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GOAT o non GOAT #5: Vent'anni dopo

  1. GOAT o non GOAT? Non c’è problema
  2. GOAT o non GOAT? La reductio a Borg
  3. GOAT o non GOAT? I migliori anni della loro vita
  4. GOAT o NON GOAT? La scomparsa

È passato tanto tempo dalla quarta parte, che si era chiusa con l’esclusione di Agassi dal novero dei pretendenti e con la promessa del ritorno ai nomi. Presi un po’ di sorpresa da un’annata particolare è il caso di tornare a quanto stabilito nella prima parte: è inaffrontabile, in questa sede almeno, il discorso se Wimbledon 2017 valga più o meno di Wimbledon 2007 o se il Roland Garros 2017 valga più o meno del Roland Garros 2007. Il che significa che per Roger Federer e Rafael Nadal il 2017 entra inevitabilmente nel gruppo dei loro migliori anni. Non è l’annata migliore di sempre per nessuno dei due ma, come vedremo, si situa sicuramente in quella del miglior quinquennio.

Rispetto al “piano dell’opera” siamo un po’ in ritardo, visto che la quinta parte era destinata a confrontare i nostri risultati con quelli ottenuti utilizzando altri metodi. Ma spaccare in due e isolare i contemporanei (Djokovic oltre a Federer e Nadal) ci ha permesso da una parte di testare il procedimento al freddo di eventi ormai passati e dall’altra di evitare un aggiustamento in corso d’opera. Chi scrive è convinto che un’annata come il 2017 sia irripetibile e quindi è disposto ad azzardare l’ipotesi che il 2018 non cambierà nulla: questi risultati sono definitivi per i tre, Djokovic compreso.

È però il momento di mantenere le promesse: chi si nasconde dietro le sigle dell’ultima puntata?
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Ricordate? E, D, C, A, F. C’era anche B, che era Agassi e che abbiamo abbandonato.
E è ovviamente il 1984 di John McEnroe; D è il 1986 di Ivan Lend; C il 1974 di Jimmy Connors; A il 1978 di Bjorn Borg; F il 1994 di Pete Sampras.

Se dovessimo discutere quindi di qualcosa del tipo “chi è stato il più forte dell’era Open, prima di Federer, Nadal e Djokovic che sulla distanza dell’anno solare è stato il più forte?” eccovi la risposta. Sampras è stato forte, ma non su questa distanza. Ha senso un risultato del genere? Se ci affidiamo alla memoria ricordiamo Sampras che a volte sembrava imbattibile ma effettivamente a volte perdeva anche con giocatori che in teoria avrebbe dovuto superare facilmente. E la sua idiosincrasia per la terra, anche se riuscì a vincere Roma, finisce col penalizzarlo perché la stagione sul rosso non è certo breve. Discorso tutto sommato analogo per Bjorn Borg, che soffriva un po’ la stagione a ridosso dello US Open. E che Lendl invece fosse di una costanza ad altissimi livelli non può certo stupire. Insomma, tutto sommato il dato non è sorprendente. E il triennio?

Forse è meglio recuperare la tabella.
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Avevamo detto che il triennio migliore era A, quindi C, B, F, E e D. Di D sappiamo: è il triennio di Agassi. Ma gli altri? Il giocatore che in tre anni vinse 6 slam, fece due finali – fra l’altro giocandone solo nove! – era naturalmente l’Orso, Björn Borg. Dietro di lui ancora Ivan Lendl, che comincia a candidarsi al ruolo di “GOAT dei secondi”. Per quelli che ricordano un Mac incostante, c’è una sorpresa: SuperBrat è terzo, anche se rimane quello che ha vinto più titoli complessivi, persino di Borg. Sorprendentemente troviamo Sampras ancora in coda (E), di nuovo dietro a Connors.

Passiamo alla distanza dei 5 anni, l’unica in cui Borg può essere ancora competitivo. Rivediamo la tabella:
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La “stagione” migliore è ancora quella di Bjorn Borg. Lo svedese (C) è seguito da – indovinate un po’ – Ivan Lendl (E), poi Connors (D), Sampras stavolta è quarto (A) lasciando l’ultimo posto a Mac (B). Insomma, Borg non ha avuto la migliore annata ma appena il range si è allargato si è visto come lo svedese abbia dominato il tennis.

