è il suo fan club che è un problema.

Sinner è un fenomeno? Probabile, è il suo fan club che è un problema.

E quindi pare sia arrivato il messia. Pagine intere sulla stampa, richiami nei quotidiani mainstream, interviste adoranti, un milione di telespettatori, dati in crescita dei siti internet, social che si lanciano in paragoni e numero 1 del mondo che pare già lì, preso, solo questione di tempo. Degli slam non ci si chiede più se arriveranno ma quando e quanti, se prima la terra rossa di Parigi o l’erba verde di Wimbledon, ma già Melbourne tra un paio di mesi chissà. 

Impossibile non osservare come tutto questo – che monta da un po’, almeno da quando grazie ad una wild card, non ancora diciottenne, a Roma vinse un match contro Steve Johnson – sia arrivato dopo una vittoria, ad essere generosi, di relativa importanza. Il torneo di Sofia è un torneo che assegna 250 punti al vincitore, quarto in ordine di importanza, dietro agli Slam, ai Masters 1000, e anche ai tornei “500”, cioè quelli che assegnano al vincitore appunto 500 punti ATP. 

Esiste da appena cinque anni, in genere si gioca a febbraio, e nell’albo d’oro ha gente di una certa consistenza, come Dimitrov, Bautista Agut e soprattutto Medvedev, che ha vinto nel 2019, prima di arrivare in top 5, vincere un paio di Masters 1000 e arrivare in finale allo US Open. A dirla tutta tra i vincitori c’è anche Mirza Basic, che un paio d’anni fa sorprese Wawrinka in semifinale per poi battere Copil nell’ultimo atto. 

Quest’anno la testa di serie principale era Denis Shapovalov, sorpreso da Albot all’esordio, e a differenza degli altri anni, non erano presenti Top 10. Sinner, per vincere il torneo ha superato Fucsovics, numero 55 ATP, Huesler (149), de Minaur che è numero 25, il numero 35 Mannarino e, ma questo lo sapete, il numero 74 Vasek Pospisil, in un palpitante e autorevole tiebreak del terzo set. Il valore assoluto di questa vittoria è chiaramente molto modesto, ma pare che a contare sia quello relativo. 

Foto storica: il giorno che un italiano batté un doppista nella finale di un torneo ATP 250

Sinner ha poco più di 19 anni, ha messo in mostra una solidità mentale di tutto rilievo, ha i “fondamentali” (dritto e rovescio) di rara potenza, come si era visto in altre occasioni, si muove con notevole agilità nonostante sia un lungagnone. Jannik è uno di quelli, parole sue, che “non sono riuscito a prendere sonno dopo aver perso contro Medvedev perché non riuscivo a capire come aveva fatto a cambiare gioco senza che io me ne fossi accorto”. Oppure, per stare sulla stretta attualità, lui è uno che in attesa di ricevere la coppa si “addormenta” perché “stavo pensando a come ho perso il secondo set contro Pospisil”. 

Dal punto di vista del gioco non c’è altro da aggiungere a quanto si legge in giro: è un tennista solido, di quelli che amano giocare a pallate da fondo campo, dritto, rovescio e prima palla di servizio lo hanno portato dov’è ora. Se non avete tifato per Djokovic e tifate per Sinner si vede che il problema era il luogo di nascita. Più che i miglioramenti tecnici, che arriveranno puntualmente con gli allenamenti (è migliorato anche Federer con gli anni, pensate un po’), è dal punto di vista della gestione della partita il settore nel quale Sinner deve lavorare. E ne è consapevole il padre putativo Riccardo Piatti, che già da un anno ripete la litania “giudichiamo Jannik dopo che avrà fatto 60 partite nel Tour”.

Quest’anno ha giocato 25 partite e ne ha vinte 19. Forse ha fatto più di quanto si aspettasse il suo stesso coach; ha perso partite che poteva vincere (Dimitrov, Internazionali d’Italia), e ne ha vinte altre anche giocando contro pronostico. Si può perdere nelle qualificazioni di un Mille contro un giocatore bravo a farti giocare male come Caruso, e anche contro un buon operaio del tennis qual è Fucsovics, come accaduto in Australia. A quest’età, bisogna solo giocare, galleggiare in classifica per entrare nei tornei nei quali si può giocare qualche partita di fila e cercare ogni tanto il colpo grosso nei Masters 1000 o negli Slam. Ed è quello che ha fatto Sinner, aiutato dalla narrazione che lo vorrebbe come una delle prossime star del tennis, un fattore che fa arrivare più wildcard di quante se ne chiedano. 

Nargiso e Pistolesi erano in top 100 quando erano teenager, Pistolesi vinse il torneo di Bari in finale contro Cancellotti a 19 anni, la loro carriera però non ha mai raggiunto i livelli di Sinner, che nel ranking ha già fatto meglio di loro. Il tennista sottratto allo sci è un ragazzino che si racconta in maniera molto semplice, timida, è uno che riesce a parlare solo di tennis con il coach Piatti, che non è neanche sicuro se porterà con sé la playstation in Australia, magari potrebbe distrarlo, chissà. Sembrerebbe avere insomma la caratteristica dei grandi campioni, almeno per come li abbiamo imparati a conoscere dall’epoca dei Fab 3, e cioè una sorta di monomania non proprio da augurare ai propri figlioli se l’unica cosa che attira la loro svogliata attenzione è una racchetta e una pallina. 