Ritroviamo Borg anche nel “novennio” (è la famigerata “reductio”) e ci aspetteremmo di trovarlo meno “competitivo”.
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E invece la sorpresa. La carriera di Borg non è certo stata lunghissima ma sostanzialmente ha vinto dall’inizio alla fine. La F della tabella riguarda proprio lui, seguito ancora una volta da Lendl (A), da Sampras (C) – che via via che il range si allarga avanza in classifica – quindi Connors (D) e infine McEnroe.

Insomma, bravo Lendl, splendida annata di MacEnroe ma se le andiamo sul lungo periodo i dubbi sono pochi: Borg è il più forte di tutti. Di tutti tutti?

I contemporanei

Ed eccoci qui, con i nostri Djokovic, Nadal e Federer. Inutile tergiversare oltre, vediamo di trasformare anche loro in numeri. Considereremo la loro carriera conclusa nel 2017, come detto in apertura non crediamo che succederà nulla nel 2018, però è giusto dire che non credevamo sarebbe successo nulla nel 2017.

Novak Djokovic

Scordarvi pure il 2017, tanto Novak Djokovic è un giocatore che ha avuto dei risultati sensazionali per . Ecco la sua carriera col format che abbiamo imparato a conoscere. La carriera di Djokovic è cominciata nel 2003 ma il serbo ha cominciato a fare sul serio nel 2007, anche se il primo torneo l’ha vinto nel 2006.
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Naturalmente la carriera di Djokovic è straordinaria ed è difficile stabilire l’anno migliore, che comunque è o il 2011 o il 2015. In entrambi gli anni Djokovic perde appena sei partite, ma nel 2015 ne vince ben 12 in più. Vince anche più titoli e più volte contro i top 5, completa tre quarti di slam e nel quarto fa finale, anche qui un filo meglio che nel 2011. Anche i titoli “collaterali” sono migliori. Il fatto che si stia parlando di fatti abbastanza recenti mette in mostra una variabile che non è possibile considerare con i soli numeri. In molti riterranno il Djokovic del 2011 più forte di quello del 2015 ma i numeri non dicono questo. Vale la pena ricordare che anche questo lavoro è una sorta di “approssimazione alla realtà”, come avevamo d’altra parte avvertito in premessa.

Il triennio magico di Djokovic è completato dal 2012. La scelta tra questo e il 2013 è abbastanza complicata perché il serbo ha gli identici risultati negli Slam (inverte la semi di Wimbledon con quella del Roland Garros); nel 2012 vince più partite, anche con i top 5, rispetto al 2013, arriva più volte in finale, anche se vince un torneo in meno. In teoria anche il 2016 non è certo stato un anno qualsiasi, però a differenza degli altri due c’è il brutto risultato di Wimbledon e la mancata vittoria del Master, che pesano notevolmente. Le due annate che abbiamo tenuto fuori dal triennio (2013 e 2016) tornano buoni per completare un quinquennio stratosferico. Dei dieci anni quello da eliminare è senz’altro il 2010 e quindi, riepilogando:

Miglior anno: 2015
Miglior triennio: 2011, 2012, 2015
Miglior quinquennio: 2011, 2012, 2013, 2015, 2016
Miglior novennio: 2007, 2008, 2009, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016