L’epoca tennistica di Sinner è quella della crescita di ragazzini nell’era dei social network e della fugacità in ogni campo: difficile mantenere la concentrazione su un obiettivo. Questa cosa viene vista dai tifosi come una sorta di mancanza di rispetto verso il talento. Si parla in termini poco lusinghieri di gente che a tennis gioca molto meglio di Sinner perché vivono una vita oltra la tennis: girano troppi video come Tsitsipas; è troppo agitato come Rublev; scialbo come Medvedev; o Kyrgios che, vabbé, continuate a piacere. Tifosi e – dio ve ne scampi – addetti ai lavori ripetono che “il talento calato per intercessione divina va onorato con il sacro sudore ogni giorno che dio manda in terra”, tanto che sembra di vederla incisa sui teloni dei campi di allenamento dei campioni questa scritta, altro che Kipling a Wimbledon. 

Si prenda ad esempio un giocatore come Tomic: a 19 anni chiuse l’anno al numero 41, come Sinner in pratica, ha fatto soldi, l’Australia lo ha celebrato, poi ha capito che per salire ulteriormente serviva un percorso quaresimale incompatibile con il divertimento proprio della maggior parte dei ragazzi della sua età: allora ha cominciato con i party, le Ferrari, la droga, fino a finire su un social network porno per aiutare la sua nuova fidanzata. Sicuri che ha torto?

E chissà se è casuale o no che nell’esatto momento che il dritto di Pospisil finiva lungo, regalando il primo torneo a Sinner, Paire – uno che gioca a tennis come in paradiso ma che non vincerà mai nulla – ha twittato la sua foto con una birra gigante ricordando quanto sia più importante del tennis stare con i propri amici, chiacchierare con la propria famiglia. 

Ad ogni modo Sinner non sembra uno di questi, ha in mente di dedicarsi al dio tennis in ogni singola parte, mettendo dietro questa scelta anche la gioventù. Gente come Federer, Djokovic e Nadal hanno già dimostrato che solamente questo è il percorso per arrivare in cima. Altrimenti si può vivere il tennis in altra maniera e viverne dignitosamente. Ma non ci pare il caso di Sinner. Lui farà quel che crede perché sarà lui a decidere della sua vita, almeno così speriamo disinteressati da queste parti.

2019, una pandemia fa.

Intanto il giornalismo di settore e non gongola sulla reinassance tennistica tricolore. Novelli D’Annunzio vergano senza limite alcuno, finalmente si trova spazio in prima pagina nei cartacei, e se solo non ci fosse un DPCM vincolante si sorvolerebbe lo Stivale volantinando sui mezzi della Folgore. “Fenomeno”, la parola più nominata in questi giorni dagli “addetti ai lavori”, ha scalato il ranking delle parole abusate al punto che “congiunti” e “ristoro” sono in difficoltà; e non manca poi il classico “DONNE & MOTORI” sezione tennis, con il primo giornale nazionale (sic) che intervista Sinner e gli chiede se ha la fila di donne ora che è vincente, intimandogli di non “scappare con una sventola”, almeno questa volta il pezzo è firmato da una donna, posto che non sia più deprimente.

Esagerati? Chissà, intanto Berrettini è un top 10 che non trova più titoli sui giornali, Fognini oramai ci finisce quando Flavia Pennetta è incinta, Sonego se non batte Djokovic neanche merita un trafiletto. Molto più interessante scrivere di Sinner e forse di Musetti, che ha un tennis più entusiasmante di Sinner e che lascia andare le emozioni in campo, una cosa che piace tantissimo ai tifosi. 

Musetti quest’anno ha ottenuto cinque vittorie nel Tour, tutte in Italia fra Roma (sui cadaveri di Wawrinka e Nishikori) e in Sardegna, in quel torneo ATP 250 una tantum ottenuto dal presidente Binaghi, uno che quando vuole una cosa la ottiene, altrimenti sono guai. Per il resto, di Musetti, solo tornei Challenger, fortuna sua (e di tanti altri), che oramai l’Italia è la patria dei tornei gavetta, quelli nei quali si costruisce il ranking e si guadagna poco. Ecco allora che, se si giocano in Italia, i conti tornano in ambo i reparti. Ed è così quest’anno più che nel passato gli azzurri sono riusciti a fare tanti punti proprio in Italia, specie considerata anche la pandemia. Lo stesso Sinner, un anno fa vinceva il Challenger di Ortisei, dove quest’anno non può giocare poiché top 50 (gli organizzatori avrebbero dovuto alzare il montepremi solamente per farlo giocare). 

Se è beato l’orbo nella terra dei ciechi figuriamoci chi pare avere una discreta vista. Così Sinner si è trovato all’interno di un panorama tennistico che definire desolante è fare un favore a chi in questi anni si è succeduto – si fa per dire, da 20 anni c’è lo stesso gruppo dirigente – alla guida di un movimento che ha vinto uno slam in 52 anni di professionismo, una Coppa Davis che grida ancora vendetta al cielo, se solo avete un po’ di pudore, un Masters 1000 sostanzialmente farlocco e tante, tantissime eliminazioni prima di una qualsiasi seconda settimana di torneo. 

Il povero Jannik adesso dovrebbe coprire tutto questo, far delirare maestri di club che cercano di ingraziarsi il potentissimo Binaghi, distrarre risorse dal recovery plan per nuove bonifiche a base di terra rossa, far cadere spiccioli nella tasca di un qualche scalcagnato dirigente di periferia a servizio permanente sui social per cantare le grandi gesta della FIT che manco l’istituto Luce – e con la stessa ripugnante ideologia – convincere gli sponsor che i siti specializzati  possono essere fonte di guadagno, far partire una macchina che è dallo sfasciacarrozze da sempre. Da lì, prima che dai risultati, arriva la cagnara che state osservando su stampa e televisione, non certo da una qualche considerazione tecnica. Del resto a chi importa che in questi giorni a Londra si sta giocando un torneo di discreto livello, visto che non c’è Sinner?

Jannik Sinner


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