Rafael Nadal

Ed eccoci praticamente all’altro ieri. Rafa sembrava aver praticamente chiuso la sua carriera di vincitore slam con il “miracoloso” Roland Garros del 2014 e poi invece è arrivato quest’anno. Lo spagnolo ha cominciato a giocare nell’ormai lontanissimo 2001 anche se le sue prime partite a livello ATP sono del 2002, a Maiorca (e dove sennò?). Nel 2003 Nadal gioca 25 partite ma è nel 2005 che comincia a vincere i tornei che contano. E da lì parte la nostra tabella.
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Naturalmente l’anno migliore di Rafa è da trovare tra il 2008, il 2010 e il 2013. Il 2010 sembra farsi preferire, perché Nadal ha vinto tre slam, è arrivato in finale al Master e ha giocato anche il quarto slam, fermandosi ai quarti di finale. Il 2008 può mettere sul piatto la vittoria alle Olimpiadi e una costanza superiore, sia come tornei vinti che come rendimento. Nel 2013 lo spagnolo perse pochissime partite, ma giocò meno che nel 2008 pur vincendo un numero più alto di tornei, anche pesanti. È davvero una scelta difficile, ma il 2010 ci sembra leggermente superiore. Di buono c’è che sul triennio siamo a posto, visto che appunto questi tre anni sono nettamente migliori di tutti gli altri. I due da aggiungere per il quinquennio sono il 2007 e il 2017, l’unico altro anno in cui Rafa ha vinto più di uno Slam. La cosa incredibile è il novennio. Saltato il 2015 e il 2016 togliere altri anni significa levare annate in cui lo spagnolo ha vinto degli slam. Ricapitolando:

Miglior annata: 2010
Miglior triennio: 2008, 2010, 2013
Miglior quinquennio: 2007, 2008, 2010, 2013, 2017
Miglior novennio: 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2017

Roger Federer

Mai come in questo last but tutto tranne che least è il momento di andare a verificare i numeri del re. Che, ma questo è ormai un luogo comune (il che non significa che non sia vero o che non faccia impressione), ha una sfilza di record tali che molti lo incoronerebbero per acclamazione. Per verificare se è il caso di unirsi a tale coro plaudente ancoriamoci ai nostri freddi numeri. Ecco il quadro riassuntivo di una carriera pazzesca, che non può che partire dal 2003, anno del primo slam. Cosa che significa lasciare indietro una stagione nella quale era arrivato in semifinale al Masters di fine anno.
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Per quanto il 2017 sia stato un anno pazzesco per Roger Federer lo svizzero ha avuto almeno tre annate migliori di questa. Il famoso “quadriennio magico” quello del 2004-07 continua a farsi preferire sotto diversi profili: dagli Slam vinti, al numero di tornei, fino alla vittoria alle Finals. Il 2017 è andato forse meglio del 2007 dal punto di vista degli scontri contro i top 5 ma – evitando ogni considerazione sull’annata un po’ particolare che abbiamo appena vissuto – in ogni caso il resto è un po’ peggio.

Il problema non è quindi il quinquennio, formato dal quadriennio magico e da questo incredibile 2017, ma scegliere tra quelli la migliore annata e il miglior triennio. In ossequio a tutta l’analisi del GOAT Slamcentrica scegliamo 2006 e 2007, entrambi con tre Slam all’attivo, più finale nel quarto e vittoria nel Masters di fine anno. Nel 2006 Federer però vince più tornei, anche di quelli pesanti, e ha un miglior rapporto vittorie sconfitte e quindi sarà quello l’anno che compareremo ai migliori degli altri pretendenti.

I due anni si accompagnano al 2005 – 2 vittorie e 2 finali Slam, sconfitta in finale Masters – mentre per il quinquennio basta aggiungere il 2004 e, appunto, il 2017.
E gli altri 4? Il 2009 è poco sotto agli altri, poche discussioni pure sul 2012, con uno Slam, 3 “1000”, la finale del Masters e oltre 70 partite vinte. Nel 2010 partì fortissimo con la vittoria a Melbourne, rallentò a metà stagione (è l’anno in cui si interruppe la striscia di 23 semifinali consecutive negli Slam) e poi chiuse in crescendo: in totale 65 vittorie, ben 10 di queste contro i top 5. Insomma, meglio del 2003, anno della prima vittoria a Wimbledon, ma anche delle sconfitte agli ottavi a Melbourne e New York nonché al primo turno di Parigi.

Migliore anno: 2006
Miglior triennio: 2005, 2006, 2007
Miglior quinquennio: 2004, 2005, 2006, 2007, 2017
Miglior novennio: 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2012, 2017

Adesso abbiamo il quadro completo dell’era Open, si tratta di unire i puntini. Noi lo faremo la settimana prossima, nel frattempo potete pensarci voi.

Goat


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